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Me, reading the Oresteia:
Conversazione con Enzo Cosimi
In attesa della prova aperta di questo pomeriggio alle 18.30 ho incontrato il coreografo Enzo Cosimi che mi ha raccontato qualcosa di più sul nuovo progetto triennale l’Orestea, del quale vedremo il primo studio sull’Agamennone.
Mi parli del tuo nuovo progetto artistico Orestea? L’Orestea è il mio nuovo progetto triennale. Dopo aver terminato la Trilogia sulle passioni dell’anima che indagava la paura collettiva, il desiderio e il dolore, ho scelto di fare uno studio sulla prima parte della tragedia. Con l’Agamennone ho deciso di concentrarmi su tre figure in particolare: Clitennestra, Egisto e Agamennone. Come solitamente avviene nei miei lavori non creo narrazioni ma racconti astratti ispirati all’indagine a cui mi sto riferendo. In questo lavoro, in particolare, ho preso ad emblema gli studi e le pratiche legati alla scena sadomasochista iniettandoli in un paesaggio astratto e rarefatto. La figura di Clitennestra è il fuoco dell’azione performativa. Collaborano a questo progetto tre giovani artisti: Alice Raffaelli lavora con me da vari anni, Giulio Santolini era già presente in Estasi mentre con Matteo De Blasio è la prima partecipazione con la compagnia. Ho deciso di lavorare con giovanissimi anche se abitualmente le figure di Agamennone o Egisto o la stessa Clitennestra sono interpretate da attori/danzatori maturi. Volevo creare questo lavoro confrontandomi su questi temi con menti ed energie giovanili. Sono già soddisfatto del risultato nonostante il poco tempo di lavoro. Da anni cerco un rapporto dialettico con i giovani. Non mi interessa più imporre coreograficamente totalmente i miei movimenti, cerco un rapporto dialettico. Nello stesso tempo non ho dimenticato il patrimonio segnico che ho costruito negli anni, tutto resta nella memoria. Credo che se non avessi fatto in passato quel lavoro di coreografia tout court non potrei lavorare secondo le modalità creative che utilizzo oggi. La coreografia c’è, anche se sembra invisibile. Diviene una percezione palpabile. Per me oggi è importante tornare al concetto di “opera”, rivitalizzando l’estetica classica e mettendola in relazione con il paesaggio contemporaneo.
Qual è l’immaginario che sta nutrendo questo nuovo lavoro? I riferimenti sono molti. Pasolini e tanti altri. In particolare ricordo la mitica Orestea di Peter Stein presentata circa trent’anni fa a Ostia antica. Andò in scena dal tramonto all’alba interpretata da attori tedeschi straordinari come Bruno Ganz o Edith Clever. In questo lavoro ho cercato di creare una drammaturgia dove la storia della tragedia dialogasse con le vite e le esperienze dei danzatori. È un’indagine dove creo un cortocircuito tra testi poetici, saggi sul sadomasochismo, testi propri e la tragedia stessa. L’incastro tra il reale e la finzione è un aspetto che negli ultimi anni mi interessa molto. Sto contemporaneamente anche lavorando a un’altra creazione I love my sister con un trans uomo. Da una profonda riflessione sulla sua storia di vita creo una drammaturgia che si sposta poi su altre zone liberandola dall’approccio documentaristico. Questo tipo di modalità è un aspetto che avevo già esplorato anche con Thanks o Estasi, ma nello studio su Agamennone e in I love my sister il testo troverà un equilibrio con la scrittura del corpo.
