Un’ultima cosa: non dimenticate che è passato su questa terra un uomo...
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Un’ultima cosa: non dimenticate che è passato su questa terra un uomo...
Romanticismi
The smile on your face let's me know that you need me There's a truth in your eyes saying you'll never leave me The touch of your hand says you'll catch me wherever I fall You say it best When you say nothing at all
Non ho mai visto un modo così elaborato di dire “stai zitta”
Franco Battiato, Alice - I treni di tozeur
Un giorno di tanti anni fa, un pomeriggio di novembre, un amico di scuola mi chiamò al telefono e mi disse, fra tante cose senza importanza, che avevano sparato e ucciso il Presidente Kennedy. Soltanto chi, come me, ha vissuto da ragazzina nel ’63, può ricordare cosa rappresentasse per tanta gente quel presidente. Dio! Sembrava inattaccabile. Poi ecco che uno scemo d’amico, ridendo, ti dice al telefono, come se parlasse di un gatto, che Kennedy è stato ucciso. E ci resti secca. (…) credo proprio che faremo come si fa con le pellicole e torneremo indietro sui nostri passi. L’immaginate? Kennedy morto, ritorna vivo, sorride alla folla e poi scende dall’aereo e prima ancora è con la moglie e la bambina più grande… Lasciamo che viva ancora per qualche tempo nelle immagini del ricordo, facciamo finta di non sapere nulla del suo destino già scritto e penetriamo invece nella realtà di un’altra famiglia; per adesso la tratteggeremo soltanto, poi la conoscerete meglio. (…) Incontrerete poi altri personaggi, che si presenteranno, di volta in volta, per sfaccettature, flash, fatti… imparerete ad avvicinarvi a loro di volta in volta come meglio vi parrà. Vogliamo adesso provare a penetrare nella storia degli eventi? Vi prenderò per mano per trascinarvi indietro nel tempo.
Il Tempo degli Eroi di Bianca Fasano
Gregorio Asero: RIMEMBRANZE
Photo by Fabian Wiktor on Pexels.com Gregorio Asero: RIMEMBRANZE Altre volte il sole sorrideva sui tuoi capelli così dolce ti guardavo come quello che guarda le montagne In certi sguardi che passavano in un istante sul fondo inaridito della mia pupilla io avvertivo quella dolcezza quasi umile che il gusto dei piacerei sensuali assapora furtivo E tu donna orgogliosa che le gote…
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Abbiamo, noi di tautologie dialettiche, iniziato a pensare che forse è inutile dare corda a certi pensieri: sì, ci sarebbe il diario, ma appunto scriverne e riscriverne a che serve? Aumenta solo il malessere del momento senza comunque riuscire a raggiungere una soluzione. Non si affronta un bel niente, non nella solitudine del proprio diario, non più con noi almeno. Forse un tempo ci riuscivamo, ma chi si ricorda. A proposito delle rimembranze: tra le cose che ci hanno sconvolto quel pomeriggio di un paio di settimane fa, era che per l'ennesima volta ci rinfacciava situazioni passate, ci giudicava per delle cose che avevamo detto (non solo su di lei, anche semplicemente degli aneddoti) anni fa, cose di cui noi non abbiamo quasi memoria e che non ci interessano nemmeno più perché appunto sono cose banali (es: la storia di una matita che ricevemmo in regalo circa tre anni fa) che non è che siano rilevanti ormai, e questa da esterna ancora le ricordava a noi - diretti interessati - lei che, ripetiamo: studentessa alla facoltà di psicologia; sempre ipersuperimpegnata, stressatissima, un mare di cose da studiare, da fare, da sopportare a casa; sì, proprio lo stesso elemento insomma sta ancora a ricordarci di quanto siamo stati ingrati nel lamentarci di quella matita che ci regalarono (mica ce l'ha regalata lei, eh, ma una persona che nemmeno frequenta e che conosce a stento) tre anni fa. Pure ci eravamo dimenticati della lamentela. La sua memoria