I love the smell of metol in the morning #fotomatica @tetenaleurope #bellinifoto #ornano #foma #filmphotography #chemicals #barytapaper #coviddays #photographerlife (presso Primopiano studio - Workshop & Masterclass) https://www.instagram.com/p/B_Wx45Oqt5j/?igshid=930r8xkdtln0
Un nouveau texte de La Rousse ! Pour ne pas oublier l'été !
Il est presque minuit. Ça y’est ils ont réouvert la station du métro de Château Rouge. Tout le monde est prêt. Cela s’affaire autour de la nouvelle entrée, même le gros ‘M’ est déjà éclairé. Ils peinturlurent la route de sa nouvelle signalisation. L’odeur de la peinture blanche me prend au nez ; moi et tout ceux du bus 56 : des oiseaux de nuit comme la plupart de ce quartier. Entre les…
Se cinquant’anni fa mi avessero chiesto di parlare del rapporto tra i giovani e la fotografia, il compito sarebbe stato certamente più facile di quello che mi accingo a fare oggi. Allora il giovane che si voleva avvicinare alla fotografia era consapevole di dover affrontare una disciplina che per il 20% era esercizio di ripresa e, per il restante 80%, lavoro di camera oscura. Se poi il nuovo adepto si voleva dedicare al colore, praticandone personalmente tutte le fasi di stampa, la proporzione risultava ulteriormente squilibrata, richiedendo la camera oscura il 95% dell’impegno totale.
Evidentemente si viveva dell’eredità spirituale della Scuola del Bauhaus che, ricordo, per ogni disciplina artistica faceva gravitare l’attenzione sugli aspetti tecnici e sulla pratica di laboratorio. Per quanto riguardava l’arte fotografica, agli studenti della celebre scuola veniva chiesto di studiare le focali, di preparare tabelle dei tempi di posa e di conoscere a menadito i segreti dello sviluppo e della stampa, tutto sotto la direzione del maestro Walther Peterhaus.
Nel campo amatoriale, non era pensabile che ci si affidasse ai laboratori di stampa, quelli che lo facevano, o quanti si limitavano a scattare le diapositive ed a inviarle alla Kodak - via Vittor Pisani, 16 - Milano, non venivano chiamati fotoamatori ma dilettanti sanzionando, in tal modo, una precisa scala di valori per una disciplina artigianale che vedeva al primo posto i professionisti, poi i fotoamatori (con camera oscura), infine i dilettanti che aderivano passivamente al famoso motto Kodak: “voi fate clik, al resto pensiamo noi!”.
La locuzione “Arte fotografica” non veniva pronunziata mai, ognuno era consapevole del proprio modesto ruolo nel ciclo produttivo delle immagini e dei limiti posti alla propria ambizione dalle ristrettezze economiche e dalle carenze culturali.
In quel periodo, nelle Associazioni Fotografiche si instaurava una vera e propria gerarchia: chi aveva esperienza e meriti fotografici era il maestro indiscusso, il modello cui i giovani tendevano ad uniformarsi, anche perché il metro estetico era unico, quasi universale: quello fornito dalla manualistica Hoepli, Ornano e dalla riviste ”Ferrania”e “Progresso Fotografico” e “Il Diaframma fotografia Italiana” dell’infaticabile Lanfranco Colombo. Le dispute tra “Gondola”, “Misa” e “Milanese” si ponevano ad un livello superiore a quello che i giovani adepti potevano esercitare. Una realtà ove quasi sempre la via per superare il concetto imperante “la Fotografia per la Fotografia”, (mutuato dal più famoso “L’Art pour l’Art” ) era preclusa, soprattutto ai giovani.
La fotografia amatoriale continuava a rimanere rinchiusa in una propria dimensione romantica ove i giovani vivevano in un rispettoso silenzio, nell’attesa di una affermazione che non poteva avvenire se non dopo aver ripercorso l’itinerario degli anziani.
Ho ritenuto necessaria questa premessa, prima di entrare nel vivo del dibattito, perché sono un anziano ed una chiave di lettura della nuova situazione cui accennerò non può essere trovata, da parte mia, se non attraverso un confronto con il passato.