A che punto della tua ricerca coreografica per Orestea si inserisce questa residenza? Abbiamo fatto due settimane di lavoro a Torino e ora una qui a Mondaino. Quando Paolo Brancalion e Fabio Biondi mi hanno proposto questa serie di residenze ho pensato subito di tornare a una mia vecchia modalità di creazione, prendendomi dei tempi lunghi per poter sperimentare senza avere un debutto già programmato. Normalmente si lavora sempre in funzione della produzione finale, qui volevo concentrarmi esclusivamente sul lavoro di ricerca e sperimentazione. I luoghi di residenza influiscono molto sul lavoro creativo. Mondaino ad esempio è per me un luogo che mi dà la possibilità di generare un riverbero all’idea, all’azione che ho in mente. È uno spazio di residenza che io amo molto e riesce a far concentrare profondamente le nostre menti sull’indagine che stiamo portando avanti. È un luogo immerso nella natura, per noi, abituati ai grandi centri, diventa un’avventura mentale meravigliosa.
La tua indagine sulla figura dell’eroe si è sviluppata nei primi anni novanta attraverso una ricerca sulla natura del gesto eroico. Oggi questa figura torna in questo nuovo lavoro sui tragici greci. In che modo si modifica la ricerca da ieri a oggi rispetto a questo concetto in riferimento anche al contemporaneo? Quando quindici anni fa mi dedicavo alla figura dell’eroe, c’era una forte tensione ideologica e la cosa che a quel tempo mi dispiacque davvero molto fu che alcuni dei miei lavori furono tacciati di ideologia fascista: se indagavi l’eroe eri fascista. Opere come Il pericolo della felicità o Vittoria sul sole creavano una partitura vera e propria sull’approfondimento del “gesto eroico”. Oggi avevo voglia di tornare su questo tema con una prospettiva diversa. Dal punto di vista del lavoro sul corpo lo slittamento è stato totale. Prima mi concentravo sul muscolo e sul nervo, quindi sul sistema nervoso e muscolare. Erano lavori in cui avevo bisogno di corpi di un certo tipo, muscolosi ma anche non troppo fit. Erano coreografie estreme anche dal punto di vista linguistico. A quel tempo i miei danzatori dovevano essere allertati sul movimento contemporaneo ma dovevano conoscere anche il linguaggio del balletto. Oggi si è tutto sfaldato, l’eroe si è rotto. Mi interessa lavorare sui cocci, sui rottami, sulle rovine. Anche la scelta di corpi più naturali, meno legati alla fisionomia di muscolarità e nervo, rientra su questa linea di ricerca. Non è un caso che Giulio e Matteo siano più attori che danzatori. Alice nasce come danzatrice ma negli ultimi anni è riuscita a lavorare magnificamente anche sulla parola. Per me è stata una ricerca molto interessante, non sento fratture tra parola e movimento, sento che tutto si sta componendo in modo semplice ed equilibrato.
*nella residenza #Orestea - Agamennone (primo studio)
Up until Children of Dune I thought that the Atreides’ name was only a homage, but no, turns out that they are the Atreides, the actual descendants of Agamemnon, and given that I read the Oresteia like one month ago this realization is making me a bit dizzy.
01/08/2018 - 15/08/2018 #Orestea - Agamennone (primo studio)
Inizia oggi e prosegue fino al 15 agosto la residenza creativa per la ricerca e la produzione del nuovo spettacolo della Compagnia Enzo Cosimi.
Cosimi, dopo aver portato a compimento la trilogia sulle passioni dell’anima, di cui fanno parte Fear Party, Estasi e Thanks for Hurting Me, inizia ad esplorare un nuovo territorio delle passioni, legate al mito dell’eroe.Orestea, una trilogia composta da tre tragedie di Eschilo, sarà il pretesto per Enzo Cosimi per indagare di nuovo il tema dell’Eroe su cui già nei primi anni ’90 aveva lavorato, realizzando alcuni dei suoi spettacoli più fortunati. Ora torna di nuovo ad approfondirlo con uno sguardo completamente diverso. Il concetto di eroe è profondamente cambiato e il tentativo è quello di mostrare la sua fisionomia in una nuova luce che guardi alla contemporaneità. Lo spettacolo vede la presenza di due interpreti già da qualche tempo assidui nel lavoro di Cosimi, Alice Raffaelli e Giulio Santolini; ad essi si aggiungerà un giovane che per la prima volta collabora con la compagnia, Matteo De Blasio.
