Si avvicinano e cominciano a ballare sulle note di una canzone malinconica che flebile esce da quel vecchio juke-box nell'angolo. Chiudono gli occhi e cominciano a roteare tenendosi le mani strette quasi a fondersi uno nell'altra, unirsi e non lasciarsi.
E il vento le accarezza le guance e le sfiora i capelli e lui apre gli occhi e la trova più bella di quanto ricordasse, con la pelle bianca come quella luna che dall'alto li guarda con un sorriso triste e gli occhi lucidi bagnati da lacrime chiare come l'acqua della Senna.
Sanno che è l'ultima notte che passeranno insieme, sanno che il giorno dopo torneranno alle loro vite. Lei sarebbe stata la solita ragazza fragile che corre a scuola con i libri in mano, quella mai innamorata di qualcuno di reale, troppo impegnata ad amare il vento. Lui avrebbe continuato a non amare nulla e nessuno, troppo impegnato ad odiare se stesso.
Ma quella notte, quell'ultima notte, fuori da quel bistrot, guardandosi negli occhi, si fanno una tacita promessa.
"Solo tua"
"Solo tuo"