Rivivere la Notte prima degli esami è un po’ come cercare di ricordare il perché fossimo così arrabbiati, un tempo, con la vita e con noi stessi. Ed è tristemente difficile, ricordarsi, perché ogni sensazione scava un solco che resta indelebile ma il ricordo pian piano svanisce. Diventa evanescente, come le immagini. Mi resta la stessa sensazione proprio qui, alla bocca dello stomaco, un addio riverberato e ripetuto di continuo al vuoto del tempo e dei giorni, dalla maturità, o forse addirittura dalla terza media, per me lo scorrere degli anni è stato un susseguirsi di addii e abbandoni che pensavo non avrei tollerato. Alla fine, tolleriamo e ci abituiamo a tutto, eppure è un meccanismo che va oliato, e che pure oliato non riesco ad apprendere. Non ancora, almeno. Domani ho un esame, mia sorella ha la maturità, e io ripenso a me, tre anni fa, a Venditti e alla pioggia che batteva il 23 giugno. Mi ricordo la sensazione di paura e quell’ emozione indescrivibile che non si può ripetere, perché è il brivido della Notte prima degli esami. C’è un sapore diverso nel parlarne, come la fine di un’era, di qualche parte di noi che non tornerà più. Eppure, ho ancora gli stessi amici delle superiori, ci vogliamo bene, usciamo insieme ogni settimana, eppure. Eppure questa sera c’è e sempre ci sarà il sentore di un addio prolungato a dismisura, senza fine, oltre il nostro tempo ormai finito, che tante notti prima di un esame ho passato in questi anni, ma nessuna come quella.