Sono notti che il sonno mi sfugge.
La stanchezza non è solo nel corpo, si è infilata piano dentro al cuore. Non riesco a scacciarla. L’appuntamento con l’oncologa si avvicina, e l’ansia si insinua sottopelle, come se stesse aspettando l’ennesima cattiva notizia. Non serve parlare, si sente. Si vede.
Tu, invece, sei sempre stata serena. Piena di una gioia tutta tua. Mai un lamento, mai un problema. Ti bastava un toast al bar fuori dall’ospedale, perché lì il pane è croccante, dici, e non ha quel sapore strano, quasi alcolico, del pane del supermercato. E in quel gesto c’era tutta la tua forza. La semplicità che disarma.
Io invece mi sento a pezzi, mamma. Che stanchezza… Che stanchezza.
Mi ripeti sempre che non sono il primo, né sarò l’ultimo a vivere una situazione così. E hai ragione. Ma sto facendo una fatica enorme. Le cose peggiorano senza sosta. E questa impotenza universale, che sembra stendersi su tutto, mi si è annidata dentro.
Vedrai che tutto si sistema dici... Con quegli occhi felici e verdi come il mare, io senza risposte ti abbraccio forte con i brividi che salgono e mi scuotono nel più profondo.
Cerco di scherzare con la mia bambina, perchè così sei rimasta, non sei mai cresciuta, come facevi tu con me e come mi hai insegnato ad essere. Sei rimasta così, nella mia mente: una bambina spensierata. Continuo a scherzare anche con il mondo intero, perché sono sempre stato solare, ottimista, quello che tiene alto l’umore. Ma adesso... ora ho una tristezza dentro che mi divora.
E mentre continuo a sorridere, dentro mi sento crollare.
El tonto soy yo