sarebbe ammirevole, quasi, se non fosse che in realtà ripete sempre gli stessi aneddoti e soprattutto se ne lamenta, e soprattutto ancora che lei stessa ammette di non avere in realtà chissà quale memoria. Beh, arrivati a questo punto: si ricorda solo delle cose che vuole rinfacciare, solo quelle cose che può sfruttare per svuotare parte del suo veleno. Al netto di ciò, allora, ci siamo detti: beh, però che vita triste e vuota deve avere una che va ancora a rinfacciare cose che nemmeno le appartengono di ben tre anni fa. Ci fa tenerezza? Uhm, no; in realtà stiamo iniziando a disprezzarla perché ci sentiamo presi di mira e attaccati; oltre al fatto che questa non si fa sentire per settimane-mesi interi poi ci ricontatta per smaltire il veleno addosso a noi. Al di là di questo, con una visione meno coinvolta ci fa tenerezza? Boh, forse non riusciamo a non essere di parte. In realtà siamo piuttosto intolleranti in generale, ma questo è un profondo limite che ci riconosciamo e che vorremmo correggere, pure se non sappiamo bene come. Quindi pensiamo che se lo vuole lei, in fin dei conti. Piuttosto che sputare sangue sui libri si mette a vedere i video di follettina (come ci riesca a fare una cosa del genere, lo sa solo lei, noi ne abbiamo visto uno spezzone mezza volta e ci sanguinavano occhi orecchie e neuroni; dice che la rilassano e secondo noi questo è un chiaro segno di quanto lei si senta più a suo agio nel vedere gente che intellettualmente, diciamo così, stanno messi peggio di lei e lo dimostrano anche le amicizie che frequenta); piuttosto che lavorare su se stessa e allontanarsi da quanto la intossica cerca altri modi per intossicarsi ancora di più e soprattutto rimugina sempre sulle stesse cose. Aveva l'opportunità di elevarsi tramite noi, con una conoscenza comune, ma ha deciso di sputarci sopra e preferire gente che ha evidenti segni di una profonda ingenuità ottusa. Va benissimo. D'altronde ognuno della propria vita fa quello che vuole. Lei sta se non altro smuovendo le carte, cercando di ottenere delle certificazioni che le permettano un passaggio più o meno agevolato in società, noi di tautologiedialettiche c'abbiamo rinunciato e comunque riguardo ad una buona considerazione di se stessi non siamo proprio per niente l'esempio giusto, pure se potremmo risultare arroganti. Ad ogni modo ci chiediamo perché a volte ci dispiacciamo per l'"amicizia" andata. Chissà cosa ci vedevamo in lei e soprattutto, chissà pure noi come eravamo, se non vedevamo certe cose. Evidentemente eravamo imbecilli e non siamo nemmeno sicuri di poter parlare al passato.
Scavalcamenti di finestre, zappate in testa e incidenti di tutti i tipi erano all’ordine del giorno. Questo vuol dire essere molto giovani e avere molti figli. Avere l’abbonamento con l’ospedale. Quando mamma aveva trent’anni c’eravamo tutti e cinque e avevamo un pulmino Fiat 850. Era di sabato, ci aveva presi a scuola per andare al mare, perciò eravamo tutti col grembiule blu, il fiocco bianco e le cartelle. C’erano anche nonna e nonno. Arrivati a Lido dei Pini ci ha fermato la polizia e ha domandato a Emma, mia sorella, quanto pagava. Lei non capiva. Erano convinti che mamma fosse un corriere privato e che facesse l’autista. Con l’occasione nonno ha detto che doveva fare la pipì. Nonna Graziosa per distoglierlo gli diceva «Non ti scappa!». E lui: «Mi scappa». Che poi se tu lo innervosivi quello cominciava a strillare e a battersi sul petto: «Io, Pietranera Bernardino!». Questi carabinieri guardavano perplessi. Allora mamma gli ha detto: «Va bene falla, basta che ti giri verso la cunetta». Poi ai carabinieri: «Quale trasporto, questi sono figli miei!». «Ma come signora, sono tutti suoi?». «E già, sono tutti miei». «Tanti auguri!».
I costruttori di ponti, di Tiziana Zita