Che poi non ho più voglia di raccontare, magari questo è l’ultimo stadio. Il decorso della malattia: esordisce con l’abbandono, termina col silenzio. Vedo questa pubblicità di un’università che si chiama Niccolò Cusano, chissenefrega, ma cosa diceva Niccolò Cusano? E’ passato così tanto tempo. Diceva, credo, che Dio è uno specchio, che ci si vede riflessi in Dio. Mi pare di avertene parlato una volta. E questo è il punto, mia cara: non solo tu sei nella mia memoria, così tanto della mia memoria è in te, cosicché poi mi sento come qualcuno che ha perso i risparmi nella crisi del ‘29.
Ho tantissimo sonno, nessun interesse per le cose della veglia. Dicevo, niente di quello che abbia mai fatto, seppure è stato sgradevole, sbagliato, avrebbe mai meritato questa punizione iperbolica. E, a pensarci, solo così potrebbe funzionare l’inferno: gli innocenti rimangono non consumati dalle fiamme, ignifughi nella loro superiorità morale rispetto all’universo; i malvagi possono persino dire - me lo merito - e se l’universo distribuisce giustizia non può essere poi così terribile. Ma se precipitano al centro della terra i ladruncoli, i minuscoli truffatori, i fedifraghi per dimenticanza, disattenzione, chi non ha capito... ti dicevo, come Kafka: c’è molta speranza, ma nessuna per noi. Ma cos’era, dal principio, questo noi, cos’era questo scavo di statue greche decapitate.














