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La pedagogia francescana possibile orizzonte educativo?
San Francesco, uno dei santi più venerati della chiesa cattolica ha vissuto una vita piena di eventi fissati e precisi, che lo definiscono un santo moderno dai tratti geniali. È il santo del perdono, della carità, dell’allegria e della natura. Un santo che si pone tra mito e realtà. Definito teologo e talvolta artista e filosofo. Un santo che fa parte del patrimonio culturale italiano e per tale motivo è sempre entrato tra i banchi di scuola per essere conosciuto come il santo degli animali. Forse questo amore che San Francesco nutriva per gli animali, come d'altronde i bambini, lo ha portato a rimanere conosciuto solo nelle scuole dei piccoli e dimenticato in quelle dei grandi; soprattutto dalle scuole che si definiscono laiche e lontane da qualsiasi orientamento religioso.
Ma San Francesco è solo questo? Può rimanere intrappolato tra i tralci di una obsoleta cultura? Può entrare nelle scuole solo per qualche fringuello o perché realizzò il più tradizionale modellismo della storia, il presepe? Se la figura di San Francesco debba essere ridotta ad una mera e antica concezione catechista, non dovrebbe varcare nessun cancello di qualsiasi scuola, se non per pura conoscenza culturale. Ma in realtà Francesco ha il diritto e il dovere di entrare, umilmente come egli era, in punta di piedi e sedere orgogliosamente tra i banchi dell’educazione.
La sua fede e il suo pensiero apre molti spunti riflessione su un nuovo modus pensandi et operandi del fare pedagogico. San Francesco nella sua semplicità essenziale riesce a buttare le basi di una nuova e autentica pedagogia dell’Essere. Egli crede nelle relazioni autentiche, nella forza simpatica della comunicazione e nella meraviglia dell’essere umano e dell’intero mondo circostante.
La persona fatta di corpo, mente e spirito vive tutta la sua esistenza, dal suo primo vagito sino all'ultimo sospiro, in relazione con sé, con gli altri e con l’ambiente circostante in un continuum temporale. Dove il “vivere” non si vuole intendere una missione egoistica di sopprimere i propri bisogni, ma un “vivere alto” il cui obiettivo è scoprire il suo Essere e migliorarlo, per sé e per tutti gli oggetti posti in relazione con sé.
Detto ciò, la dottrina, o meglio la vita di San Francesco ne diventa uno manifestazione sublime dell’educazione.
“La persona è fatta di corpo, mente e spirito”
Per San Francesco il corpo umano è un corpo creato, perciò va lodato in quanto creato da Dio. Tutta la creazione di Dio è benefica, perciò la concezione che egli ha del corpo si contrappone a quella del suo tempo, assumendo una visione positiva. Emerge l’idea di un corpo da rispettare e da amare, non da venerare. San Francesco vive il corpo e non l’umilia. Una buona prassi educativa, deve partire da tale concezione corporale. Un corpo che deve essere vissuto, percepito e conosciuto. Un’azione che porta la Persona ad avere un’immagine positiva di sé, e di conseguenza come in una giostra, amare il suo corpo e la propria identità. Un amore, questo, che possa portare la Persona alla perfezione e all'amore vero, non narcisistico. Se per San Francesco la perfezione cade teologicamente in Dio, nel fare pedagogico cade nella perfezione umana.
San Francesco prende le distanze dalla scienza, non perché non accetti il progresso e le scoperte, ma perché vogliono soggiogare la mente umana. Crede che l’uomo debba vivere nella sua libertà umana e di conoscenza, che lo porti lontano da una scienza dell’indottrinamento. San Francesco crede in una scienza critica. Non è forse questo l’obiettivo principale di un fare didattico? La Persona deve riuscire a sviluppare la sua mente nella sua completa intelligenza, per potersi elevare all'idea della perfezione, e creare la sua visione critica della realtà. Allora un fare didattico non può semplicemente indottrinare, ma offrire tanti canali di sapere in modo tale che il soggetto possa liberamente scegliere la via giusta e creare la sua mente. Un sapere ricercato e accettato nell'individualità soggettiva della persona.
La persona infine non può annullare lo spirito e le emozioni che vive. Perciò ogni buona educazione deve educare non solo al corpo o alla mente, ma anche allo spirito, tutti e tre nello stesso tempo e interagendo tra di loro. San Francesco è il Santo, il teologo delle Emozioni. Vive le emozioni in tutte le sue forme, le comunica e le vive nella pienezza. La sofferenza è un ponte, una rampa di lancio per evolversi e fare un salto per migliorarsi e diventare se stessi. Accetta tutte le emozioni e riesce a superarle nella più grande delle emozioni: la Gioia. Non è forse proprio questa l’educazione emozionale? Non è aiutare la Persona a conoscere le emozioni, a viverle, a raccontarle e superarle per sfociare nel benessere? Vivere l’emozione e i sentimenti significa anche darne voce, e così che il sentimento si trasforma in arte e poesia. San Francesco è un artista che comunica e condivide il suo essere, il suo pensiero e le sue emozioni.
