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wolfram and the five demons... (aka, the rest of the commonwealth)
Soldiers of the Polish Army, France, 1940. After the fall of Poland, surviving units of the Polish Army served with gallantry and ferocity in France and at Narvik in Norway. At Dunkirk, 20,000 Polish troops were evacuated and went on to fight in North Africa, Italy, France, and the Netherlands.
While this guy looks like the Polish John Cena, Getty has a copy of this image in their database so it seems about as legit as you can get, unless Getty is going around and buying photoshopped stuff now, which would track in this cyberpunk dystopia.
Sitzkrieg: How you can sit there calmly eating muffins while we're in this horrible trouble I can't make out. You seem perfectly heartless! Korulein: Well, I can hardly eat muffins in an agitated manner?! The butter would probably get on my cuffs. One should always eat muffins quite calmly - it's the only way to eat them. Sitzkrieg: I say it's heartless you're eating muffins at all, under the circumstances. Korulein: When I am in trouble... eating is the only thing that consoles me. At! The present moment! I am eating muffins because I am unhappy. Besides, I'm particularly fond of muffins.
“ Abbiamo appena subito un’incredibile sconfitta. Chi ha sbagliato? Il sistema parlamentare, la truppa, gli Inglesi, la quinta colonna, rispondono i nostri generali. Tutti, tranne loro. Quant’era più saggio il vecchio Joffre! «Non so - diceva - se sono stato io ad aver vinto la battaglia della Marna, ma di una cosa sono sicuro: se l’avessimo persa, sarebbe stato per causa mia». E forse, con queste parole, intendeva ricordare che un capo è responsabile di tutto quanto accade sotto il suo comando. Poco importa se non tutte le decisioni siano state prese di sua iniziativa, se non era a conoscenza di ogni mossa. Perché è il capo, ha accettato di esserlo e su di lui, nel bene come nel male, ricade la responsabilità dei risultati. Di questa grande verità, che un uomo semplice esprimeva con tanta semplicità, solo oggi ci pare di cogliere sino in fondo il significato. Alla fine della campagna, non conoscevo ufficiale che ne dubitasse: checché si pensi delle cause profonde della disfatta, la causa diretta - che andrà a sua volta indagata - fu l’incapacità degli organi di comando. “
Marc Bloch, La strana disfatta. Testimonianza del 1940, (traduzione di Raffaella Comaschi, a cura di Silvio Lanaro, Collana Biblioteca studio), Einaudi, 1995. (Libro elettronico)
[ Edizione originale postuma: L'Étrange Défaite. Témoignage écrit en 1940, Éditeur Franc-Tireur, 1946 ]
84 years ago today in France. Men of the 2nd East Yorkshire Regiment on exercise wearing snow suits, 4 February 1940.
Battalion war diary page covering the 4th Feb attached for reference.