2. OGGI: TRA PERFEZIONISMO E DISORIENTAMENTO
Ogni dibattito che si rispetti, a mio parere, deve partire da dichiarazioni forti, da poche affermazioni categoriche e schematiche, magari provocatorie, per poi essere ricondotto, attraverso gli interventi equilibratori, ai toni sfumati, a sfaccettature smussate, a conclusioni più meditate.
In omaggio a questo assunto metterò in evidenza, anche in modo esagerato, alcuni aspetti della situazione attuale che condizionano i rapporti tra i giovani e la fotografia.
a. Evoluzione della tecnica
b. Mezzi di comunicazione sociale e modelli.
c. Personalità individuale ed autonomia espressiva.
d. Formazione psicotecnica del fotoamatore medio: Tutto, subito e senza sforzo.
3. EVOLUZIONE DELLA TECNICA
Non mi soffermo su questo argomento se non per sottolineare un assioma del quale il giovane fotografo è vittima inconsapevole: l’assoluta certezza che ogni scatto produce un’immagine tecnicamente corretta, in virtù delle tecnologie avanzate di cui oggi sono corredate le fotocamere e gli altri mezzi miniaturizzati di ripresa. Questa convinzione porta fatalmente a considerare superflua la conoscenza dei rapporti tra luce ed emulsioni, tra lunghezza focale, profondità di campo e diaframma, tra rivelatori e potere risolvente. Il giovane fotoamatore è chiamato a scegliere semplicemente tra vicino e lontano, opzione da imporre con estrema rapidità con la manopola o sul tasto dello zoom; può persino ignorare che in passato si aveva a che fare con pellicole di diversa sensibilità.
Se da un lato queste agevolazioni consentono più dinamismo nella ripresa e la rende quasi istintiva, dall’altro l’eccessiva disinvoltura che ne consegue invita alla superficialità; le scelte vengono banalizzate e affidate alla reiterazione indefinita e gratuita della ripresa, a scapito dell’analisi del soggetto, dell’approfondimento estetico e dello stesso approccio appassionato con la realtà. Al soggetto carpito al volo ci si affeziona di meno che a quello contemplato, meditato, accarezzato.
4. MEZZI DI COMUNICAZIONE SOCIALE E MODELLI
Per come si fruisce oggi dell’immagine bisogna riconoscere che ci si sta avviando pericolosamente in un percorso che porta all’insensibilità. Ogni figura, nella dinamica filmica, sembra annullarsi in sé stessa nello spazio di frazioni di secondo; è di moda il fugace. L’immagine ferma la troviamo soltanto nella dimensione pubblicitaria, laddove è gigantesca, dai toni forti, dai contenuti provocatori.
Se le immagini filmiche e/o virtuali di cui, per il 70%, è fatta la comunicazione di massa si offrono ad una semplice fruizione passiva, non concedendo tempo alla riflessione critica, il restante 30% è fatto di figurazioni provocanti, tali da innescare polemiche sul loro valore etico e sulla stessa deontologia degli autori, (basti pensare a certo fotogiornalismo selvaggio o a certi manifesti), ma si tratta di polemiche grossolane, condotte più sul piano etico-sociale che su quello estetico, secondo la logica fisica che ad ogni azione deve corrispondere una reazione uguale e contraria. Le capacità dialettiche del giovane fruitore forse vengono arricchite da questa cultura, ma la sua sensibilità estetica, esercitata sulle forti tinte, non coglierà gli aspetti più sottili, i sentimenti più delicati. L’atteggiamento critico si esaurisce nella polemica sulle figurazioni dal forte impatto.
5. PERSONALITÀ ED AUTONOMIA ESPRESSIVA
Non si può attribuire a tutti i giovani che si accostano oggi alla fotografia una matrice caratteriale comune, né considerare i nuovi adepti come una categoria omogenea su cui magari innestare un insegnamento standardizzato; ripeteremmo l’errore nel quale sono incorsi i nostri tramontati veterani e forse anche noi stessi; tuttavia mi piace esprimere alcune sintetiche considerazioni sul profilo medio dei giovani fotoamatori.
