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“Le due italiane rapite? Probabili schiave sessuali dei jihadisti”
“Le due italiane rapite? Probabili schiave sessuali dei jihadisti”
Il Radar.
Ancora nelle mani dei sequestratori: oltre ai reporter di varia nazionalità, ci sono anche loro, le due giovani volontarie italiane, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, sarebbero state rapite da uomini armati, forse criminali comuni o forse no, in Siria, nei dintorni diAleppo.
La preoccupazione cresce, visto quel che sta accadendo in terra irachena e non solo. È vivissimo l’orrore provocato dal video in cui Foley viene decapitato da un guerrigliero dell’Isis che già si accumulano nuove, agghiaccianti testimonianze di quanto avviene in terra irachena. Come riporta il sito online della rivista Tempi, all’emittente televisiva curda Rudaw è arrivata la telefonata di una ragazza rapita da un gruppo
di miliziani fondamentalisti, che ha lanciato uno straziante appello: «Diverse ragazze si sono suicidate. Oggi una ragazza siè impiccata con il velo ed è morta.Salvateci, salvateci. Chiunque possa sentire la nostra voce, Stati Uniti, Europa, chiunque,per favore aiutateci, salvateci». La giovane ha spiegatodi farparte di un gruppo di duecento ragazze irachene yazidi, rapite e sessualmente schiavizzate dai miliziani,alcune delle quali, dopo aver subito soprusi e violenze, si sono suicidate. La giovane ventiquattrenne, la cui identità ovviamente non è stata rivelata dall’emittente ma che sembra sia tenuta prigioniera in un edificio di Baaji, in provincia di Mosul, ha spiegato che i fondamentalisti dello Stato islamico in Iraq visitano le prigioniere ogni giorno per scegliere la donna più bella da portare ai loro emiri. Piangendo ha chiesto al giornalista di chiedere ai jet di bombardare l’area, perché preferiva essere uccisa che subire altre sevizie. «Vengono a visitare il salone tre o quattro volte algiorno. Leragazze li implorano di sparargli in testa e liberarledallamiseria»,haspiegato la raggazza in lacrime. «I miliziani vengono ogni giorno e cercano fra di noi. Prendono due o treragazze carine. Quando ritornano sono in lacrime, esauste e umiliate. I combattenti le portano ai loro emiri e loro le violentano».
Non è certo la prima e unica testimonianza diretta dell’orrore. Qualche giorno fa è riuscita a telefonare dal suo luogo di prigionia anche Nisreen, una 17enne sequestrata dalle forze fanatiche dello Stato islamico, ad un giornalista del Daily Mail. Ha raccontato di essere una delle 96 ragazze yazide rapite quando le loro città e villaggi sono state assaltati dai fanatici.
Ora, queste adolescenti aspettano nel terrore di essere vendute come schiave o costrette a sposarsi con imilitanti islamici. «Siamo sicure che ci
hanno vendute», ha detto Nisreen, insistendo sul fatto che «non temiamo per la nostra vita, ma per la nostra dignità di donne». Testimonianze, come quelle raccolte dal quotidiano, che rivelano quel che vivono quotidianamente i prigionieri detenuti nelle prigioni dell’Isis in Iraq. Soprattutto le donne. Un medico conduce test di verginità per garantire che le donne siano «pure» per i jihadisti.
Del resto, i leader dell’Isis hanno inventato la “Jihad al Niqah”, una forma estrema di guerra santa del sesso che permette ai combattenti di prendere tutte le donne che vogliono.
Le donne sequestrate vengono consegnate come regali ai combattenti dell’Isis, sottomesse e vendute come schiave, mentre i bambini vengono
rapiti per essere allevati come musulmani e decine di uomini affrontano la conversione o la morte. Tutto documentato anche in un rapporto delle Nazioni Unite e dagli attivisti che raccolgono le informazioni in mezzo al caos del Kurdistan iracheno con 200.000 profughi cacciati dalle loro case e dalle loro terre.
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