Preferisco essere odiato per ciò che sono, piuttosto che essere amato per ciò che non sono.
Kurt Donald Cobain (Aberdeen, 20 febbraio 1967 – Seattle, 5 aprile 1994)

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Preferisco essere odiato per ciò che sono, piuttosto che essere amato per ciò che non sono.
Kurt Donald Cobain (Aberdeen, 20 febbraio 1967 – Seattle, 5 aprile 1994)
ma tu per me cos'eri? un gioco? un passatempo? tu per me cos'eri? una persona importante? una di quelle che è ovunque con te? tu per me cos'eri? un dolore? una malattia? tu, realmente, per me cos'eri?
Oggi #21Maggio nel #1982 i #Queen pubblicavano #HotSpace, il loro #album più #controverso, #discusso, #odiato e infine #rivalutato. Qui trovate la mia #recensione del #disco: http://queen4everblog.blogspot.it/2013/09/capitolo-20-hot-space.html Vi ricordo che sul Blog potete trovare un articolo attraverso la funzione "cerca". Basta mettere le parole chiave, ad esempio "hot space"
Io ho paura di essere odiato dagli altri.
Neon Genesis Evangelion
Ombra di Shinji: Il se stesso che è soggetto osservante e il se stesso che è oggetto osservato. Ogni oggetto di osservazione ha però natura molteplice, ed esistono quindi molteplici Shinji Ikari. Lo Shinji Ikari che è dentro il tuo animo, Lo Shinji Ikari che è nell'animo di Misato Katsuragi, lo Shinji Ikari dentro Asuka Soryu, lo Shinji Ikari dentro Rei Ayanami, lo Shinji Ikari dentro Gendō Ikari. Ognuno di essi è un diverso Shinji Ikari, ma sono tutti il vero Shinji Ikari. Tu hai paura degli Shinji Ikari contenuti negli altri individui.
Shinji: Io ho paura di essere odiato dagli altri.
Ombra di Shinji: Tu hai paura di venire ferito e di soffrire.
Neon Genesis Evangelion
Sto diventando pian piano tutto ciò che ho sempre odiato
Elogio dell’amato e odiato calcio
Guardando le interviste dei nostri azzurri, coloro che io per primo ho tante volte bistrattato in favore di quelli che ho sempre considerato i colori veri e cioè quelli del club di appartenenza, ho pensato a quanto intenso, magnifico e terribile possa essere il calcio. Le lacrime di Barzagli, di Buffon e di chissà quanti altri prima e dopo di loro, lo sgomento di Messi dall’altra parte del mondo, affranto per non aver segnato un rigore importante per la sua nazionale, i dolori e le esaltazioni dovute e legate a questo rincorrere, calciare, passare e parare un pallone mi hanno scombinato i pensieri. Il calcio è forza, è tecnica sopraffina, è fantasia, è praticità, è tattica pura e semplice, è cattiveria ma è anche umanità. Pochi sport sanno essere tutto ed il suo contrario, pochi sanno ammaliare, ferire, trascinare dal paradiso all’inferno e viceversa in un amen. Criticato oppure osannato, esaltato oppure bistrattato, il calcio era e resta uno spettacolo unico, nonché un forte veicolo di interesse per uscire da situazioni sociali complicate. Il calcio sono i muscoli di Cristiano Ronaldo ma anche le sue accelerazioni. È la faccia di un capitano in lacrime ma anche le sue imprese sul campo. Il calcio sono i piccoli islandesi che mettono alla corda i ricchi inglesi e li cacciano dal torneo andando poi a festeggiare coi loro tifosi. Sì, il calcio è fatto anche di teppisti ubriachi che deturpano città e cercano violenza con ogni pretesto ma anche di supporter come gli irlandesi, che aiutano un vecchietto a sostituire una gomma forata e intonano una ninna nanna per un poppante in metropolitana.
Per questo, io continuo ad amarti, odiato calcio. Mi piaci nella misura in cui a volte mi fai incazzare, adoro le tue favole come critico le tue ipocrisie, detesto la tua ingordigia ma apprezzo quel che sai regalare in termini di emozioni. Sei come una donna che si ama nonostante i suoi difetti.