
#dc comics#dc#batman#bruce wayne#tim drake#dick grayson#batfamily#batfam#dc fanart


seen from Germany
seen from United States
seen from India

seen from Malaysia

seen from United States

seen from United States

seen from Saudi Arabia
seen from India
seen from India

seen from United States

seen from Saudi Arabia
seen from India

seen from United States
seen from United States

seen from Malaysia
seen from United States
seen from United States
seen from China
seen from Indonesia
seen from Türkiye
...Time to come back “#home”... #istituto #psichiatrico #psychiatric #KingToni #porcoggiuda #paroladifranzescoamadori https://www.instagram.com/p/Br3TnsIlQin/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=1xhwzh8h9t2pg
Appena dopo la pioggia... Concerto per la rassegna Architetture Sonore all' Ex Ospedale Psichiatrico di Quarto con Junior Band Regionale Anbima Luigi Tedone direttore, progetto della Giovine Orchestra Genovese. Open 2017 Nuovi pubblici per la cultura da Compagnia San Paolo #gog1718 #concerto #psichiatrico #manicomio #banda #genovamorethanthis #visitgenova #architettura #pubblico #musica (presso Quarto ge - Ex ospedale psichiatrico)
Tranquilli ho tutto sotto controllo psichiatrico.
Green, the great sufferer - Verde, il grande sofferente
ex-psychiatric hospital, Naples, Italy 2015
ariel.
PRESA DALLA NOIA HO SCRITTO QUESTO, VI PIACE?
“Ogni odiosa persona che siamo destinati ad incontrare nel corso della nostra frenetica vita è una stella.
La vita è il cielo, una tela blu da riempire come più ci garba, con il volto chi più ci garba.
E’ inevitabile, nel corso degli anni incontrare persone ed è quindi inevitabile che il nostro profondo cielo blu, si riempia fin troppo velocemente di tante piccole ed apparentemente meravigliose stelle brillanti.
Una stella, come tutto, è destinata a finire, a spegnersi.
Noi umili umani diciamo tanto di amare le stelle ma ci accorgeremmo se una di loro si spegnesse? Se da un momento all’altro una di esse sparisse, proprio mentre le ammiriamo sognanti, affascinati dai loro misteri?
No, sicuro che non ci accorgeremmo della mancanza di una delle tante persone che fanno da comparsa nel nostro dramma giornaliero.
Quando una brillante stella si spegne, le compagne di cui lei si fidava tanto rimangono indifferenti e si spartiscono la luce che produceva la compagna mancante, come se stessero gareggiando. E’ una gara, una gara a chi brilla di più, una gara a chi meglio umilia gli ingenui coetanei, una gara a chi rimane per ultimo, fino alla fine.
Il problema è che tutti se ne vanno prima o poi.
Tutto finisce perché una storia che non ha una fine non ha senso.
Un giorno non avremo più astri ad elogiarci ma a noi non importerà perché le stelle sono solo il pubblico della nostra incasinata e precaria vita. Il giorno in cui non avremo più nessuno a farci luce, ad ammirarci per ciò che realmente non siamo vorrà dire che saremo diventati abbastanza forti da illuminarci il cammino da noi, da rimuovere quel piedistallo senza il quale pensavamo non saremmo mai riusciti a stare in piedi.
Le stelle sono nostre nemiche, dottore.
Le stelle, da perfetto pubblico egoista assaporano ogni secondo della nostra vita, di ogni nottata passata a guardare i punti bui del cielo con gli amici, ridendo ma sentendoci in realtà più persi che mai.
Le stelle sono nemiche a causa della loro indifferenza per ciò che accade sotto di loro, per come lascino accadere di tutto godendosi lo spetacolo ma senza mandare l’sms di aiuto da casa.
Non si fidi delle stelle, dottore.
Pensate invece ai pianeti conosciuti, il numero di essi è inversamente proporzionale alla loro significativa importanza.
Ogni pianeta è un amico, un fratello. Pensate se si spegnesse marte o venere o nettuno, sarebbe un vero e proprio disastro, la mancanza di un amico sarebbe come se si fosse spenta l’intera galassia nel momento sbagliato lasciandoci mutilati, più fragili e vulnerabili, senza una delle poche certezze che ci erano rimaste.
Quando qualcuno che consideravi pianeta se ne va te ne accorgi, non si può rimanere indifferenti alla perdita di un braccio, quello destro, magari.
