"All’uomo niente è più utile dell’uomo". Sono le parole che ho trovato leggendo l’Ethica di Spinoza e che oggi, a distanza di mesi, mi trovo a rielaborare nella mia testa. Secondo il suddetto filosofo l’istinto che accomuna ogni essere vivente è l’autoconservazione (il conatus). Continua: "gli uomini non possono desiderare per loro e la loro conservazione che tutti concordino in tutto, in modo che le Menti e i Corpi formino quasi una sola Mente e un solo Corpo". E chiude lo scolio: “gli uomini, che siano guidati dalla ragione non bramino per sé niente che non desiderino anche per gli altri, e perciò sono giusti, onesti e fedeli”. Non si tratta di un dover essere imposto ‘dall’alto’; -anche perché il ‘Dio’ o ‘Assoluto’ di Spinoza non ha giudizi di merito- ma il metodo -secondo lo stesso filosofo- più razionale per una migliore convivenza tra gli esseri umani. Mi sento di interpretare le sue parole nel seguente modo: ‘tratta i bisogni degli altri come fossero i tuoi’. Non si tratta di carità, ma compassione -che non deve necessariamente avere una connotazione negativa: posso infatti provare compassione per una persona felice-; il che comporta essere in grado di ‘sentire’ quello che prova l’altro e quindi immergersi nel suo stato d’animo. Per essere in grado di ‘sentire’ gli altri e quindi poter essere realmente utile all’altro, è però necessario avere prestato attenzione alle proprie necessità, i propri desideri, aver tastato con mano i propri limiti, essersi perdonati per i propri fallimenti, ed essersi accettati nonostante i difetti. In sostanza quindi è necessario anzitutto un sentirsi. Di recente sono tornato attivo su Tumblr e, girando tra i vari blog, mi è capitato di leggere nelle rispettive descrizioni cose come: “non so chi sono”, “non so cosa ho”, “non so cosa sia l’amore”. La risposta a questi interrogativi (dal mio punto di vista) sta nel definire -per quanto ci è possibile farlo- la propria anima. Più sarai accurato nel definire ciò che ti piace, ciò che ti suscita ribrezzo, etc; più sarai capace di focalizzarti sulle cose che realmente ti piacciono e che portano appagamento. Chiudi gli occhi. Focalizza il respiro e quello che senti internamente. Scaccia i pensieri che ti ronzano incessantemente in testa e prenditi del tempo per conoscerti e stringere un’alleanza con te stesso. È vero che non tutto dipende da noi, che siamo liberi ma fino a un certo punto, che ci tocca spesso scontrarci con realtà diverse dalla nostra. Ma non è anche vero che tutti vogliamo essere felici? Non è forse vero che la felicità è l’unico scopo della nostra stessa esistenza? Quindi perché odiarsi per i propri difetti, perché soffermarsi sui propri limiti, perché piangere sui propri fallimenti? Non ci stiamo così allontanando dal nostro più grande desiderio? Ascoltarsi quindi è la chiave per essere felici e -sapendo ascoltare- rendere felice chi ti sta vicino “in modo che le Menti e i Corpi formino quasi una sola Mente e un solo Corpo”. Non è mia intenzione dire a nessuno come dovrebbe vivere la propria vita, né tantomeno ho la presunzione di spacciare quanto detto fin’ora come verità assoluta. Questa vuole essere semplicemente la riflessione di un ragazzo che si è stufato di vivere la vita passivamente, che vuole prendere le redini della sua caotica esistenza e cominciare a vivere una vita autentica.