ALDILÀ, EX-CINEMA. Da questa fine, il cinema ricomincia nell'opera di Arnold dopo Deanimated; giunge da una serie di animazioni riciclate che chiama "cartoon works". La dialettica di Arnold sull'animazione e la cancellazione si sposta da corpi vivi a corpi disegnati, realizzando un modo di corporeità sempre al lavoro nel suo cinema: la distinzione franante tra corpi organici e meccanici, esseri viventi e marionette d'ombra. Arnold mette in mostra l'animazione dopo l'animazione, dopo la deanimazione totale in piena vista nella sua serie tratta da iconici cartoni animali: Shadow Cuts (2010), Soft Palate (2010), Self Control (2011) e Haunted House (2011). In questi film, la rimozione della fotografia, lo spazio dell'esergo che egli apre tra originale e copia è mediato da un'altra figura ibrida, l'animale animato, un essere né naturale né soprannaturale, ma sospeso tra i due. Perfino questi animali, mostri nella loro incarnazione originale, sono soggetti alle esacerbazioni del movimento frequenti nel lavoro di Arnold, così come alle escissioni del movimento che Lyotard descrive nel suo "Acinema". Attingendo da animali dei cartoni animati, disegnando e incrociando queste figure mostruose, Arnold crea una nuova generazione di animazione che non traccia più il movimento da fermo all'immagine in movimento, ma piuttosto uno che crea movimento su movimento in un vuoto, un movimento che non trasuda più vitalità ma invece un'immobilità profonda. È l'ultimo paradosso che emerge sulla scia del cinema, di Arnold e di tutti gli altri cinema, un'animazione morbosa che incornicia la fine del cinema con i suoi inizi e si apre su una perpetua vita ultraterrena che si potrebbe chiamare ex-cinema. Da e non più cinema, tutto si muove nel fuori. E alla fine del cinema, inizia il fuori.