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Library in Naples
#streetart #portalba #pulcinella #napoli
Napoli'nin Sahafları "Port'Alba" 📚🗞📜 #napoli #portalba #italy #igersnapoli #igersitalia #winter2016 (at Port'Alba, Naples)
#walking #Naples - #Portalba (presso Piazza Dante)
#authentic #pizza #Margherita @ #Portalba #Naples (presso PORT'ALBA ANTICA PIZZERIA - RISTORANTI E PIZZERIE)
EROI PER CASO
Di alcuni librai napoletani, di cui si dice che abbiano superato il test di Turing
A me piaceva Portalba, e nonostante i librai abbiano, se capisco bene, torto ("ci sono altri crimini più gravi a cui pensare" e "non abbiamo i soldi per pagare l'occupazione di suolo pubblico" non sono proprio argomenti imparabili...) resto sostanzialmente contrario allo sgombero delle storiche bancarelle del centro di Napoli.
Detto questo, quando Facebook mi ha propinato una petizione per proporre un condono e offrire ai librai l'occupazione gratuita della strada, non ho potuto fare a meno di pensare, oltre che ai Libri, alla Storia e alla Cultura, anche ai librai di Portalba nello specifico, i cui volti e modi mi sono ben noti, essendo stato loro affezionato cliente per quasi 10 anni... Ebbene, non è stato facile rimanere convinti che la pur nobile iniziativa vada supportata.
Quello che non mi piace dei librai di Portalba (e dei librai in generale) é che si comportano da anni come venditori di patate (senza nulla togliere alla categoria), e ogni volta che il gioco non gli dice più bene, perché il capitalismo o la politica si accorgono che possono colpirli, si ricordano (e per almeno la metà di loro è un'invenzione) che il loro è un ruolo di paladini o simboli della cultura…
La triste verità è che a Portalba si facevano affari sempre migliori perché c'era sempre meno gente che capisse il valore di quello che vendeva, se non in termini di quotazioni su Amazon (e spesso neanche, a giudicare dalle sviste che prendevano... quanti affari ci ho fatto :P )
La questione va al di là dello sgombero di Portalba, ma io sono un po' stanco di sentire raccontare le storie sui poveri librai che per colpa di Amazon o della Feltrinelli o della società non possono più mangiare, e ancora di più di sentire raccontare la storiella sulle grandi multinazionali senz'anima : se voglio sapere se un libro di Sartre mi può piacere o no, ho molte più possibilità di avere uno scambio costruttivo e arricchente con un commesso della Feltrinelli o con gli algoritmi di Amazon piuttosto che con molti dei librai di Portalba, che mi vendono quello stesso libro usato a 3 euro non perché "se ti piace così tanto, allora te lo regalo" ma perché ormai, nelle librerie di Portalba, trovare qualcuno che sappia chi è Sartre è diventato abbastanza arduo. In molti casi, si tratta di persone che 3 euro per un libro di Sartre non li spenderebbero, e che forse anche per questo non si rendono conto di domandare prezzi ridicoli.
I librai hanno per la maggior parte dei casi perduto la sfida culturale lanciatagli prima dalle grandi superlibrerie e poi dai venditori online : cos'è che rende una piccola libreria del centro di Napoli « migliore » di Amazon ? Il fatto che è vecchia ? Il fatto che è napoletana ? Il fatto che è piccola ? Ovviamente no. Il valore aggiunto di un luogo del genere (in termini tanto culturali che di marketing) è il libraio, la sua competenza, il suo rapporto con i clienti. O perlomeno così dovrebbe essere...
Nel commercio dei libri come in tutti gli altri campi, l'essere umani non ci rende migliori dei computer: la presunta superiorità dell'elemento umano va guadagnata, altrimenti significa che gli araldi dell'efficienza capitalistica hanno perfettamente ragione. Se niente va perso, perché pagare di più ?
I librai invece hanno puntato sui libri usati, sui piccoli prezzi, sulla convenienza, sulla diffidenza della gente per lo shopping online, sulle spese di spedizione che non convengono, sull'assortimento, sul già ricordato mito del patrimonio culturale… Ci hanno fatto risparmiare un sacco di soldi e ci hanno regalato delle belle passeggiate, ma alla fine perderanno, che riescano o meno ad evitare di pagare per le loro bancarelle.
Perderanno, e gli sta bene.
Insomma, forse firmerò per salvare i librai, e lo farò per l'Idea, per la Cultura. Non sono sicuro, però, che i librai sgomberati rappresentino la Cultura più dei vigili che li sgomberano, e anzi ho il profondo sospetto che molti di loro, se solo il nonno non gli avesse lasciato la libreria, li avresti trovati a sognare il posto fisso nei vigili, quello di sorvegliante alla Feltrinelli o quello di macchinista in un magazzino di Amazon.
Ma forse siamo tutti indegni delle Idee di cui veniamo eletti incarnazioni.
Su Port'Alba e altre sconfitte.
Port'Alba è stata sgomberata. Ora la via è libera ed io, lungi dall'indignarmi, mi faccio alcune domande. Per chi non lo sapesse, sto parlando di quello che secondo me è uno dei tre quartieri librai più belli d'Europa: una decina di librerie concentrate negli stessi cento metri quadrati, diverse per offerta e grandezza ma unite nel proporre testi usati e nuovi a bassissimo prezzo. Roba che in altre città se la sognano. Già un anno fa la spia era stata allarmante, con la chiusura di Guida. Davanti alla serranda abbassata ora campeggia ancora il cartello che segnala il luogo come "patrimonio nazionale". Sarebbe stato decente, anche solo per salvare la faccia, estendere il riconoscimento all'intero quartiere e far finta che la casa editrice più importante di Napoli non avesse appena fallito.
Ora, nonostante tutto, io non vorrei chiedere a De Magistris come mai gli è venuta in mente questa idea scellerata di far sgomberare la strada dai banchi di libri esterni. I librai sono negozianti come tutti gli altri, se non pagano il suolo pubblico sono in difetto, la scelta è opinabile m quantomeno comprensibile.
Quello che invece non è comprensibile, è il fatto che due anni fa De Magistris ha avuto la stessa idea per Via San Biagio, un pezzo di Spaccanapoli talmente stretto che già senza ulteriori ostacoli il traffico pedonale nelle ore di punta è un dramma. L'iniziativa comunale è durata per circa mezza giornata, per poi evaporare in seguito a un blocco coatto della strada con bidoni dell'immondizia e catene umane, effettuato da bancarellari, amici e parenti davanti alla polizia impotente. Ho chiesto ai poliziotti come mai non intervenissero, dal momento che non si trattava di una manifestazione autorizzata, che i manifestanti erano evidentemente nel torto e che tutti i negozianti dei paraggi erano incazzati neri. La risposta è stata "Eh, se muoviamo un dito scoppia la guerra civile". Ho chiesto ironicamente quando ci sarebbe stata la manifestazione degli spacciatori a piazza Dante, hanno aperto le braccia e sono tornati allo spettacolo.
Allora io vorrei chiedere a De Magistris: perché la polizia di Napoli deve sempre dare quest'immagine di impotenza? Perché deve suggerire ai cittadini onesti o quasi onesti, colpevoli di pagare un affitto e delle tasse, l'idea che davanti a certe persone è meglio abbassare la testa, incrociare le braccia e stare in silenzio? Perché la mia città deve essere comandata da volti sfigurati dall'ignoranza e dalla meschinità, in cui il diritto è sempre dei più forti travestiti da più deboli?