Vi confido che la fine della gran parte delle mie solipsitiche (leggi: nascoste) visioni cinematografiche coincide molto spesso con la lettura del relativo commento morandiniano: per farmi la bocca buona, diciamo. Sempre che sia possibile, visto che la mia copia del suo dizionario è un tantino obsoleta, e comincia ad avere ingiallimenti sugli angoli della carta. Come si conviene, ha un numero molto elevato di chiose, di croci, di cerchiature, di scarabocchi. Relativamente a ciò, Morandini, credo di averlo mandato superbamente a quel paese diverse volte: manco del buon gusto e della gran cultura che contraddistingue il suo pensiero, e dunque a me tanti brutti film piacciono. Abbiate pietà di me! In compenso, apprezzo sinceramente il fatto che di "Jackie Brown" abbia scritto bene, anzi l’abbia considerato cinematograficamente più degno dei due cult tarantiniani per eccellenza: anche per un critico, ho notato, è cosa niente affatto scontata. E per citare proprio il commento a quel film, anche di Morandini, oggi, si può dire che "a modo suo, è già un classico". Vorrei, un domani, avere un briciolo delle sue conoscenze, il suo dono della sintesi soprattutto, e il suo spirito critico, e la sua verve. Non scriverò un dizionario, certo, ma almeno per soddisfazione personale.
Nel frattempo, questo mio inutile ricordo lo voglio coronare con alcuni dei commenti critici a sua firma che adoro: fra quelli letti per ora, i più cattivi, i più accaniti: ossia, un po' tutti quelli sui film di George Pan Cosmatos, regista che io trashamente parlando adoro (non potete capire, è una droga: tenetelo a mente). Non sono certo i commenti più profondi ed acculturati, ma sono francamente fra i più divertenti. Ecco che cosa aveva pensato Morandini di: Rambo 2, Cobra, Shadow Program.
Rambo 2 - La vendetta • Sceneggiato da S. Stallone con James Cameron, autore di una 1ª sceneggiatura che fu assai rimaneggiata. Mentre è ai lavori forzati, John Rambo ottiene la libertà anticipata a condizione che torni in Vietnam per liberare i prigionieri americani ancora chiusi nei campi. Seguito fumettistico in cui, scomparsa ogni ambiguità, si mette l'accento su una forma di patriottismo fanatico, facendone un veicolo di propaganda per la politica del presidente Reagan che ne approfittò subito (La prossima volta manderò Rambo). Il suo vero contenuto è la rilucente massa muscolare di Stallone.
Cobra • Dal romanzo Fair Game di Paula Gosling. Marion Cobretti, in arte Cobra, fa parte della “zombie squad” (squadra gasati) di Los Angeles che dà la caccia a maniaci sanguinari, assassini psicopatici e a una setta di fanatici sciroccati che vogliono rigenerare l’Occidente corrotto. Parla poco, ma sentenziosamente (”Tu sei la malattia, io sono la cura” oppure “Qui la legge si ferma e comincio io”) e ne ammazza cento. Narrativamente: un caso di cretinismo premeditato. Ideologicamente: al livello più basso della pornografia violenta. Stilisticamente: in linea con l’estetica convulsa del videoclip. Scritto da S. Stallone. Dallo stesso romanzo fu poi tratto nel 1995 Facile preda.
Programma segreto • Mentre il presidente degli USA sta per varare un programma che prevede un ingente taglio alle spese militari, muoiono assassinati i componenti di un Centro governativo di ricerche sociali. Bobby Bishop (C. Sheen), uno del Centro, sospetta un complotto, guidato da una talpa di estrema destra, annidata nella Casa Bianca. Ha due alleati: una sua vecchia fiamma (L. Hamilton) e il suo paterno superiore (D. Sutherland), ma sono affidabili? Inetto, insulso, inverosimile thriller politico, scritto male e girato peggio. Sheen passa da uno stunt all'altro con una faccia espressiva quanto il dorso di una pala. Tra i comprimari si fa notare, come politico sudista, lo scrittore G. Vidal.