Qualcuno mi sorride e io ho già apparecchiato la tavola per i prossimi dieci anni.
Mi affeziono in un attimo, in modo quasi imbarazzante. Mi basta una conversazione fatta bene o un modo simile di vedere le cose e sono già lì che consegno le chiavi di casa, senza nemmeno controllare se l'altra persona ha davvero intenzione di entrare.
Mi innamoro del potenziale, dell’idea di qualcuno, e finisco per caricarlo di aspettative che nessuno ha mai chiesto di portare.
Poi però, quando la gente se ne va, perché la gente spesso è solo di passaggio, io resto lì a chiedermi come sia possibile sentirmi così svuotato da qualcuno che conoscevo a malapena.
È stancante vivere così. È stancante scambiare ogni piccolo gesto di gentilezza per un legame eterno e ritrovarsi puntualmente con le mani vuote.
Dovrei imparare a dosarmi, a non dare tutto il pacchetto completo al primo che passa. Ma alla fine torno sempre lì: con il cuore in mano e la speranza, un po' stupida, che stavolta non vada in frantumi.

















