prova ad incendiarmi di nuovo
« Ma vieni qui perché vuoi davvero fare la Cheerleader oppure hai solo tempo da perdere? » con nessuna particolare inflessione del tono, completamente asettica.
La ignora in un primo momento, si avvia semplicemente al borsone dal quale inizia a tirare fuori i vestiti e indumenti vari, o almeno fino a quella frase che esce dalla bocca della serpe maledetta «e tu vuoi davvero una risposta o ti diverti ad essere irritante e basta?»
In un primo momento, quello che spunta sulle sue labbra, è un sorrisetto divertito; in un secondo, evidentemente incapace di trattenerla, le esce anche una risatina dalle labbra. Acuta, femminile. Ma anche antipatica, da vipera. « Irritante? » retorica, o forse no. « E perché sarei irritante? » con l’accesa curiosità di chi una risposta l’aspetta sul serio. « Perché dico la verità?
«No» non è perché dice la verità «Perché sei una figlia di Morgana e ti diverti a dare fastidio alle persone che non hanno alcuna intenzione di rivolgerti parola» e non la guarda mentre lo dice, si limita tirare su fino al sedere il paio di leggins neri alzandosi in piedi.
Ancora una volta, le sue labbra si increspano in un sorrisetto particolarmente divertito nel sentirsi definire in quel modo. Figlia di Morgana. Per lo meno, le si addice. « Ah no? » non hai intenzione di rivolgerle la parola? Peccato. Anche se la sua espressione non muta neanche un po’, restando beffarda e divertita quasi le avesse appena dato la notizia migliore della giornata.
«Capisci così poco la nostra lingua che non riesci a cogliere il significato delle parole?» Meg da tutto ciò è irritata, che poi a irritarla basta la presenza della serpeverde. Si veste il più in fretta possibile, che non è abbastanza in fretta data la lentezza dei movimenti che compie – e che le provocano anche qualche dolorino.
« Già generalmente non sei un granché » e lo dice come se fosse una banalità, un qualcosa da dare per scontato. « Oggi che ti è successo? Sei cascata dalla scopa a lezione di volo? » ah giusto, non è del primo anno. Oops.
«Non sono al primo» secca e decisa, perché essere definita piccola è peggio che una pessima cheer. «e ho male alle gambe e alle braccia» e così giustifica anche il suo essere poco reattiva agli allenamenti di quei giorni.
« E come mai? » in riferimento all’aver male alle gambe ed alle braccia altrui. Per quanto, anche questa volta, continui a rivolgersi a lei in modo completamente asettico. No, non è affatto preoccupata. Eppure una risposta sembra trovarla e darsela da sola: « forse non sei semplicemente portata » per fare la cheerleader
«Forse stai zitta e basta» perché si è decisamente stufata di tutto quel parlare. Di lei.
« Io? » retorica, ancora una volta, nell’alzare un sopracciglio, quasi fosse perplessa « non mi si addice » lo stare zitta, chiaramente « e poi ho ragione » non ammettendo repliche, in questo caso, a giudicare dal tono convinto con cui lo dice.
Torna quindi sul borsone e afferra la bacchetta e la spazzola, per poi avviarsi verso uno degli specchi dello spogliatoio e dire semplicemente «e prima di aprire bocca sulle prestazioni altrui, fossi in te, prima guarderei me stessa e la mia squadra. E tu» pausetta d’effetto «non mi sembri nella posizione di potertelo permettere»
Solo nel sentire il rumore dei suoi passi diretti ad uno degli specchi dello spogliatoio, solleva lo sguardo verso di lei, squadrandola da capo a piedi e soffermandosi in particolare modo su quanto ha tra le mani: la bacchetta. Al che, anche se Maegan le stesse dando le spalle, è la propria che stringerebbe tra le dita e, qualora fosse abbastanza veloce da sollevarla e castare l’incantesimo prima che l’altra riponga la sua sul lavandino, gliela punterebbe contro. Al che, pronuncia chiaramente la formula dell’incantesimo « expelliàrmus » con tutta la decisione del caso nel veicolare e dar vita alle proprie intenzioni attraverso il catalizzatore, sotto forma di magia. « ops »
Interazione conclusa ecco che si avvia allo specchio, e iniziare a spazzolarsi i suoi bellissimi capelli, ma nemmeno il tempo di posare la bacchetta che questa le rimbalza via dalla mano e atterra proprio vicino a Heaven. Maegan si gira di scatto verso l’altra con gli occhi sgranati e la bocca aperta. Non se lo aspettava, proprio per niente. E forse anche per quello che l’incantesimo riesce così bene. «Ma che gramo fai?» e l’unica cosa che ha in mano ora è una spazzola, con la quale può fare ben poco, ma ecco che l’istinto ha la meglio e si avvicina a Heaven con un’espressione tutt’altro che pacifica e conciliante, nel tentativo di recuperare la bacchetta il più in fretta possibile «Sei così vigliacca che hai bisogno di colpire alle spalle?» e ora la vipera velenosa lo sembra lei dalla voce che sembra più un sibilo e lo sguardo gelido rivolto alla terzina.