“ Il nostro ordinamento governativo si fondava sulla partecipazione delle masse. Ma che cosa mai fu fatto affinché questo popolo, cui affidavamo i nostri destini e che, in sé, non ritengo incapace di una scelta avveduta, disponesse di quel minimo di informazioni chiare e sicure senza le quali è impensabile qualsiasi comportamento razionale? Nulla, in verità. Questa, certo, è stata la grande debolezza del nostro sistema che si diceva democratico, questo il peggior crimine di tutti i nostri pretesi democratici. Pazienza non avessimo avuto a lamentare che le omissioni e le menzogne suggerite da un dichiarato spirito di parte, riprovevoli, certo, ma in definitiva facilmente individuabili. Succedevano cose peggiori. La stampa che si professava di pura informazione, persino certi fogli tra quelli che dichiaravano di obbedire unicamente a consegne di ordine politico servivano in realtà interessi nascosti, spesso sordidi e a volte originariamente estranei al nostro paese. Forse il buon senso popolare trovava qui una rivincita, espressa nella crescente diffidenza verso ogni forma di propaganda, scritta o radiofonica. Sbaglia infatti chi pensa che l’elettore voti sempre «come vuole il suo giornale». Conosco più di una persona, di umile estrazione, che ogni giorno riceve il quotidiano locale e vota quasi immancabilmente contro. Ed è forse tale impermeabilità a direttive insincere a costituire oggi, nelle condizioni in cui versa la Francia, uno dei nostri migliori motivi di consolazione, quasi una speranza. Ma era questa, lo si ammetterà, una ben misera formazione intellettuale quando si trattasse di individuare gli obiettivi di una immensa lotta mondiale o di prevedere l’uragano e di armarsi adeguatamente, e in anticipo, contro i suoi fulmini. Deliberatamente - si leggano Mein Kampf e le conversazioni con Rauschning - l’hitlerismo rifiuta alle sue folle ogni accesso al vero. La persuasione è sostituita dalla suggestione emotiva. Quanto a noi, la scelta s’impone: faremo anche del popolo francese la tastiera vibrante del magnetismo di qualche capo (ma quali? gli attuali non suscitano fremiti) o ne faremo il collaboratore cosciente dei rappresentanti che esso si è dato? Allo stadio attuale della nostra civiltà, non vi può essere risposta equivoca a questo dilemma. Le masse non obbediscono più. Seguono, perché suggestionate o perché sanno. “
Marc Bloch, La strana disfatta. Testimonianza del 1940, (traduzione di Raffaella Comaschi, a cura di Silvio Lanaro, Collana Biblioteca studio), Einaudi, 1995. (Libro elettronico)
[ Edizione originale postuma: L'Étrange Défaite. Témoignage écrit en 1940, Éditeur Franc-Tireur, 1946 ]
“ Un bel giorno, era maggio, l’ufficiale incaricato dell’installazione incontrò per la strada un gruppo di carri armati. Di uno strano colore, però. Ma che! Conosceva forse tutti i modelli in uso nell’esercito francese? La colonna, poi, era impegnata in una manovra quantomeno bizzarra: sfilava verso Cambrai, in direzione opposta a quella del fronte. In una piccola città, dalle vie un po’ tortuose, non può forse capitare che le guide perdano l’orientamento? Il nostro uomo si apprestava a raggiungere il capo del convoglio per indicargli la strada, quando un tizio, più accorto, gridò: «Attento! Sono Tedeschi!» Questa guerra è stata una continua sorpresa. Le conseguenze, sul piano morale, sono state a quanto pare gravissime. So di toccare un argomento delicato, in merito al quale, già lo si è detto, non ho una diretta esperienza. Ma certe cose vanno dette, anche brutalmente. L’uomo può disporre di tutte le sue energie quando si trovi ad affrontare un pericolo previsto sul luogo previsto; ben più difficilmente potrà tollerare di sentirsi minacciato all’angolo di una strada che egli presumeva tranquilla. Ricordo, dopo la battaglia della Marna, una compagnia che era andata valorosamente all’assalto durante un terrificante bombardamento; il giorno successivo, vidi gli stessi uomini in preda al panico quando tre granate, senza provocare feriti, caddero lungo una strada al cui margine erano state ammucchiate le armi durante la corvè dell’acqua. «Siamo partiti perché c’erano i Tedeschi»: tante volte, in maggio e in giugno, mi è capitato di sentire queste parole. Traducete: là dove non li aspettavamo, dove nulla lasciava supporre che avremmo dovuti trovarli. Sicché certi cedimenti, che temo innegabili, hanno avuto origine nel battito troppo lento cui erano stati allenati i cervelli. I nostri soldati sono stati sconfitti, si sono, in qualche misura, lasciati sconfiggere troppo facilmente, innanzitutto perché noi pensavamo in ritardo. “
Marc Bloch, La strana disfatta. Testimonianza del 1940, (traduzione di Raffaella Comaschi, a cura di Silvio Lanaro, Collana Biblioteca studio), Einaudi, 1995. (Libro elettronico)
[ Edizione originale postuma: L'Étrange Défaite. Témoignage écrit en 1940, Éditeur Franc-Tireur, 1946 ]