" In tanti anni di insegnamento in un’università frequentata per il 70 per cento da ragazze, ho avuto centinaia di studentesse. Ogni primavera, alla prima lezione del primo anno di corso, entrando in aula più che le loro facce vedevo le loro teste, che tenevano abbassate, lo sguardo sul banco, le mani in grembo. I maschi d’altronde non erano molto più spigliati. Una trentina di diciottenni in tutto, che dovevo aiutare, se volevo che imparassero l’italiano, a venir fuori da un esagerato riserbo. Provenendo da dodici anni di insegnamento autoritario, che li aveva abituati solo ad ascoltare e a ubbidire, gli studenti all'inizio erano tutti molto passivi, e per cavar loro di bocca qualche parola ci volevano mesi di paziente lavoro. Nell'arco di quattro anni li vedevo trasformarsi fisicamente, maturare mentalmente, manifestare a poco a poco la loro personalità. La metamorfosi era evidente, soprattutto nelle ragazze, che cambiavano pettinatura, incominciavano a truccarsi, a seguire la moda, e col trascorrere dei mesi rivelavano negli atteggiamenti, pur nel loro modo contenuto, il passaggio attraverso nuove esperienze di vita. "
Antonietta Pastore, Nel Giappone delle donne, Giulio Einaudi, 2004. [Libro elettronico]













