E’ cominciata la cadenza del soffrire. Ogni sera all’imbrunire, stretta al cuore, fino a notte.
Cesare Pavese

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E’ cominciata la cadenza del soffrire. Ogni sera all’imbrunire, stretta al cuore, fino a notte.
Cesare Pavese
Gazzelle - Nero
Tu dovresti essere qui oppure dovresti mancarmi di meno. Scegli.
Passo le sere a dannarmi, a pensare, a riflettere, a fumare e a lacerarmi, senza raggiungere uno scopo. Davvero la vita mi ha riservato questo?
Me.
Io: Vado a letto presto così domani arrivo, e quindi me ne vado, prima
Cervello: NO! pensiamo a quella cosa stupida
Cervello: rigiriamoci un po' nel letto
Cervello: e ora a quella figuraccia che hai fatto 7 anni fa
Cervello: ora a quella tipa carina
Cervello: giriamoci ancora
Cervello: domani che devi fare?
Cervello: è pioggia quella che sento?
Cervello: immaginiamoci qualche situazione assurda ed impossibile
Cervello: giriamoci a sinistra
Cervello: ma non hai fame?
Cervello: mmmmh tette
Cara Elena, Come stai? Come sto? Come stiamo? Siamo distanti cento diciotto abbracci, uno al giorno, tanto da riuscire a comprendere che nessuna distanza potrà mai essere in grado di proiettarmi verso l'oblio dei tuoi occhi verdi, che mi ricordano quanto meraviglioso era, restare inchiodata a fissarti su quel prato verde a Parigi, mentre scrutavi cieli azzurri come il mare d'inverno che occultavi nelle tue gesta e tra le emozioni che vivevi nei tuoi piccoli posti nel mondo,tra le pagine di un libro. Che profumo ha la tua giacca bianca, adesso? Se la tiri fuori dal tuo guardaroba, riesci a scorgere i segni del mio ultimo abbraccio? Riesci ancora a captare le mie mani sul tuo maglione rosa? Se chiudi gli occhi, puoi stringermi le mani? Sai Elena, mi manchi. Mi mancano le tue primavere al mare coi cieli che sanguinavano l'odore di una primavera che prima o poi avrebbe lasciato il segno. Mi mancano i tuoi mille soli al tramonto. Mi mancano i cieli di casa tua. Mi manca far parte dei tuoi luoghi. Volevo essere uno dei tuoi tanti luoghi. Chissà se ti passa per la testa l'odore del nostro primo e ultimo pomeriggio di Aprile trascorso nella tua auto, coi finestrini abbassati, cantando ‘sweet disposition’ dei “The Temper Trap”. Ti sentivo così libera. Mi sentivo così libera. Con te ho compreso il vero concetto di libertà; spesso sentirsi liberi è possedere audacia, e in quel preciso istante, assieme ai tuoi occhi e alla melodia della tua voce roca, era come scalare montagne russe e perdere la cognizione di ogni cosa che mi stesse circondando in quel preciso istante. Era come scordarsi il mondo in un istante. Ma dove son finiti quegli occhi che spero costantemente di intravedere nel cuore della notte, mentre soffoco la tua assenza in un paio di lenzuola, condannando il fatto che faccia così schifo aver smesso di avvertire i tuoi capelli scivolarmi addosso? Sai Elena, mi fai dannare. Sai Elena, sei ovunque. O magari ti rifugi nelle parole che non pronunci, magari ti perdi tra le righe dei tuoi pensieri più assurdi e poi sei in grado di ritrovarti tra i tuoi libri, quando sei sola e il mondo per te non conta. Un giorno ci rincontreremo, e probabilmente il mio ricordo non ti farà più alcun effetto. E paradossalmente tenderai a spostare il tuo sguardo altrove; io troverò un modo per accostarmi al tuo odore, e sussurrarti che malgrado la tua assenza, ogni sera, prima di andare a dormire, confidavo al soffitto quanto fosse bello immaginarti ancora qua.
Serena @dolcementefragile
E poi mi misi a correre, lasciando che pezzi di me cadessero strada facendo. Cambiando pelle a quella ragazza che ogni sera aveva paura che sua madre sarebbe tornata a casa di cattivo umore. Strappando via l'idea che se fossi stata perfetta, amare sarebbe stato più facile. Calpestando i dubbi che mi facevano interrogare sul mio valore, e mi facevano sentire di non essere mai abbastanza.
Una Ragione per Vivere, Rebecca Donovan