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Chiacchierate propedeutiche.
Oggi ho incontrato una delle ragazze che al liceo resero la mia vita un inferno, e l'ho trovata cresciuta. L'ho trovata matura. Mi ha fatto davvero piacere vederla, abbiamo passato tutto il viaggio di ritorno a raccontarci le nostre rispettive vite e mi ha fatto piacere. L'ho trovata cambiata, in positivo. E lei si è detta sinceramente felice per me, e la trovo davvero una cosa carina.
Forse è vero che la gente quando cresce migliora.
Forse c'è speranza per tutti.
Strappami l’anima
Stanotte non avevo sonno… è da un po’ che le notti sono agitate. Stormi di pensieri affollano la mente ed io non dormo. E allora vago per la città fino a quando la stanchezza non mi afferra e mi lascio vincere e trascinare nel letto. Ho cercato di non fare rumore quando sono rientrato, come faccio ogni sera da un anno a questa parte. Maledetta insonnia.
Mi sono reso conto d’un tratto che non sei ancora addormentata del tutto… il tuo respiro ha un ritmo diverso. Intorno il silenzio e il tuo respiro… e al centro io, ai piedi del letto. T’ho guardato per un po’. Dormi, o almeno ti sei lasciata andare così, come una bimba, e le tue labbra si schiudono lentamente come se sussurrassi qualcosa. Ho teso l’orecchio. Nulla! Solo il tuo respiro ed il silenzio.
Ho avuto voglia di te. La luce fioca del lampione illumina il tuo volto e traccia le curve del tuo corpo, come diafane trasparenze, sotto il lenzuolo. Ho avuto voglia di seguire quella traccia con le dita, capire fin dove mi avrebbe portato e lasciarmi andare un po’ senza pensieri. Piano ho risalito il tuo corpo dalla punta dei piedi, su per le caviglie fin sotto le natiche. Scostando il lenzuolo t’ho visto la schiena… ampia da starci comodamente in due abbracciati, forte da reggere il mio cuore ed il mio corpo stanco. Il tuo respiro non è variato di un po’… sei sveglia facendo finta di dormire, in attesa di me come tutte le volte che vuoi fare l’amore. Un gioco un po’ infantile fatto di attese e di piccoli segnali.
Ho avvicinato il mio corpo al tuo, la mia bocca alla tua pelle. Mi piace il tuo sapore, mi piace assaggiarti e gustare… è un modo per dilatare il mio e il tuo piacere. Ad un tratto hai vibrato. T’ho appena sfiorato quella cara fossetta che hai sul di dietro. Ho indugiato per un attimo, come faccio tutte le volte, e, come tutte le volte, hai vibrato. Sei stata in attesa come il gatto col topo e quello è stato il segnale. Lentamente ti sei lasciata andare e hai disteso il corpo sul ventre. Hai sollevato quel bel sedere, tondo e maturo come una pesca di estate, me lo hai offerto fiera ed io vi ci ho affondato la testa, il naso, rubando gli umori, la lingua cercando le tue labbra nascoste. Sono grandi, carnose, umide di voglia e di piacere ed io mi ci trastullo per ore, succhiandole, stizzendole a piccoli morsi, leggeri e precisi. Mi prende la foga. Ti voglio guardare negli occhi mentre sussulti e ti agiti. Ti afferro i fianchi e ti giro e riaffondo la lingua come lama rovente. Le mani ti cercano, afferro qualcosa, i seni, i capezzoli, la tua bocca. È un vortice senza dimensione e direzione, e intanto succhio, spingo, cerco e tu mi affondi la testa con forza e con le mani inizi una lotta con i miei capelli, la camicia, le orecchie e gridi il mio nome. Mi sollevo di scatto e ti metto a tacere con un bacio profondo e la bocca piena di te… e poi di nuovo giù. È una lotta, una corsa col tempo e con il tuo piacere. Ti voglio vedere arrivare, ti voglio vedere agitare, portare il mio ritmo furioso, assecondare i miei colpi di lingua e di bocca. Il ritmo incalza, ti inarchi, mi cerchi ed io ancora più forte. Ti pieghi su di me, quasi a volermi spingere dentro con tutta la forza che hai, ed intanto mi cerchi, mi tocchi, mi porti allo spasmo. Se non arriverai non so ancora per quanto potrò resistere. Non è più sesso. È un match di carne, lenzuola ed umori grondanti. Il sudore ci immerge ma a te questa cosa sembra eccitarti di più.
