Ieri ho partecipato a Roma al convegno “la scoperta delle aspergirls” e ora cerco di esprimere quanti e quali sentimenti mi si sono accumulati dentro nel mentre che la mattinata si svolgeva... A metà giornata già pensavo che non sarei stata in grado di ascoltare una parola di più. Sono stata svuotata di ogni energia, piano piano, e pezzo dopo pezzo ho visto un'immagine formarsi davanti a me così nitida e piena di dettagli, come piace a me, come piace a noi... Odierei leggere ancora una volta dell'asperger al femminile per sommi capi, perché non rende la complessità e la realtà di ciò che è. E soprattutto non mi ci rivedo... se leggo un'altra volta che le aspergirl amano leggere nella loro stanza io vomito. In realtà può esserci anche una consistente difficoltà nella concentrazione, e quella voglia che ha così bene dipinto Rudy di uscire nel mondo e "spaccare". Possiamo essere tenere ed estremamente glaciali, delle nerd ma anche delle vere e proprie guerriere. E la cosa drammatica capace di buttarci nella disperazione è che facciamo paura, facciamo tantissima paura, perché siamo dei labirinti inspiegabili e a volte dubitiamo anche noi di avere una qualche parvenza di coerenza. Siamo inflessibili e contemporaneamente troppo compiacenti e accondiscendenti. Daremmo via un braccio per un amico ma una mezza bugia è in grado di trasformarci in tori scatenati pronti all'attacco. Non siamo facili da trattare e spesso siamo le nostre nemiche numero uno, ma le esperienze delle più grandi mi fanno sperare e mi fanno sentire parte del genere umano, finalmente.
Fare gruppo non significa credere di essere migliori, fare gruppo è il nostro modo, il mio modo, di sopravvivere. Grazie a una rete di supporto trovare forza in certe caratteristiche che mi appartengono e che mi rendono simile alle mie sorelle. Le chiamo sorelle perché mi danno numerosi esempi di vittoria e di sconfitta personale determinati da quelle stesse caratteristiche che mi rendono quella che sono. E non temo la spersonalizzazione; da aspie, bramo la conformità, bramo il sentirmi, finalmente, una banale e tipica ragazza con nulla di speciale da aggiungere. Sentirsi uguale alle altre, per una volta! ...mi ha fatto piangere. E’ stata quasi un’esperienza mistica e blasfema. E a questo punto posso scegliere di ignorare la cosa e barricarmi nella mia torre di unicità (cosa che mi fa sorridere, non ho mai cercato di essere anticonformista in vita mia), oppure di approssimarmi volteggiando a quel parapetto dal quale si affacciano generazioni di aspergirl più grandi e più sagge, e avvicinare l’orecchio in modo da sentirle, percepirle, capirle, e solo dopo ascoltarle, fidandomi del mio giudizio, per una volta. Ascoltarle dirmi cosa c’è di brutto e cosa c’è di bello in noi, finalmente con una guida al mio fianco e nella mia testa posso definire i confini di questo labirinto e magari creare una mappa che non sarà mai fedele al labirinto reale, ma che mi potrà portare con successo alla fine. Magari dei vicoli ciechi non saranno segnati e resteranno per sempre degli angoli bui, tristi, angoscianti, che mi porteranno in trappola di tanto in tanto, ma la VIA. La via principale, e il senso di questa vita, diventeranno terra battuta lì dove era tutta erba brulicante. E questo grazie a Rudy Simone, e grazie alle mie zie e sorelle aspergirl. Grazie. Grazie. Grazie. Mi inginocchio e mi batto il cuore. Ecco che emozioni ho provato. Ho provato l’emozione di quando vuoi chiuderti in un bagno piccolo e insonorizzato a piangere. L’emozione di quando vuoi abbracciare qualcuno. L’emozione di quando sei in metro, ti guardi intorno e nulla ti colpisce, il tuo corpo è completo, stai bene così, e ti senti allo stesso tempo stanca, riposata, piena e vuota, ma comunque sempre stupendamente autosufficiente e sotto controllo di nessun’altro al di fuori di te stessa.