La vera libertà
Napoli. O' sol', o' mar' , o' babbà...ma non tutti scendono all'ombra del Vesuvio solo per la mitezza del clima.
Per esempio, una nostra affezionata lettrice, classicista di professione, ci si è trasferita di recente per studiare i famosi Papiri di Ercolano.
Sono, questi, antichi documenti che contengono altrettanto antiche opere di filosofia. Era opinione comune che fossero state già trascritte tutte, ma...leggi e rileggi, esamina e riesamina, la nostra amica ha fatto una scoperta sconvolgente: alcuni frammenti di un dialogo inedito! E su un tema altrettanto inedito, per giunta!
Si tratta, infatti, del De vera libertate, dove l'autore (ancora non identificato) si pone la seguente questione: UTRUM LIBERIOR SIT EXCAPOLUS VIR QUAM MULIERATUM.
In scena ci sono quindi due amici, uno scapolo e l'altro ammogliato, entrambi profondamente infelici, che cercano ciascuno di consolare l'altro facendogli rendere conto di quanto sia fortunato ad essere, rispettivamente, ammogliato o scapolo, e accampando i migliori argomenti possibili per portare acqua al mulino dell'altro.
La nostra intrepida filologa, con le dita che le tremavano e le facevano sbagliare numero in continuazione, è riuscita alla fine a chiamarmi, e a dirmi: "Manu! Ho tradotto al volo i frammenti di questo nuovo dialogo...ti va di aiutarmi a capire chi sia l'autore, tu che ti intendi di filosofia?"
Così mi sono ritrovato fra le mani queste poche, straordinarie righe, che ribaltano con sovrumana potenza tutto ciò che abbiamo sempre pensato sulla libertà degli scapoli.
Ne riporto qualcuna in anteprima.
FRAMMENTI DAL DE VERA LIBERTATE
S: "...come ti rendi conto che l'aria è preziosa solo quando inizia a mancarti, così, una volta assuefatto alla vita di coppia, non ti accorgi più di quanto siano salutari e inestimabili i suoi pregi".
A: "Ma di cosa stai parlando? Ti prendi forse gioco di me?"
S: "Oh no, amico mio, al contrario! Sei tu che ti prendi gioco di te stesso, fingendo di non vedere la beatitudine che gli dèi ti hanno concesso! Devo essere franco? La vita di coppia è terribilmente comoda, tranquilla, priva di rotture di [BUCO NEL PAPIRO], rispetto a quella solitaria!"
A: "Spiegami perché".
S: "Ti faccio un esempio banale. Quando sei scapolo, come me, ogniqualvolta incontri una persona di sesso femminile, ti scatta in automatico una sfilza di paranoie:
Oddio.
Questa ragazza mi piace o non mi piace?
Potrebbe essere una potenziale partner?
E se sì, per quanto?
Per una cosetta a tirar via o per una storia seria?
Senza parlare delle angosce sociali:
Ma sarò il suo tipo? Ma se ci provo e mi dice di no, che figura ci faccio?
E se poi ha già il ragazzo, e quello si offende?
E aspetta...e se poi mi toglie il saluto, e rovino una possibile amicizia?
E tutti questi tormenti, calcoli, dubbi, senza averle ancora neanche rivolto la parola!
Figurati quando poi ti ritrovi a parlarci...che graticola, che affanno, che ruota della tortura! Ogni parola, anzi, ogni respiro deve essere studiato, misurato, calibrato, per risultare affascinante se la tipa ti interessa, o sfuggente se non sei interessato, senza contare poi che molte ragazze sono attirate dagli uomini sfuggenti, il che incasina ulteriormente le cose! E vogliamo parlare degli equivoci, dei fraintendimenti? Ma io pensavo...ma mi era sembrato...ma mi avevi fatto capire...è come stare sempre su un [BUCO NEL PAPIRO] di palcoscenico, sempre con l'ansia di non illudere, o di non alludere, o di non deludere...tutto ciò scompare come un brutto sogno, quando sei coniugato. Incontri una donna? Puoi dirle quel che vuoi, comportarti come vuoi, fare battute da [BUCO NEL PAPIRO] senza sentirti in colpa, farle qualche gentilezza o galanteria senza che nessuno sospetti di te o ti rida alle spalle...in una parola, sei libero! Senza più nessuna preoccupazione!
E quando qualcuna si invaghisce di te e te lo fa capire, ecco, per toglierti da ogni imbarazzo ti basta lasciar scivolare, in una frase qualsiasi, quelle tre perfide, magiche, sottili paroline: La mia ragazza. E ogni problema è risolto alla radice. Finalmente respiri, per Iupiter! Finalmente ti rilassi! Finalmente puoi vivere in pace!"
A: "Ma pure in un rapporto di coppia si deve stare spesso all'erta, controllarsi a vicenda, preoccuparsi di cosa fa l'altro...o si rischia di [TESTO LACUNOSO]..."
S: "Precauzioni inutili, caro amico, che potete anche risparmiarvi. Se la tua donna ti vorrà tradire, troverà comunque il modo. E viceversa se vorrai tradirla tu. Tanto vale vivervela con serenità, senza scenate e senza menate. Tutti quegli espedienti non ottengono nulla: sono come cavare gli occhi a un pipistrello".
A: "Ma almeno ammetterai che quando sei scapolo [BUCO NEL PAPIRO] molto di più!"
S: "Non so chi abbia messo in giro questa menzogna ridicola e offensiva. Ma come? Non vi rendete conto di quanta fatica ci tocca fare, a noi scapoli, per arrivare ogni volta a [BUCO NEL PAPIRO]? Ogni mese, peggio, spesso ogni settimana, peggio, a volte persino ogni giorno, ci tocca conquistare una ragazza nuova, con tutto l'apparato dispendioso che questo richiede. E la maggior parte di loro, giustamente, ci pianta dieci a zero appena capisce che non abbiamo intenzioni serie. Costringendoci a ricominciare tutto daccapo. Voi, invece, avete una persona su cui potete sempre contare, 365 giorni l'anno, e che tra l'altro vi ama, vi conosce, è convinta di voi, e non vi obbliga a interminabili ore di spiegazioni e chiarimenti dopo ogni [BUCO NEL PAPIRO], come invece succede a noi".
A: "È proprio vero che..."
a questo punto il testo si interrompe. Si accettano congetture su come proseguisse. È ragionevole che l'ammogliato citasse la versione latina di un famoso proverbio, diffuso in tutte le culture, che da noi suona "L'erba del vicino è sempre più verde", ma in India, per esempio, "Il peperoncino del vicino è sempre più piccante".
E in Giamaica: "L'erba del vicino è sempre più buona".
Sulla paternità, invece, possiamo divertirci con le ipotesi più varie. Chissà come si inquadrerebbe un discorso del genere all'interno del pensiero di Plotino, di Pirrone o di Epicuro. Magari l'ha scritto una donna, per prendere in giro l'ottusità dei discorsi tra maschi.
Nell'attesa che i filologi facciano chiarezza, possiamo abbandonarci al gioco delle attribuzioni, le più improbabili, le più fantasiose....
...in piena libertà.