Lo sguardo cade sulla bacchetta, ma è un attimo soltanto, prima di tornare nuovamente su Maegan, con tanto di sorrisetto stampato in volto. Gli ingranaggi della sua mente isolano qualunque cosa abbia intorno, oltre la figura di Maegan ben puntata, ed iniziano a lavorare al fine di generare un’immagine oltremodo chiara di quanto vorrebbe ottenere: la secondina completamente avvolta da una ragnatela resistente quanto appiccicosa. Proprio lì. Nel bel mezzo dello spogliatoio. Stile baco da seta. « tessitèla » ... « come si dice? » vanno bene entrambe: “scusa” e/o “per favore”.
D’impulso si avvicina per riprendere l’unica cosa che la potrebbe difendere dalla vipera davanti a lei, ma ecco che non fa abbastanza in fretta che viene bloccata da una ragnatela resistente e schifosissimamente appiccicosa proprio nel mezzo dello spogliatoio. L’incanto della Hazaar riesce proprio a dovere, e lei è intrappola. «Si dice» e il tono è esasperato sì «sei – una – stro*za» ed ecco un sorrisetto falso e irritante che le increspa le labbra, dopo aver ben evidenziato le parole una ad una. «Cos’è? Ti manca il coraggio di affrontare una del Secondo alla pari?» e qui l’accusa è evidente e pesante. E niente scusa, né per favore. Figurarsi.
Guarda con soddisfazione il corpo di Maegan completamente avvolto dalla sua ragnatela, in un’esecuzione discreta dell’incantesimo. Ma le sue attenzioni tornano con una certa fretta su un qualcosa che, in questo momento, le preme maggiormente. Lo sguardo di fatti cade verso il basso, accanto ai suoi piedi, laddove la bacchetta della secondina è finita a seguito del suo primo incantesimo. Peccato che la stessa sia bloccata in quella crisalide e non possa recuperarla, problema al quale pone rimedio da sé, prendendola da terra ed infilandosela nell’elastico dei leggins, nella parte posteriore.
«Non toccarla» e questo lo dice a denti stretti, riferita ovviamente alla bacchetta che ha Heaven si è appena intascata. E nonostante la spavalderia di Meg sia intaccata visto che la sua unica arma è in mano nemica, mantiene uno sguardo glaciale senza far trapelare quell’insicurezza che si sta insinuando piano piano.
Solo adesso torna a guardare Maegan con un sorrisetto che la dice lunga, stampato in viso. « Figlia di Morgana » e solleva l’indice della mano sinistra, quella priva del proprio catalizzatore « str*nza » e solleva anche il medio « che dici ne aggiungiamo un altro? » piegando appena il capino di lato, vagamente curiosa
La Terzina inizia ad elencare gli insulti e solo alla fine Maegan ricambia quel sorrisetto falsissimo – l’unico tipo di sorriso che le due si rivolgono oltretutto. «uhm sì» aggiungiamone un altro va «Ritardata» insultoni proprio, ma ha dodici anni e non ci si può aspettare di meglio, o peggio.
« Noiosa » sentenzia con un tono, di fatto, annoiato « e pure poco di classe » con un che di superiore, quasi le ne fosse l’esempio migliore, di classe s’intende. Si alza dalla panca, in modo da eliminare definitivamente ogni tipo di distanza che la separa dalla secondina, all’orecchio della quale avvicina le proprie labbra « non era quello che volevo sentire, comunque » peccato, ti sei giocata la tua occasione. Continua a camminare, quasi le girasse intorno, eppure il rumore dei suoi passi – per quanto silenziosi – cessa una volta trovatasi alle sue spalle. « Non sono vigliacca e non mi manca il coraggio » una semplice constatazione, niente di più. Non è arrabbiata e neanche infastidita. « Ma non sono neanche il perfetto esempio di Grifondoro » quindi onesta, leale. Al che « ma una cosa l’ho capita: la lingua non ti serve a niente » decisa, questa volta. Ed ecco che i suoi passi tornano a risuonare sul pavimento finché non le si trova di lato, in modo da puntare il catalizzatore contro le labbra altrui.
Ascolta le parole dell’altra senza commentare, anche perché è troppo concentrata sulla ragnatela che si sta allentando sempre di più e dalla quale riesce finalmente a liberarsi proprio poco prima che Heaven le arrivi al fianco per puntarle la bacchetta alle labbra. Sfrutta giusto quell’attimo dell’altra per concentrarsi sull’incanto, per tentare di darla una spinta abbastanza forte da cercare di farla cadere a terra, o per lo meno farle perdere un tantino l’equilibrio.
