Uno dei problemi di questo tempo è che alla gente non fa più senso niente. Un bambino morto in guerra, i missili che cadono su una città, un marito che uccide una moglie, un politico che ruba soldi, una rissa allo stadio con morto, un aereo abbattuto, sono tutte cose che ormai sembra scorrino nell'indifferenza più totale. Al massimo ci si spreca con qualche frase di circostanza. Siamo tutti immersi nell'ovatta, fatta da millemila notizie tutte uguali, tute tragiche, che ci hanno saturato a tal punto che non ci toccano quasi più. Io ho paura di questa insensibilità, perché ci fa sentire invincibili davanti all'orrore e non ci fa riconoscere la sottile linea che ci permette di distinguerci dalle bestie. È come il dolore o la paura che ci proteggono da ciò che può farci male avvertendoci di non fare questo o quello. La sensibilità è uguale: non è poi così grande la distanza tra ciò che accettabile e ciò che dovremmo fuggire e se non sappiamo più avvertire la differenza, quanto ci vorrà a fare un altro passo nel verso sbagliato?