
seen from Poland
seen from China
seen from Canada
seen from United Kingdom
seen from United Kingdom
seen from United States
seen from Canada
seen from United Kingdom
seen from India

seen from United Kingdom
seen from United States
seen from China
seen from Malaysia
seen from United States
seen from Australia
seen from China

seen from Greece
seen from China
seen from Slovakia
seen from Türkiye
Somiglianze. Una via per la convivenza
di Francesco Remotti
L'ossessione identitaria
di Francesco Remotti
Contro l'identità
Di Francesco Remotti
“Contro l’identità” Francesco Remotti
Remo Remotti, 2010
Una piccola famiglia naturale
Fa specie sentir parlare di "contro natura" da parte di rappresentanti della Chiesa Cattolica: ai loro occhi, "contro natura" sono un po' tutte le costruzioni culturali che sono palesemente diverse dai propri schemi costruttivi. Il nostro discorso potrebbe a questo punto concludersi con l’illustrazione di vistose tendenze o addirittura principi e modelli “contro-naturali” che caratterizzano in misura veramente considerevole la “cultura” della Chiesa Cattolica: dal celibato dei preti alle comunità conventuali, dalla verginità della Madonna alla mortificazione dei corpi, dall’ abbigliamento del clero alle costruzioni dei luoghi di culto.
[…] La domanda che viene spontaneo rivolgere ai difensori della famiglia “naturale” è infatti la seguente: come mai la “sacra famiglia” è così poco una famiglia naturale? Se davvero la famiglia naturale fosse così importante, perché il Cristianesimo pone alle sue origini una famiglia che così vistosamente contrasta con le condizioni naturali? Si dirà che non è il Cristianesimo, non sono i Cristiani in quanto tali ad aver collocato alle proprie origini la sacra famiglia: è Dio ad aver combinato tutto questo. La domanda da antropologica si fa allora teologica: perché mai Dio onnipotente non ha trovato di meglio che far nascere suo figlio dal grembo di una vergine, Maria, la quale del resto mantiene la sua verginità anche dopo il parto, con un’evidente emarginazione del suo promesso sposo, Giuseppe? Visto che Dio può tutto, visto che <<nulla è impossibile a Dio>>, come ci assicura l’evangelista che maggiormente scende nei dettagli di questa strana vicenda (Luca 1, 37), perché Dio non ha coinvolto anche Giuseppe in questo processo di filiazione, depositando per esempio la sostanza divina nel seme maschile? Oppure, al contrario, perché non evitare del tutto le complicazioni del processo di filiazione e collocare Gesù sulla terra come neonato o come bambino già formato, ricorrendo in questo caso alla possibilità di adozione? Si dirà che sono domande del tutto strampalate e fuori luogo. E invece no: esse servono a inquadrare con maggior precisione la soluzione adottata dalla divinità (o da coloro che hanno costruito questo racconto: Luca 1, 26-38 e 2, 1-21). Si tratta infatti di una soluzione intermedia, in quando a) viene scartato l’atto sessuale “naturale” […] b) viene scelto un grembo femminile “naturale” per deporvi e farvi crescere il nascituro che sarà poi chiamato Gesù; c) si ritorna tuttavia a una condizione di “innaturalità”, essendo quel grembo vergine sia prima sia dopo la nascita del figlio.
[…] E quando poi si tratta di scendere tra gli uomini, di farsi anch’egli uomo, non accetta le normali condizioni di vita e di crescita, ma si incunea in una coppia di giovani sposi, rendendo la loro famiglia indubbiamente “sacra” agli occhi dei credenti, ma decisamente “innaturale” e “fuori norma” (come del resto si addice a ciò che appunto è sacro). Quando poi questa famiglia di comporta “come se” fosse una famiglia normale, è facile vedere in Gesù quasi uno sprezzante – e un po’ sorprendente, se si vuole – atteggiamento di rifiuto, di presa di distanza, di estraneità. All’espressione di Maria, <<tuo padre e io, addolorati, ti cercavamo!>> (da ben tre giorni), il figlio oppone un rifiuto tutt’altro che filiale, contrapponendo <<il Padre mio>> a Giuseppe (Luca 2, 48-49). […] ma alle nozze di Cana […] Gesù manifesta un sentimento di estraneità ancora più duro nei confronti della madre: << Che c’è fra me e te, donna?>> (Giovanni 2,4). […] Queste espressioni […] sono perfettamente in linea con l’atteggiamento molto critico e ostile che Gesù ha sempre manifestato – almeno alla lettura dei Vangeli – nei confronti di ciò che alcuni chiamano la famiglia “naturale”: la divisione, la separazione, l’odio persino, che Gesù* intende portare all’interno di questa famiglia, non possono essere sottaciuti.
*L’autore si riferisce, tra le altre cose, a questi passi: “Grandi folle andavano con lui. Egli si rivolse loro e disse: <<Se uno viene a me e non odia [latino odit, greco misei] suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e anche la propria vita [latino animam, greco psychén], non può essere mio discepolo>>[…] <<Chiunque di voi non rinuncia a tutti i propri beni, non può essere mio discepolo>> (Luca 14, 25-26 e 33).
“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e vorrei davvero che fosse già acceso! […] Pensate che io sia venuto per portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione [latino separationem, greco diamerismòn]. D’ora in poi, se in una famiglia ci sono cinque persone, si divideranno tre contro due e due contro tre: il padre contro il figlio e il figlio contro il padre, la madre contro la figlia e la figlia contro la madre, la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera.” (Luca 12, 49-53)
“Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace ma la spada. Sono venuto a separare l’uomo da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora da sua suocera; sì, nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me.” (Matteo 10, 34-37)
Da "Contro natura - Una lettera al Papa" di Francesco Remotti