La bellezza non salverà proprio nulla,
se noi non salviamo la bellezza.
-S. Settis

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La bellezza non salverà proprio nulla,
se noi non salviamo la bellezza.
-S. Settis
Il mondo dell'intellighenzia di sinistra si spacca sul modo migliore per combattere il neofascismo. Scoppia il caso al Salone del Libro
per restare sul pezzo
14 May 2017 |||| Have I mentioned that I hate studying about laws and stuff? Because I really do. But this book’s not so bad, so I try not to scream too much.
Note: the book is about the city of Venice, Italy, its multiplication in little venices around the world and its marketization.
The Recycling of Classical Art at Fondazione Prada
The Fondazione Prada in Milan opened the exhibition “Recycling Beauty”, curated by Salvatore Settis and Anna Anguissola with Denise La Monica, which reflects precisely on the timelessness of classical art and how it has been reused in post-antique contexts. “Recycling Beauty” places the symbols of classical art in a timeline that seems parallel to the one in which it was historically placed, dialoguing with contemporary concepts and the concrete and square spaces of the Foundation.
In the installation designed by Rem Koolhaas/OMA, the antique pieces emerge from their condition of ruin, to be reactivated, rediscovered in a new timeline.
RECYCLING BEAUTY
Che questa mostra non si possa leggere indipendentemente dal luogo che la ospita, lo si evince già dalle parole di Rem Koolhaas nel catalogo. Non dimentichiamo che Koolhaas è l’architetto che ha curato il restauro dell’antica distilleria della periferia sud di Milano che, come d’incanto, si è trasformata nella meraviglia che conosciamo. Tutto questo è pertinente con la mostra? Lo è, visto che il curatore Salvatore Settis ha voluto intitolarla “Recycling Beauty”. Non si tratta della semplice esposizione di una serie di sculture di epoca classica, bensì di un progetto più sottile, così come di grande acume fu la prima mostra con cui fu inaugurata la Fondazione Prada nel 2015, quel “Serial Classic” che proponeva una lettura molto originale della statuaria greco-romana, come grande creazione “collettiva”. Questa volta, la tesi, brillantemente sostenuta dalla qualità dei pezzi esposti, è che nulla si crea e nulla si distrugge, per usare uno slogan di facile comprensione. Non è ovvio, come si può credere, che l’arte classica abbia avuto momenti di grande fortuna e di oblio. Dopo la fine dell’Impero Romano d’Oriente la circolazione di reperti classici prende vigore, prima ancora della grande rivalutazione concettuale che ne farà il Rinascimento. Monumenti, decori, arredi cominciano ad essere riutilizzati, qualche volta, addirittura, cambiandone l’iconografia, come nel caso, per fare un esempio, del magnifico tondo marmoreo di età romana (nella foto qui sotto), che da sepoltura di un soldato, diventa in epoca medievale, una deposizione di Cristo. Insomma non è proprio una novità dei nostri giorni quella di ritrovare antiche porte a capo del letto o tavolini da salotto il cui piano è un bassorilievo. Del resto è un luogo comune piuttosto radicato quello di considerare l’arte classica come un “unicum” intoccabile. Le sculture greche e romane (ma anche le decorazioni musive o ad affresco), vennero distrutte e disperse, ma anche disprezzate almeno fino al Cinquecento (a volte anche oltre), fino a quando le rovine di Roma non divennero fonte inesauribile di scoperta; ricordo solo “en passant” il rilievo di Roma antica, vecchio pallino di Raffaello e del suo incisore Marcantonio Raimondi. Anche nel Medioevo tuttavia, qualche “ricordino” veniva talvolta portato a casa, magari cambiandone il significato o addirittura la valenza simbolica, come nel caso del “Leone che azzanna un cavallo” , tuttotondo del IV secolo a.C. appartenuto ad un gruppo scultoreo con scene di caccia che ritraggono Alessandro Magno, scultura che Michelangelo definì “meravigliosissima” e trasportato, già dal Medioevo, in Campidoglio per celebrare la grandezza di Roma, quindi in tutt’altro contesto storico ed iconografico. Tante le decontestualizzazioni di oggetti, come il pavone in bronzo di che faceva bella mostra di sé presso il Mausoleo di Adriano (130-140 d.C.) e “ricollocato” nella basilica vaticana. Una mostra affascinante, con pezzi ricercati con cura ed esposti e valorizzati con grande rigore, in uno spazio come quello del “Podium” dal nitore delle superfici e dei volumi. Nella “Cisterna” poi una ricostruzione un po’ didattica del cosiddetto “Colosso di Costantino”, gigantesca scultura in marmo e bronzo dorato del 300 d.C. circa, di cui alcuni “frammenti” sono anch’essi conservati in Campidoglio a Roma. Forse, benché accurata è un po’ poco convincente per la sua collocazione in uno spazio, che certamente decontestualizza troppo l’immensa scultura. Mostra imperdibile per chi ama la classicità, non quella algida e da teca museale, ma quella che riesce a permeare di sé il Tempo e tutti i tempi.
Renewed praise for "the globally popular" IF VENICE DIES by Salvatore Settis: "A sharp and timely warning about Venice as an example of historic cities that are increasingly square pegs being forced into a round modern mold of megacity-style consumerism and production."—Oxford Urbanists
https://www.oxfordurbanists.com/magazine/2021/12/22/venice-a-future-for-a-dying-city
To survive quarantine, Interview Magazine editor-at-large Christopher Bollen recommends reading IF VENICE DIES. “An alarming and necessary treatise on how much there is to lose when we don’t work to save one of our most enchanting cities on the planet. It’s out by New Vessel Press, an exciting independent New York publishing house that has been putting out some riveting works in translation.”
https://www.interviewmagazine.com/culture/office-poll-books-interview-reads
Writing in The New York Times, Shaul Bassi quotes from IF VENICE DIES, in which renowned historian Salvatore Settis examines Venice's fragility in the face of mass tourism and rising waters. https://www.nytimes.com/…/…/venice-flood-climate-change.html http://newvesselpress.com/books/if-venice-dies/