“ Mi sedetti accanto a Murcks, ordinai un Hennessy ed appena il cameriere si fu allontanato lo abbordai direttamente, com’è nel mio stile: — Spara subito, davvero ci siamo già? — Ce l’abbiamo fatta. — Posò la mano sulla mia e disse in un soffio: — Sono così contento, così contento, Macho mio! — Anch’io mi rallegro, — dissi con calore, — che uno dei sogni della mia giovinezza sia divenuto realtà. E per giunta in una democrazia. — Una democrazia dove si abbia dalla nostra la maggioranza del parlamento, è molto meglio di una dittatura. Provai il bisogno di alzarmi in piedi. Mi sentivo addosso qualcosa di solenne: certi momenti storici mi hanno sempre commosso. — Murcks, — dissi con voce soffocata di pianto, — ma è proprio vero dunque? — È vero, Macho, — disse lui. — È cosa fatta? — È cosa fatta... oggi terrai l’orazione inaugurale. Si è già provveduto alla chiamata in servizio per il primo corso. Per ora i partecipanti sono sistemati in albergo fino a che il progetto verrà annunciato pubblicamente. — E l’opinione pubblica, dico, la manderà giù? — Ma certo che la manderà giù. Quella manda giù tutto, — disse Murcks. — Alzati Murcks, — dissi io. — Beviamo, brindiamo allo spirito a cui servirà siffatto edificio: allo spirito delle Memorie Militari! I bicchieri si toccarono e brindammo. Ero ormai troppo rapito da quel pensiero per essere capace di intraprendere ancora qualcosa di serio nella mattinata: mi aggirai senza requie per la stanza, di là nella hall, andai vagando per quella città incantevole, dopo che Murcks si era recato in macchina al ministero. Per quanto fossi in borghese, provavo la sensazione di trascinarmi dietro una sciabola: certe sensazioni si provano di solito solo quando si è in uniforme. Mentre così vagabondavo per la città, già ebbro di gioia per il prossimo tête-à-tête con Inn, giubilante per la certezza che il mio piano fosse ormai cosa certa, ebbi ancora una volta piena ragione di ricordarmi di un’altra frase di von Schnomm: — Eh Macho, Macho, — soleva dirmi, — sempre con la testa fra le nuvole. Me lo aveva detto anche quella volta che il mio reggimento si era ridotto a tredici uomini e ne avevo fatti fucilare quattro per ammutinamento. “
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Brano tratto dal racconto Diario della capitale (Hauptstädtisches Journal, 1959), testo raccolto in:
Heinrich Böll, Racconti umoristici e satirici, traduzione di Marianello Marianelli, Bompiani (collana Tascabili n° 59), 1977; pp. 147-48.











