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«Ci nutriamo di etichette, le accettiamo e accettiamo di averne una»
Per anni e anni mi hanno sempre eitchettato come la bambina e la ragazza timida, quella con cui parlare era impossibile, quella a cui veniva continuamente chiesto "Ma perché ridi sempre?" quando quel sorriso per me era come se dicesse tutto, quella con cui pochi hanno provato ad instaurare un rapporto nella vita. Per fortuna esistono persone a cui piaci così come sei, che hanno voluto conoscerti in fondo, guardando oltre ad una semplice apparenza, e di tutte le tue imperfezioni se ne è innamorato, tanto da considerarle pregi.
Da "Chi sta male non lo dice - Antonio Dikele Distefano"
TRASCRIVERE.
Trascrivere è molto più faticoso di scrivere... Trovo traccia nel volume di Marc Fumaroli della mostra che vidi a Parigi nel 1993, "L'āmes su corps" curata da Jean Clair. Fumaroli la cita a proposito della Specola fiorentina e dell'insostenibile paragone con i cadaveri di Serrano e di Damien Hirst. Come dargli torto?
"Prima", ma non chiediamoci prima di cosa, sottolineavo i libri che leggevo. In realtà li "operavo", li sezionavo. Non si trattava di una pura e semplice sottolineatura, piuttosto di una specie di vivisezione. Sottolineature di diversi colori, fercce, note a pié pagina, letterine, punti, spirali, virgolette, parentesi, insomma una vera ferramenta segnica. Poi è arrivata l'epoca degli evidenziatori che mi ha toccato poco: troppi presuntuosi. Quindi ho i cominciato a trascrivere intere pagine sui miei quaderni; ne ho riempiti decine. Ho letto interi libri alla ricerca di cosa sottolineare oppure cosa ricopiare sui miei quaderni. Oggi, per meglio dire da alcuni anni, mi limito a leggere con qualche cedimento; anzi con molti cedimenti, ma ho imparato a convivere con questa innocente dipendenza. Tanto da condividerla con voi...