"Molti, sulle orme di Pasolini, pensano che l’antifascismo attuale sia un antifascismo astorico che ha per oggetto e obiettivo un fascismo arcaico che non esiste piú. Roberto Esposito nel suo recentissimo Il fascismo e noi. Un’interpretazione filosofica del fascismo uscito da Einaudi riprende il tema ma lo fa da un altro punto di vista davvero pregnante. Se la categoria di “antifascismo” risulta indispensabile sul piano politico, è però inservibile per la filosofia, per la psicoanalisi e la letteratura, da Deleuze a Littell. Inservibile, precisa, non perché non ci si debba muovere con tutte le forze contro ciò che ha prodotto il fascismo, ma perché è possibile farlo solo penetrando al suo interno, immergendosi nelle tenebre. Rivolgendosi alle pulsioni e agli incubi che continuano ad abitarci ancora oggi. Così che per arrivare a “loro”, ai fascisti, conviene passare per “noi”, la nostra esperienza interiore (come ammonisce lo stesso Foucault).
Il fascismo, va premesso, non è solo un regime, un movimento, una dottrina ma prima di tutto è una macchina metafisica capace di suddividere la realtà in parti opposte, immettendo l’una all’interno dell’altra così da occupare tutte le posizioni in campo, fino a espellere l’avversario dal terreno di gioco. Piú volte si è osservato come sia il fascismo sia il nazismo si qualifichino con connotati opposti: rivoluzionari e conservatori, arcaici e tecnologici, capitalistici e anticapitalistici. Ed è la loro forza.
Certo dal punto di vista degli avvenimenti il fascismo fu determinato dall’avvento della società di massa, dallo sfaldarsi delle istituzioni liberali, da un conflitto coloniale fuori controllo. Ma per afferrare la natura profonda di quanto accadde tra gli anni Venti e Trenta in Europa, occorre oltrepassare il puro succedersi degli eventi. Lì dove i diritti individuali furono negati in nome di una giustizia della razza o della classe in ogni caso di una forma superiore di “umanità”.
Veniamo alla macchina del fascismo osservata in termini pulsionali. Nello scontro col parlamentarismo (Mosse) il fascismo aderisce infatti a una tendenza emotiva assai diffusa, scaturita dalla delusione dei meccanismi di rappresentanza politica, capace di sfruttare sia il timore sia l’esaltazione, il panico o l’eccitazione che può ben essere ricondotta al termine “fede”. In una stagione in cui la secolarizzazione moderna sottraeva spazio alle religioni, il fascismo dava così una risposta religiosa a una domanda di senso cui le democrazie liberali non erano in grado di rispondere. Ne sortì una deificazione della nazione che esercitò un fascino perverso di cui ancora oggi si scoprono le tracce nei movimenti rosso-bruni che percorrono l’Europa.
E ora la psicologia delle masse. Ciò che interessa, a Freud tra i primi, è soprattutto il fenomeno del contagio, ovvero della suggestione reciproca tra i membri della massa sia con la percezione di potenza invincibile che ciascuno ricava dall’appartenenza a un ampio gruppo, sia con l’attenuazione di ogni senso di responsabilità. Freud “riempie” la categoria di suggestione col concetto, decisivo per il lessico psicoanalitico, di libido, inteso come la sintesi di tutte le pulsioni attinenti all’eros sia realizzate sia sublimate. Dove, tuttavia, il motore dell’unione è un’avversione verso ciò che si situa ai confini esterni – e qualche volta, come nel caso dell’ebraismo – all’ interno.
Ciò che si ripete, variando nei modi e nei contenuti, è, allora, la tendenza del capitalismo a uscire dalle proprie crisi in maniera violenta, che non esclude pratiche persecutorie e perfino genocide. Non si tratta della prosecuzione di esperienze concluse, ma di una ripetizione differenziale che, in circostanze ampiamente mutate, tende a produrre risposte omologhe. Ciò che è in gioco ora, secondo Esposito, non è tanto il prefascismo europeo, ma un fascismo americano che, proprio in quanto strutturalmente diverso da quello conosciuto in Europa, può rinviare in avanti a qualcos’altro di cui stentiamo a delineare i contorni."
Antonella Tarpino