Un urlo, lungo, profondo, che ti parte dal ventre e ti risale la gola smorzandoti su un largo sorriso di piacere e i tuoi occhi sono riconoscenti. Poi con calma, mi spingi di lato e appoggiando la mano sul petto, come a lenire la lunga fatica, ti curvi e cominci a baciare. Prima i capezzoli, poi la pancia, poi intorno all'inguine ed infine il pene. Lo coccoli, gli parli, lo incoraggi come se ti potesse capire. In questo momento ci sei solo tu e lui. Io sono lontano, distante con la mente a recepire ogni piccolo stimolo di piacere che quella stanza e quel letto stanno emanando e il mio corpo è presente, lì racchiuso tra le tue mani e la tua bocca. Ormai siamo un tutt'uno, l’uno sull'altro, un’unica massa ondeggiante tu concentrata su di me ed io che ti vedo espanderti intorno ma stretta come una morsa su lui. Un unico spasmo… un’unica contrazione… due corpi distesi vinti dalla fatica e dal piacere della notte che è ormai andata. Finalmente dormiamo sereni e un sorriso dipinto sul volto.
La città mi ha di nuovo afferrato, sono di nuovo in giro senza una meta, senza un preciso perché. Ma stavolta è diverso. Non ho stormi di pensieri nella mia testa. Solo un unico desiderio: aspettare la notte e ritornare da te. Mi porto le mani al naso. Sono felice. Sei tutta racchiusa nell'odore stampato sulle mie dita.
Parlando di persone con persone.
Sono lieta che si ricordi di me, anche io mi ricordo di lui. E anche se lo sfotto per come bacia, ricordo come stavo in quel periodo. Mi ha raccolta. Ero un disastro ambulante, pronto a far danni. E lui era lì, gentile, sincero, pulito, inerme. E pensa a me con gentilezza, come io penso a lui. Mi ha aiutata a stare meglio, nella misura in cui gliel'ho concesso. Non si poteva andare oltre, ma è stato significativo anche quello che c'è stato.
Martone e la mortadella
Alcuni giorni fa, al banco salumi del supermercato, aspettando il mio turno per comprare del formaggio, sento che la signora davanti ordina della mortadella. Vedo quel rosa intenso chiazzato di bianco finire sull'affettatrice e sento il suo profumo penetrante e inconfondibile insinuarsi nelle mie narici e all'improvviso mi vienein mente Martone. Martone, oddio! ricordo ancora il suo nome e in tanti anni era la prima volta che me ne ricordavo. Un compagno delle elementari, il più antipatico e spocchioso, anche il più ricco di tutti, figlio della "nobiltà" del paese; emerso fra i ricordi più remoti evocato dal profumo della mortadella. A scuola ognuno di noi portava la merenda, no! non le merendine di adesso, merenda preparata dalla mamma:una fetta di pane con miele o marmellata, pane e olio, qualcuno anche pane e lardo, ma non Martone. Lui aveva sempre pane con salame o soppressata e addirittura pane e prosciutto;tutta roba fatta con i loro maialini, roba meravigliosa che noialtri vedevamo di rado ed in occasioni speciali. Quello stronzo di Martone lo invidiavamo tutti...però... Un paio di volte al mese mia madre non mi preparava la merenda da portare e mi diceva:<passa dalla signora Rosa (la salumaia) e fatti fare una rosetta con una fettina di mortadella tagliata sottile>. Ricordo bene il tono della sua voce quando sottolineava "una e sottile" Martone doveva avere il fiuto dei cani perché sembrava che sapesse sempre quando portavo la rosetta con la mortadella ed infatti al momento della merenda mi si avvicinava subdolamente e mi chiedeva cosa avevo per merenda e quando gli confermavo quello che lui già sapeva, mi proponeva di scambiarla con la sua. A me piaceva la mortadella, ma davanti a un panino zeppo di soppressata o salame, beh! E allora, quasi di nascosto avveniva lo scambio. Un giorno, forse in quarta o quinta ebbi la malaugurata idea di chiedergli come mai non si facesse fare anche lui un panino con la mortadella; Martone mi disse che la mamma non voleva perchè "quella roba unta" la mangiava solo chi non poteva permettersi niente di meglio. Non risposi niente ma da quel giorno non volli più scambiare il mio panino con mortadella
Lo starvino
Un giorno mia figlia, poteva avere 5 o 6 anni mi chiese cosa fosse lo starvino. Le risposi che non conoscevo quella parola e lei mi disse: ma sì che lo sai, lo starvino... quello della canzone, quello che ci ha messo l'acqua. Quando ce lo raccontiamo ridiamo ancora
Lo so che era stronza ma bugie belle come le sue non me le ha raccontate più nessuna