Leggendo le Lettere di Pavese, mi sono imbattuta in questa, che è l'unica lettera che scrisse nell'ottobre del '41. È indirizzata a una signora che gli ha rivelato di essere innamorata di lui. Guardate come la maltratta, in un modo che a me sembra decisamente sopra le righe. Mi ha ricordato come mi trattarono due uomini a cui avevo fatto la stessa confessione (loro mi suggerirono anche di uccidermi, per risolvere definitivamente la questione).
In questo periodo, Pavese era impegnato a corteggiare la giovanissima Fernanda Pivano, vergine che si era mascolinizzata e stava forse virando all'omosessualità, che lui probabilmente fantasticava di plasmare e riportare alla "retta via"; essendo però, nello stesso tempo, consapevole della limitazione della propria pretesa, in quanto la sua fidanzata precedente aveva messo in giro la voce che lui non sapesse soddisfare una donna (egli stesso, a un amico, confessa la propria incoercibile tendenza a "partire troppo veloce"), querela che egli riconosce per vera. Ma vediamo come striglia la malcapitata corteggiatrice; anzi, come la bastona.
Cara ***,
in questi tempi, con quest'ira di Dio di cose che succedono, occuparsi delle cose di cui si occupa Lei mi sembra imperdonabile. Dopo quanto Lei mi ha scritto, non vedo che cosa possa fare per Lei. Fin da quando mi ha dato quella bella notizia, che è innamorata di me, Le ho fatto capire e risposto che la smettesse. Io non sono Suo amico - come non sono amico di nessuna donna. Non posso quindi darLe nessun consiglio, se non quello di mettere testa a partito e pensare ai Suoi figli e a Suo marito che ha piú grattacapi che capelli. Che Lei mi dica quello che mi dice, mi convince una volta di piú che
le donne vanno trattate a bastonate, e questo è il consiglio che d'or innanzi darò a tutti.
Deve capire che non c'è cosa piú irritante che sentirsi parlare d'amore quando si ha tutt'altro per il capo. Nel Suo caso, poi, ci sono delle circostanze che gridano vendetta. È chiaro? Non mi scriva piú, né venga a cercarmi, perché non mi troverebbe. Pensi piuttosto a vivere la vita che Le tocca, come io vivo la mia, e si guardi bene dal dire quello che Lei chiama "tutto" a ***. Farebbe star male lui, starebbe male Lei, e non cambierebbe niente. Abbiamo il cervello e la volontà appunto per farci passare le fisime di testa e pensare a cose piú serie che non quelle fantasie che Lei nutre. Le Sue lettere le ho strappate e Le consiglio di fare lo stesso con questa
Pavese
Poiché dai letterati, anche sull'orlo di una crisi di nervi, s'impara sempre qualcosa, ho imparato come dovrò trattare gli uomini che mi daranno anche solo un po' di fastidio: a bastonate.