E se invece si spegnesse la luna, dottore? Ci ha mai pensato? Se si spegnesse la luna, nostro satellite, noi, terra, rimarremmo prosciugati dalla mancanza della nostra metà, delle acque che ci alimentano e ci sostentano.
Perderemmo i nostri persuasivi oceani di emozioni, i nostri stracolmi laghi di fiducia, i nostri impetuosi fiumi di sicurezza e le nostre improvvise piogge di affetto.
La luna se ne andrebbe portando con se ogni singola goccia d’acqua , di sangue, che scorre all’interno del nostro terreno lasciando alle sue spalle odio e distruzione.
Sa, dottore, credo che la mia luna abbia lasciato solo enormi conche di apatia e arterie crepate dalla mancanza di acqua, di ossigeno, del mio ossigeno.
Il mio oceano è sparito ma non si è smentito, non se ne è andato, lo hanno rapito ma è come se fosse rimasta con me. Ha mantenuto la sua parola, dottore. Un giorno, lei, il mio oceano, mi disse che sarebbe rimasta. Inizialmente non le credetti ma fece di tutto per sciogliere il groviglio che mi ritrovo all’interno dell’anima.
In parte ci riuscì ma promise che non mi avrebbe mai lasciata senza aver trovato l’ago nell’incasinato pagliaio che ho in testa, senza aver stuccato l’enorme crepa che invade le stanche pareti del mio dannato cuore malato. Malato di occasioni mancate, malato dei troppi rimpianti e della solitudine, malato di lui.
Lui che l’ha portata via.
Lui che tanto credevo di amare.
Lui che mi ha distrutta.
Lui che ha portato tutti con se, a pochi centimetri da me.
Non sono i chilometri a fare la distanza, la distanza peggiore è quella più piccola, è orribile avere tutti a pochi centimetri senza poterli avere, come se fossero dall’altra parta del mondo. Le distanze si vincono col coraggio e non con le parole.
Lui mi ha fatta diventare così, mi ha fatto perdere ogni speranza che avevo nell’illusione che è l’amore, dottore.”
“e lei dov’è ora?”
“lei è con me, dottore, glielo ho detto, mi disse un giorno che le ancore o ti salvano o ti affondano e così, quando lui cominciò a prosciugarmi lei capì che non l’avrei più sentita vicina come prima ma che avrei avuto bisogno di una via di fuga, di un’ancora di salvezza.
Vede il mio ciondolo, dottore?
Ecco dov’è, al mio piccolo e pallido collo, con me ogni giorno fino ad ora, come aveva ambiziosamente promesso tempo fa.
// se mai un giorno dovessi perdere anche le emozioni per me insieme alle altre ricordati che io ci sarò.
Che tu lo voglia o no io sarò la tua ancora e ti salverò da questa tempesta.//
Dopo avermi detto queste esatte indimenticabili parole mi mise delicatamente la collana intorno al collo spostandomi goffamente i lungi capelli rossi su una spalla.
Ora è lei che mi sta dando la forza di essere qui, di parlare con lei, controvoglia, dottore.
Si ricordi che io lo sto facendo solo per la mia Anne, per poterla stringere tra le mie braccia al più presto.
Mi sto esaurendo a causa della monotonia di questo ospedale, non posso più resistere tra queste quattro pareti, devo andare a tuffarmi tra le familiari braccia del mio oceano.”
New Post has been published on Delusi Traditi e Incazzati
New Post has been published on http://delusitraditieincazzati.com/2014/10/21/malato-psichiatrico-prende-a-martellate-il-medico/
Malato psichiatrico prende a martellate il medico
Una dottoressa e’ stata aggredita stamani da un paziente psichiatrico davanti alla sede del Distretto sanitario di base che si trova sulla Nazionale adriatica nord, a Pescara. La donna, che in passato avrebbe avuto a che fare con il suo aggressore, e’ stata soccorsa dal personale del 118 e condotta in ospedale e le sue condizioni non sarebbero gravi. Sul posto e’ intervenuto il personale della squadra volante.
ORE 14.00 – ARRESTATO L’AGGRESSORE: SFERRATO MARTELLATE
