“ Il maestro Casadio mi guarda attraverso il vapore che si alza dai cappelletti in brodo, mi strizza l’occhio e mi dice: ma lo sai che i vecchi qua avevano l’abitudine di metterci il vino, nei cappelletti? Lo versavano dal bicchiere; qualcuno lo fa ancora, ma pochi. Si scotta, fa una smorfia; non c’è niente da fare: in Romagna c’è un’estetica del brodo, o un’etica, che impone di mandarlo giú bollente. Forse, dice quando ritrova la parola, è perché adesso il vino è buono, mica il vinaccio dei contadini che si beveva una volta. Ride e intanto gli viene in mente una cosa: lo so io che cosa ha fatto Gaetano Bresci prima di ammazzare il re Umberto, a Monza, il giorno che ha ammazzato il re, cioè il 29 luglio del 1900? No che non lo so. Si è mangiato cinque gelati! rivela il maestro, felice della mia sorpresa. Gaetano Bresci si è mangiato cinque gelati, uno dopo l’altro. Andava a vedere se arrivava la carrozza del re, e visto che non arrivava tornava alla gelateria a prendersene un altro. Cinque volte. Era uno che si trattava bene, commento io. No, tutto il contrario: era una persona sobria, uno che non apriva mai bocca. Ma erano gli ultimi gelati della sua vita e lui lo sapeva, ecco perché. Sapeva che la cosa piú probabile, dopo l’attentato, era che lo linciassero lí per strada, e se no che lo ammazzassero poco dopo, come hanno fatto in carcere, puntualmente, perché siccome non c’era piú la pena di morte l’hanno mandato all'ergastolo vicino a Ventotene; ma era una finta, neanche l’ergastolo bastava, non hanno neanche aspettato un anno per farlo fuori, per empirgli la bocca di zolle, come scrive Pascoli, quella mezzasega… Che poi hanno detto che si è impiccato; ma no, non Pascoli: Bresci! Ma come faceva? Impiccarsi con un asciugamano che non doveva avere, dopo aver ordinato una cena che ha pagato ma non ha consumato… Ma il gelato, ho chiesto io, era sempre lo stesso, o ogni volta ha ordinato gusti diversi? Questo il maestro non lo sapeva, in compenso voleva chiedermi un’altra cosa: lo sapevo io che Bresci era venuto a Monza apposta dagli Stati Uniti per ammazzare il re? Con un biglietto scontato, perché soldi ne aveva pochi, era un operaio… Però c’era l’Esposizione Universale di Parigi, quell'anno, e le compagnie di navigazione praticavano prezzi speciali. È stato un regicidio con lo sconto, del tutto degno, a pensarci, della statura men che modesta della vittima… No che non lo sapevo. “
Guido Barbujani, Soggetti smarriti. Storie di incontri e spaesamenti, Einaudi (collana Super ET Opera Viva), febbraio 2022¹; pp. 95-97.