E di certo lei è talmente presa e concentrata sull’ennesimo incantesimo che vorrebbe castare che quasi non se ne accorge, per quanto le sue iridi siano fisse su l’altra per tutto il tempo. Cade per terra e, come se fosse uno scudo per la bacchetta dell’altra, si stende completamente, in modo da non toglierle ogni possibilità di recuperarla.
Si butta a terra, potenzialmente sopra Heaven con il chiaro tentativo di recuperare ciò che è suo. Viene ovviamente ostacolata da lei che le impedisce il tutto e allora la corvetta non ci pensa due volte nell’iniziare a tirarle i capelli, forte anche. Così magari da farla girare un po’ o qualsiasi altra cosa. Come si lotta alla babbana?
Piuttosto è la sua bacchetta che tornerebbe ad essere puntata verso la secondina, accompagnata dal fuoco che le divampa negli occhi, come sulle guance, arrossate. Ed è proprio il fuoco quello che vuole adesso, precisamente sul maglione bianco di Maegan, contro il quale punterebbe la bacchetta, avvalendosi del fatto che l’altra cerchi di recuperare la propria e sia quindi accanto a lei, andando a pronunciare con chiarezza la formula dell’incantesimo « lacàrnum inflamàre » nel deciso tentativo di far prendere fuoco alla stoffa del maglione.
«MA SEI PAZZA» urlato, a voce acutissima e molto alta. e ora la bimba è terrorizzata visto che il maglione le sta andando a fuoco e sente già un bel calduccio. Occhi sbarrati prende il bordo del maglione e tenta di sfilarlo ma si brucia il mignolo. Non pensa, si alza e corre sotto la doccia: apre il getto gelato nella speranza di non morire bruciata, con tutto il panichino del caso. Ma dura tutto poco, il tempo di togliersi il maglione zuppo e sfilarselo per poi uscire.
Visto che, mentre Maegan corre verso le docce per spegnere il fuoco che lei stessa ha appiccato sul suo maglione, si limita a risollevarsi da terra, darsi una sistemata ai capelli – priorità – ed aspettare che la secondina non faccia prendere fuoco all’intero campo di Quidditch con un sopracciglio sollevato ed un leggero sorriso stampato in volto, evidentemente soddisfatta. Braccia conserte al petto proprie di chi sta davvero attendendo, impazientemente. La bacchetta adesso gliela porge di sua spontanea volontà: per oggi ha dato e si è pure stancata di giocare.
E se Heaven è più un pezzo di ghiaccio impassibile, Meg è più un fuoco ardente. Semplicemente incompatibili. «COME FA UNO COME SEBASTIAN AD ESSERE AMICO DI UNA STR*NZA COME TE» e questo le esce proprio di getto senza pensarci e urlando, perché è ciò che si chiede tipo sempre «PROVA AD INCENDIARMI DI NUOVO »
Torna ad avere quell’espressione asettica, anche quando Sebastian viene tirato in ballo, limitandosi a guardare Maegan con sufficienza, come se le sue parole non avessero il potere di scalfirla neanche per sbaglio. È solo su quel “prova ad incendiarmi di nuovo” che gli angoli della bocca tornano rivolti verso l’alto. Perché sì, è appena diventata una promessa nel momento stesso in cui l’hai sfidata.
Se lei sorride a quella sfida colta, la Corvonero fa altrettanto. Meg presa la bacchetta gliela punta contro ruotandola velocemente in senso orario descrivendo un piccolo cerchio, con tutta la sicurezza e la foga del momento «Impùlsus» un semplice incantesimo da primo anno, uno di quelli di cui è sicura e che di solito le viene senza problemi. Nel caso andasse tutto secondo i piani Heaven sarebbe a terra e le punterebbe la bacchetta alla gola «Ora tu esci da qui» perché lei è di nuovo fradicia e di uscire non se ne parla. È un ordine il suo.
Data la foga dell’altra nel castaggio, si trova per terra sì, ma limitatamente alle ginocchia – anche perché tenterebbe di restare quanto più in equilibrio possibile da sé. Una posizione che abbandona quasi subito, per quanto anche l’avere la bacchetta puntata al collo non sembri infastidirla abbastanza da prendere provvedimenti. « Prevedibile » è tutto quello che si limita a dire, con un’indifferenza papabile.
Le punta la bacchetta contro e si trattiene dal mangialumacarla solo perché non vede l’ora che tutto questo finisca, perché è esausta. «Vattene» lo sibila
Al che, recupererebbe le sue cose ed effettivamente andrebbe via. Ma, nel varcare la porta degli spogliatoi, si girerebbe per l’ultima volta verso Maegan. « petrìficus totàlus »
Ma è inutile dire che davanti a un incantesimo del terzo anno non potrebbe difendersi nemmeno volendo, e quindi rimane così: immobile come una statuina, fradicia dalla testa ai piedi causa doccia appena fatta e col catalizzatore puntato contro la porta.