Orestea - Agamennone (primo studio) da Orestea di Eschilo regia, coreografia, scene e costumi Enzo Cosimi interpreti Alice Raffaelli, Giulio Santolini, Matteo De Blasio foto di Daniela Zedda Progetto di residenza condiviso da Fondazione Piemonte dal Vivo – Circuito Regionale Multidisciplinare; L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino Progetto realizzato con il contributo di @residancexl – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche azione di Anticorpi XL – Network Giovane Danza D’Autore coordinata da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino
ELEKTRA was in the running in the eldest sibling tournament?? Huh isn't there a somewhat significant plot point tied to her NOT being the eldest at some point? Some other, even older sibling having existed, perhaps?
In queste lunghe e calde giornate estive sta procedendo la ricerca creativa di Teatrino Giullare intorno al progetto digitale Drone tragico. Volo sull’Orestea da Eschilo a Pasolini. Giulia Dall’Ongaro ed Enrico Deotti mi raccontano come il lavoro che stanno portando avanti sia, dal punto di vista drammaturgico, diverso rispetto a come operano quando riadattano un testo per la scena fisica. Qui, infatti, la loro attenzione non è rivolta all'integrità del testo con i suoi significati e alle visioni che ne conseguono ma piuttosto a dei frammenti che sono quei nuclei drammaturgici che “sembrano interessanti sia per il tema che per la poeticità del testo”. Questi vengono poi associati a delle azioni che non sono esclusivamente descrittive ma evocative. Il tema principale è il viaggio di Oreste in quanto, come evidenziano gli artisti, “Orestea contiene questo significato, è un viaggio, una peripezia, un viaggio di ritorno a casa e di casa in casa (quello che Oreste compie durante il suo esilio e anche successivamente verso il tempio di Atena). Tutto ciò che ruota attorno alla casa, ai legami familiari diventa per noi motivo di esplorazione così come tutti i frammenti di testo che riguardano la guerra e il destino dell'uomo; abbiamo collegato questi nodi drammaturgici di morte-famiglia-casa”. I temi che stanno attraversando questa ricerca si stanno espandendo dal progetto selezionato per il bando Residenze Digitali alle altre progettualità che la compagnia sta portando avanti in questi mesi. La casa, infatti, è il nucleo tematico che verrà esplorato anche durante le prossime Giornate Teatrali di Colle Ameno, un cantiere di teatro contemporaneo dedicato alla drammaturgia e all’innovazione teatrale che ogni anno Giulia ed Enrico organizzano nelle sale del settecentesco Borgo di Colle Ameno: nel mese di settembre si svolgeranno così laboratori rivolti alla formazione attoriale e appuntamenti di approfondimento che indagheranno l'idea di casa in varie forme; in questa occasione, come in ogni edizione, verrà presentata una performance che quest’anno sarà tratta da La Tana di Kafka. Questa esplorazione, come mi raccontano inoltre gli artisti, “si intreccia anche al lavoro di arte contemporanea che stiamo elaborando: un'installazione intitolata Tales che presenteremo a New York nella seconda metà di agosto e che resterà in un parco circa sei mesi all'interno del programma di arte contemporanea negli spazi pubblici della città di New York. L'opera è dedicata ai raccontatori di storie, consiste in una serie di maschere che emergono/nascono da un nido, una nascita della tragedia, in affinità al lavoro su drone tragico che utilizza le maschere proprio come simboli teatrali e drammatici”. L’opera Tales sarà dedicata alla memoria di Giuliano Scabia.
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Terzo appuntamento con gli appunti di viaggio intorno al progetto Drone tragico. Volo sull’Orestea da Eschilo a Pasolini: saranno bozzetti scenici, brevi interviste, riflessioni e suggestioni che arriveranno dal dialogo costante che si svolge tra i partner del progetto, le tutor e gli artisti e le artiste. Arrivederci a settembre!