“Le relazioni”
San Francesco nella sua vita, non detesta le relazioni, le ama e le condivide. San Francesco è il santo del lebbroso, degli uccelli e del lupo. Cosa hanno in comune questi tre personaggi? La bellezza della relazione. San Francesco crede nelle autentiche relazioni con gli altri e con l’ambiente. Egli fa tanti incontri importanti che fanno da appendice al testamento pedagogico che ci ha tralasciato. La prima relazione che merita una riflessione pedagogica è l’incontro con il lebbroso. Inizialmente San Francesco, o meglio Giovanni da Bernardone, ripudiava i lebbrosi, li teneva al margine, forse gli incutevano paura per la verità. Ma un incontro ben preciso gli fa prendere una prospettiva diversa. San Francesco, da quello incontro ne esce cambiato, comprende chi è e cosa vuole essere. Incontrando l’altro Francesco si misura e scopre un sé più vero. Come ognuno di noi, solo entrando in relazione con gli altri che scopriamo il nostro essere; più l’altro è diverso da me, più io mi identifico in me. San Francesco allora premia la relazione, vuole che tutti vivono e convivo di relazioni. L’altra relazione significativa è l’incontro con il lupo, che in un’analisi approfondita è una relazione simpatica con la natura. San Francesco è capace di superare il pregiudizio, supera lo stereotipo del lupo malvagio. Riesce a fare ciò con la comunicazione empatica. Pone un esempio di un ponte relazionale e comunicativo. L’incontro con il lupo non è solo un incontro fisico, ma anche vissuto. Francesco empatizza e simpatizza con e per il lupo. Questo incontro diventa un ponte di unione tra la società che ha tralasciato il valore dell’essere e l’essenza naturalistica di ogni cosa.
“La natura”
L’uomo vive nella e con la natura, e tornare ad essa è fondamentale per potersi completare e non si può trascendere da essa. San Francesco la vede sorella, madre e benevola. Una natura da conoscere. Una conoscenza critica. Oggi come allora la società è travolta dallo tsunami del progresso, dimentichiamo l’appartenenza intrinseca alla natura. Allora forse lui è stato il prima pedagogista del verde? Un pedagogista dell’ecologia? Francesco ha giocato un ruolo decisivo nello sviluppo della spiritualità, sviluppando una dimensione ecologica della cura dell'anima a partire dalla valorizzazione della natura in tutte le sue manifestazioni. Conoscere e amare la natura significa parlarne e creare. Cosi San Francesco ne diventa poeta. Tutto l’amore che prova lo scrive, ne diventa un artista del bello. La pittura, la scrittura e la musica sono arti per contemplare la bellezza del creato. Le arti diventano un mezzo di trasmissione e di comunicazione della gioia emotiva. Educare all’arte e al bello non è forse proprio riuscire a trasmettere con i diversi canali la bellezza che vediamo ognuno con i proprio occhi?
“Condivisone e talento”
…Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista…
Nel rapporto continuo con la Natura e di Comunicazione si instaura un altro anello pedagogico: la Condivisone. La condivisione è la base di ogni relazione, e per San Francesco il primo elemento da condividere è il talento. Egli crede nei talenti, confida in esso che è in ogni persona, come dono di Dio, come tale va condiviso. Lui evangelizza la povertà, non solo materiale, ma anche dell’essere. Il talento, in qualità di dono è un bene da scoprire non per un fare egoistico, ma per restituirlo alla società. Ecco allora che San Francesco crede nelle relazione e nella condivisione, riuscendo ad entrare in relazione con tutto lo spazio. Oggi questa condivisione la potremmo definire senso civico, una qualità da perseguire nel valore della cittadinanza attiva. Una condivisione di libertà, una condivisione sociologica e sociale, una condivisione pauperistica dei talenti. Il talento intrinseco è unico di ogni essere umano, e non può essere usato solo per un fine egoistico, ma condiviso come bene civile e democratico.
Allora possiamo fare del mondus pensandi et operandi di San Francesco una nuova frontiera pedagogica, come ritorno alla pura e naturalistica visione ed evoluzione della Persona? Una nuova scuola? Una pedagogia che vede la persona nella sua completa evoluzione di perfezione, in una scuola dove regni l’allegria e la gioia dei cuori. Un fare scolastico che scavi nella scoperta dei talenti, una scoperta soggettiva per poi condividerla come tesoro di una nuova cittadinanza attiva. Una scuola basata sulla scoperta e il gusto del sapere, che porta alla bellezza delle arti. Una scuola che non dimentichi la natura, perché solo con la natura la Persona si completa e vive. Una scuola senza differenze, dove il lebbroso, il sultano, la donna e gli animali si trovano sullo stesso piano e sono la base delle relazioni autentiche.
(via Jurnal A: indrumare invatatorilor)
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