La conquista sociale del tempo libero, assieme alle moltiplicate occasioni di diporto sempre più a largo raggio, sono i fattori che hanno portato la fotografia a divenire pratica di massa.
Da questa ovvia constatazione si può dedurre che la passione per la fotografia non si manifesta tanto nei giovani ancora dediti all'attività di studio, quanto in quelli, un po' meno giovani che, ultimata la fase di formazione professionale, sono entrati stabilmente nel mondo del lavoro e quindi fruiscono di un tempo libero ben definito e programmabile. Quelli che scelgono di praticare la fotografia, vedono in questa, almeno inizialmente, un attività complementare e di supporto ad un'altra principale che costituisce l'impegno del proprio tempo libero.
La preoccupazione di natura estetica subentra in un tempo successivo e, fatalmente, si orienta a produrre immagini in stretta aderenza a dei modelli che soddisfano il senso delle probabilità formali che ognuno di noi ha istintivamente acquisito.
Questo processo è comune a tutti, è indipendente dal livello culturale raggiunto e indirizza la sensibilità di tutti indiscriminatamente a plasmarsi e a modellarsi sugli stereotipi incoraggiati da tutti i veicoli della comunicazione.
A questo punto ogni fotoamatore si cimenta con la palestra , chiamo palestra, e non in senso riduttivo, l’esperienza dei concorsi fotografici. È difficile per un giovane pensare che i concorsi fotografici siano semplicemente occasioni di far vedere le proprie fotografie ed entrare in comunicazione con tanti altri fotografi. Il giovane concepisce il concorso come un campo di gare dove si delineano scale di valori autentici, credibili, assoluti; egli inserisce le proprie immagini in un ciclo di competizioni dal quale si aspetta di conoscere la misura inequivocabile del suo valore. Come in ogni competizione il giovane studia i concorrenti, esamina i lavori dei più affermati e tende ad eguagliarli. In altre parole adegua il proprio gusto e conforma il proprio stile a quello dei fotografi che hanno raggiunto le migliori affermazioni. Quindi sembra comportarsi oggi come nel lontano passato, ma certamente lo fa con minore umiltà, magari con un pizzico di presunzione, talora con protervia, secondo la logica del normotipo di giovane moderno che nasce imparato e vuole tutto e subito.
Da quanto si è visto, appare evidente che l’acquisire una personalità ed una piena autonomia espressiva, se per un fotografo maturo rappresenta un traguardo raggiungibile dopo decenni di esercizio della visione e di pratica di laboratorio, per un giovane che si ponga l’ambizioso obiettivo del tutto e subito è certamente impossibile. C’è da combattere contro il radicato vezzo di considerare la fotografia come disciplina a sé stante tra quelle figurative, come se il realizzare immagini oggi non sia che l’automatico proseguimento di un’esperienza tecnico-estetica iniziata solo 180 anni or sono, un esercizio che non abbia connessioni con la storia del pensiero e dell’arte. Quasi che per interpretare una realtà in modo personale, e rendersene ragione, non sia necessario approfondire altre discipline umanistiche se non quella breve, compartimentata e frammentaria della Storia della Fotografia.
6. CONCLUSIONE
In definitiva ritengo che i giovani di oggi siano per lo più impreparati ad inserire la fotografia all’interno di un pensiero d’avanguardia, né intravedo un modo giovane di concepire la fotografia, forse nemmeno un modo giovane di concepire la vita.
Dans le stade pour cette dernière épreuve des Jeux : la finale à 4 ! Un moment qui sera sûrement inoubliable. Pendant que le stade se remplit voici le parcours, 10 obstacles, 12 efforts, 1,55m. A côté les fameux paddocks pour les changements de chevaux. Du grand spectacle en perspective ! #cso #jumping #horse #stadium #jem2014 #normandie2014 #weg2014 #Normandie #Calvados #France #sf #selleFrancais #ornano #Caen (à stade Michel d'Ornano, Caen)