E’ stato arrestato in tarda mattinata l’uomo che ha aggredito la dottoressa che lo aveva in cura. Fortunatamente per la dottoressa, solo uno dei tre colpi l’ha raggiunta in testa: ora la professionista, 59 anni, molto conosciuta in città, è ricoverata in ospedale con una prognosi di 25 giorni. L’uomo, un 64enne con problemi di natura psichiatrica, è stato arrestato dalla Polizia per tentato omicidio. Il martello è stato recuperato. Secondo la ricostruzione, l’uomo avrebbe atteso il medico nel piazzale del distretto e all’arrivo della dottoressa l’avrebbe colpita. Ascoltato dagli agenti, avrebbe riferito di essere stanco di dover prendere i medicinali che la psichiatra gli prescriveva. Del caso si occupano gli uomini della squadra Volante, diretti da Dante Cosentino.
«TE LO AVEVO PROMESSO» L’uomo e’ un 63enne di Citta’ Sant’Angelo (Pescara), incensurato, ex elettricista, G.B., da anni in cura al Dipartimento di salute mentale che ha sede nel Dsb di Pescara Nord, ed e’ stato arrestato dal personale della squadra volante. Oggi, alle ore 8.15, ha tentato di uccidere, colpendola piu’ volte con un martello da carpentiere, la psichiatra che, da circa dieci anni, lo seguiva per il disturbo schizofrenico da cui e’ affetto. Quando la vittima e’ arrivata l’uomo e’ corso verso la sua Fiat Panda, prelevando dall’abitacolo un martello, e ha raggiunto la donna e l’ha afferrata per impedirle di sottrarsi alla sua furia omicida. Quindi l’ha colpita ripetutamente alla testa con l’attrezzo e, vedendola cadere a terra, e’ fuggito sotto lo sguardo atterrito di numerosi testimoni che hanno assistito alla scena. Andandosene ha detto alla donna: «Te lo avevo promesso». La volante lo ha intercettato e bloccato a Montesilvano, in corso Umberto. All’interno, nel bagagliaio, c’era il martello, con la punta sporca di sangue, mentre del vano portaoggetti e’ stato trovato un coltello a serramanico. Al 63enne e’ stata anche revocata la patente per motivi di salute e questo potrebbe aver aumentato il rancore dell’uomo nei riguardi della psichiatra. E’ stato arrestato per tentato omicidio aggravato dalla premeditazione ed e’ stato condotto in carcere.
PrimaDaNoi
lc
Sostenitori delle Forze dell’Ordine » Sostenitori delle Forze dell’Ordine
" La vita altra della malattia mentale e lo sforzo odierno di trasformarla in una vita uguale a quella di chiunque. "
Il 1978 è l’anno che stabilisce la linea di demarcazione tra un prima, terrificante e senza speranza, ed un dopo, in cui il malato mentale si vede riconosciuto il diritto al benessere, ad una qualità di vita dignitosa.
Stiamo parlando dell’anno di entrata in vigore della legge 180, detta anche legge Basaglia dal nome dello psichiatra che ne fu il promotore, che stabiliva la chiusura dei manicomi e l’istituzione dei Centri di Salute Mentale sul territorio, affiancati da Comunità Terapeutiche, Centri Diurni e Case Famiglie.
Il messaggio nuovo era che il malato non doveva più essere considerato un essere di cui aver paura, da nascondere, chiudere, fino a renderlo invisibile al mondo, ma una persona a cui offrire tutte le opportunità (attraverso i CSM, le comunità, gli appartamenti condivisi, i vicini, le associazioni, ecc.) affinché potesse riappropriarsi della propria esistenza, per tornare ad essere attore della propria vita ed un protagonista della vita sociale.
Prima di quella data in Italia c’erano i manicomi; entrarvi poteva significare non uscirne più, cronicizzare una patologia lieve o peggio favorire la comparsa di quadri ancora più gravi fino ad una lenta e costante disgregazione dell’esistenza dell’individuo.
Una vera discesa negli inferi, dove solo a pochi era consentito di ritornare “a veder le stelle”, mentre ai molti non restava che l’unico e terribile messaggio: “lasciate ogni speranza o voi entrate”.
Se si osservano immagini di pazienti psichiatrici ante legge Basaglia, rinchiusi nei vecchi manicomi, vediamo volti, sguardi, espressioni, posture che ci parlano di terrore, disgregazione dell’io, annientamento, annichilimento, paura, rassegnazione, regressione, imbarbarimento delle condotte che erano diretta conseguenza di quelle condizioni di vita ma che dagli “addetti ai lavori” di allora erano considerate espressione e conseguenza della “malattia”.
Oggi tanto è cambiato anche se, naturalmente, molto resta da fare, ma ciò che conta è che l’attenzione a chi soffre per un disagio psichico è orientata al suo miglior recupero possibile, al suo reintegro nel tessuto sociale.