Sono parole private che io ti dedico in pubblico (Thomas Stearns Eliot) (foto falpao, sottolineature a matita)
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Sono parole private che io ti dedico in pubblico (Thomas Stearns Eliot) (foto falpao, sottolineature a matita)
“Siddharta” Hermann Hesse
SOTTOLINEATURE. Ho smesso nel 1996 di sottolineare i libri che sto leggendo. Ho smesso di farlo perché mi sono accorto che no leggevo più, in realtà cacciavo; andavo alla ricerca di cosa sottolineare. Avevo perduto "il piacere del testo" di cui parla Roland Barthes in un suo famosissimo saggio. Ci sono, naturalmente. Anche altre motivazioni per cui ho smesso di segnare i miei libri, per esempio quelle estetiche: ero turbato, una volta riposto i libri che stavo leggendo, di vedere tutti quei segni così irregolari, poco precisi, fastidiosi; rovinavano il tessuto visivo del testo. Ma c'era anche una motivazione più profonda: che diritto ha il lettore di "ritagliare" un brano, un passo, una riga o anche una singola parola, dal tessuto testuale ordito dall'autore? È possibile ritagliare un particolare a scapito del "continuum" del tutto? Non è forse questo modo di fare, un insopportabile abuso nei confronti dell'autore? Abbiamo il diritto di scambiare il particolare per l'insieme? È giusto portare fuori contesto, frasi, espressioni, dialoghi? Non lo è. In realtà, non mi sono mai liberato del tutto dal vizio del furto di parole; anche questo blog è infarcito di citazioni, brani, ritagli. Tuttavia l'integrità visiva e percettiva del testo resta tale. I libri della mia biblioteca sono stati salvati dalla furia sottolineatrice, azione solipsistica per eccellenza, priva di giustificazioni, crudele come l'atto di recidere fiori. Fatelo anche voi e al più presto.
E per sempre, noi che abbiamo conosciuto le cose vere, per sempre, noi figli dell'orrore, per sempre, noi reduci dal ventre del mare, per sempre, noi saggi e sapienti, per sempre - saremo inconsolabili. INCONSOLABILI. -Alessandro Baricco, Oceano Mare.
FERITE
La matita ferisce la pagina.