Sicché la donna mi disse,laconicamente:
"S'ebbero ad avere di più di quanto avessero potuto inizialmente sperare,ma nel momento in cui bisognava osare di più,non vollero."
-"Vinse la paura?"- soggiunsi.
-"Vinsero gli dei"- ribatté lei.
-"Gli dei?!?"- in che senso?"
-"Gli dei danno agli uomini,i mezzi per realizzare imprese straordinarie,che sembrano apparentemente fuori dalla loro portata,ma non è così."
-"E...cosa succede,dunque? Cosa si frappone tra la realizzazione di tali imprese,e il loro fallimento?"
"Gli dei nel momento di dare agli uomini la capacità di realizzare cose grandiose,danno loro anche l'altro risvolto,della medaglia: i dubbi,le incertezze,le difficoltà,la possibilità del fallimento. Ma essi presi dall'entusiasmo non se ne curano. E così cominciano un percorso che li conduce in punti così alti della loro vita,che mai avrebbero pensato di raggiungere,ma ad un certo punto avviene qualcosa,qualcosa che li distoglie dal loro cammino,dalla loro impresa. Ed è la paura di vincere:"Nikefóbia". Gli uomini si chiedono cosa avverrà una volta raggiunto la vittoria,una volta raggiunto l'obbiettivo. Hanno paura di non saperne gestire le conseguenze. Ed è questa la fonte dei loro fallimenti. Questo atteggiamento,si chiama Nikefóbia. Dal nome della dea greca Nike,che condusse il carro alato di Zeus,nella guerra contro i titani."
-"Quindi più del fallimento,spaventa la vittoria?"-dissi.
-" Esatto ragazzo! Tutti hanno paura di perdere,ma se perdi,hai la possibilità di addurre varie scuse,o problematiche che ti hanno reso impossibile la vittoria. Ma se quando vinci,poi la vittoria non è come l'avevi immaginata??? Che succede??? Se non la si sa gestire????Si troveranno di fronte ad un fallimento ben più grande di una sconfitta. Te ne rendi conto?Ed è per questo,che quei giovani,di cui mi hai chiesto,che molto più in là di quello che avevano mai sperato di raggiungere,avevano raggiunto,ad un certo punto avevano rinunciato. Come si sarebbero giustificati del loro fallimento,per altro dopo aver raggiunto una vittoria che tutti pensavano impossibile?"
-"Già..."
-"...cosa sarebbe successo invece,se avessero deciso di rischiare? Di sopportare e affrontare il peso della vittoria?"
-" Con ogni probabilità gli dei gli avrebbero benedetti,poiché essi non auspicano il fallimento agli uomini,ma anzi ne auspicano la vittoria. Auspicano la crescita spirituale e morale del genere umano attraverso le difficoltà."
-"...ma questa,ragazzo,è un'altra storia...la loro s'è fermata a metà,come tante altre del resto..."
-"...per essere felici,bisogna avere coraggio,anche e soprattutto quello di vincere..."
...così infine concluse,tornando come una Penelope dei nostri giorni,ad intessere nuova trama al suo telaio.
Forse quei ragazzi un giorno sarebbero tornati per le vie di Zakynthos,e la vecchia tessitrice in lontananza,tra le nuvole porpora di un tramonto di fine estate,avrebbe scorto gli dei,questa volta sorridenti.
(Cronache da Zakynthos)
(Shakur)












