Ti dà fastidio perché ti chiama.
Ti irrita perché ti chiede dove sei.
Ti fa arrabbiare perché ti pone dei limiti.
Le dici che è invadente, esagerata, drammatica…
Ma il giorno in cui la accompagnerai al cimitero, capirai una verità che oggi fai di tutto per non ascoltare.
Quel giorno il telefono non squillerà più per te.
Nessuno ti dirà: “Fammi sapere quando arrivi”.
Nessuno resterà sveglio con il cuore in gola ogni volta che una sirena taglia il silenzio della strada.
Avrai tutta la libertà che hai sempre reclamato.
Potrai tornare all’ora che vuoi.
Potrai saltare gli impegni.
Potrai fare tutto quello che ti pare.
E quel silenzio ti schiaccerà il petto come
una pietra.
Perché non ci sarà più quella “vecchia
fastidiosa” a dirti di comportarti bene.
Non ci sarà più quella donna che,
secondo te, “si intromette troppo”.
Ci sarà una tomba.
E tu, davanti a quella lapide, a gridare
troppo tardi:
“Mamma, non andartene.”
“Mamma, perdonami.”
“Mamma, torna.”
Ma la morte non ascolta suppliche.
E il rimorso non resuscita nessuno.
La cosa più crudele non è perderla.
La cosa più crudele è ricordare ogni
volta che le hai parlato male.
Ogni porta chiusa in faccia.
Ogni “lasciami in pace” sputato con leggerezza, come se l’amore di una madre fosse eterno
per diritto, e non un miracolo da onorare.
Mentre tu pretendevi spazio,
lei pregava che non ti accadesse nulla.
Mentre tu la ignoravi, lei camminava a piedi
nudi perché a te non mancassero le scarpe.
Mentre tu riempivi il piatto, lei diceva
di non avere fame.
Mentre tu dormivi sereno, lei vegliava
nella notte invocando un futuro che tu
oggi disprezzi.
Ed ecco ciò che fa più male:
Lei avrebbe potuto andarsene.
Avrebbe potuto stancarsi.
Avrebbe potuto dire: “Basta”.
Ma non l’ha fatto.
È rimasta.
Ha lottato.
Ha resistito.
E tu, dimmi, che cosa stai facendo
di quel sacrificio?
Perché non c’è niente di più ipocrita di un figlio che in vita non chiama, ma al funerale urla.
Non c’è niente di più vile di chi riempie una
tomba di fiori quando in vita non ha saputo
offrire nemmeno rispetto.
Un giorno poserai la mano su quella lapide
fredda e capirai che quella donna non
ti stava togliendo la libertà.
Ti stava salvando la vita.
E forse allora sarà troppo tardi.
Con “troppo tardi” non si intende solo la morte.
Si intende arrivare al punto in cui il perdono
non può più essere ascoltato, l’abbraccio
non può più essere restituito e l’amore resta sepolto nel silenzio.
Finché respira, hai ancora una possibilità.
Finché risponde al telefono, hai ancora
una porta aperta.
Abbracciala oggi.
Chiedile perdono oggi.
Rispettala oggi.
Perché quando arriverà quel giorno, e credimi
che arriverà, non basterà gridare al cielo.
Tua madre non tornerà.
E vivere con quella colpa è una condanna
che non si seppellisce.
Chissà se con il tempo,hai capito gli errori che veramente hai fatto,quando lei era in vita.
Dovevi essere un figlio perfetto, perché lei ci teneva tantissimo a te, il primogenito e invece le hai fatto sentire mancanze, fastidi, inutilità.











