/ Wakin' on a pretty day /
La banchina deserta mi porta verso casa. Non porto gli occhiali, ho perso la vista ballando nella più grande house party mai vista, musica terribile al buio davanti a un albero di natale sbilenco, decorato con lattine di birra e altri oggetti volanti non meglio identificati (ufo).
A mezzanotte ci siamo baciati al centro di un parchetto, interrompendo il brindisi di un gruppo di turchi - filmavano un paio di ragazze, probabilmente le loro figlie, mentre ballavano in piedi sopra una panchina. Probabilmente in quel film sullo sfondo ci siamo noi, immortalati in un abbraccio e un bacio umido. Ci auguriamo buon anno, i turchi rispondono riprendendoci coi loro cellulari. Balliamo in questa grande casa occupata, tutti usando il nostro corpo malissimo ma ridendo un sacco. C'è una ragazza lituana, in particolare, amica dell'amica che ci ha portati qui, che si autodefinisce party animal e balla benissimo, salta, su e giù, sensuale ma ubriaca. Balla con me, mi dice 'balli bene, ma sei lenta', poi si scusa col mio accompagnatore dopo una goffa lap dance. Beviamo tequila con un ragazzo egiziano originario di Croydon, parliamo di rifugiati e del suo lavoro attraverso l'Europa. Come si fa a instillare sicurezza in chi ha perso ogni cosa? Buoni propositi per il 2018.
Nel frattempo ho preso il treno, e il treno arriva a Victoria station, e io penso che così come in questa grande stazione mille storie si incrociano e si sfiorano, così Londra fa da nodo in cui si legano infiniti sogni.
O forse è solo il primo giorno dell'anno, e io sono in piena sbornia multietnica.








