Attenti al Lupo!
Titolava così un giornale locale, celebrando le gesta del campione.
Francesco Lupi nasce nel 1955, in un piccolo paese non meglio precisato della provincia di Avellino. Le notizie sulla sua infanzia sono abbastanza scarne, né lui, in vita, ne ha mai parlato. A dire il vero, sono veramente poche le interviste concesse dall’ex campione. Tutto ciò che sappiamo ci viene da racconti indiretti, di amici, conoscenti, avversari.
Si avvicina alla boxe grazie a suo zio Mario, che a dieci anni lo porta per la prima volta in palestra. Mario Lupi è il fratello maggiore di Andrea, padre di Francesco. Grazie a zio Mario, Francesco inizia ad allenarsi con regolarità, affronta i primi incontri e, sei anni più tardi, decide di trasferirsi in Inghilterra per inseguire il suo sogno di diventare campione del mondo.
Non conosciamo la reazione della famiglia, sappiamo solo che zio Mario conosceva un allenatore italo-inglese, Albert D’Amato, emigrato un decennio prima a Torquay, città natale di Agatha Christie.
Francesco, da ora in poi Frank, si stabilì così nella cittadina del Devon, dove iniziò ad allenarsi in una palestra locale. I primi anni furono segnati da difficoltà linguistiche e di adattamento, ma anche da una rapida crescita tecnica.
Dopo due anni nel dilettantismo inglese, l’esordio da professionista avviene nel 1973. Peso gallo, scattante, ammassa un record di 19 vittorie consecutive, stoppate solo dalla sconfitta con “il gentiluomo del ring”, Tony Gray, pugile inglese dal grande talento, già campione nazionale sia dilettante che professionista.
La classe e la tecnica di Gray ben si sposarono con l’aggressività di Frank, che fu battuto sul tempo in tutte e dodici le riprese, lasciando però il ricordo di pugile battagliero e coraggioso. Infatti, nonostante la sconfitta, questo match fece da apripista per la sua carriera futura.
Certo di scontrarsi con un pugile tutto cuore e null’altro, certo di ottenere una facile vittoria, il portoricano Miguel Santos, in tournée britannica, chiese di affrontare la giovane promessa, in un incontro di preparazione all’imminente titolo mondiale.
Il match fu come un fulmine a ciel sereno: incredibile e meraviglioso. Frank Lupi era totalmente irriconoscibile. Scattante, concreto, tecnico. Non era più il pugile grezzo di qualche mese prima. L’incontro terminò con la vittoria di Frank alla quinta ripresa, per KO tecnico. E, poiché a Santos era stata offerta una chance mondiale, ora quell’occasione toccava a Frank.
Le gesta di Frank Lupi arrivarono anche in terra irpina. Figuriamoci: l’entusiasmo per un irpino alla conquista del mondo, per un lupo di nome e di fatto alla conquista del mondo, era immenso. Attenti al Lupo! Titolava così un giornale locale, celebrando le gesta di quello che già davano per campione.
Londra, primo venerdì di aprile del 1978. Dall’altra parte del ring, nell’angolo rosso, c’era Ricardo Rodriguez, veterano, campionissimo, detentore della cintura di campione del mondo WBA dei pesi gallo. 48 vittorie (30 ko), 4 sconfitte. Alla dodicesima difesa del titolo.
Frank Lupi ha ampiamente lo sfavore del pronostico. In molti lo danno per spacciato. Forse, solo in Irpinia credono in una sua vittoria. Ma il match ha una storia diversa, di quelle che neanche al cinema siamo abituati a vedere. Gli occhi nocciola di Frank si trasformarono in un verde brillante, un verde carico di speranza, rivalsa e desiderio.
Dopo quindici riprese, lo spauracchio Ricardo Rodriguez è stato sconfitto. L’ormai ex campione riconosce la superiorità dell’avversario. Gli si inchina davanti e gli pone la cintura: Francesco “Frank” Lupi è campione del mondo.
Seguono quattro difese del titolo in giro per il mondo: Tokyo, Madrid, Parigi e Las Vegas. Ma la beffa è dietro l’angolo. A Birmingham, Josh Stone strappa al campione la cintura, in un incontro interrotto per uno scontro accidentale di teste e deciso con split technical decision. Definire controverso il verdetto significa fare un piacere all’organizzazione.
Nella rivincita disputata pochi mesi dopo, Frank vince nettamente ai punti: va in scena una masterclass per la riconquista del titolo mondiale. Una prestazione tecnica dominante.
Nel secondo regno da campione, Frank difende la cintura sei volte. Fra le vittime illustri c’è Frankie Delgado. Cubano disertore per diventare professionista, si presentava all’incontro con un record di 30 vittorie, di cui 29 per ko; oltre al titolo di campione olimpico conquistato da dilettante anni prima.
Verso la fine dell’83, qualche mese dopo la difesa del titolo contro Mendez, Frank decise di sottoporsi ad un intervento chirurgico a una mano, ma ancora non sapeva che quello stop sarebbe durato per molto tempo e avrebbe sancito quello con Mendez come il suo ultimo incontro da campione del mondo.
Dopo un anno intero di stop, ad inizio 1985, dopo la nascita del figlio Marco, alla moglie Margaret venne diagnosticato un Linfoma di Hodgkin.
Per consentirle di seguire una terapia sperimentale, Frank decise di lasciare vacante il titolo mondiale e interrompere la carriera.
Rimase lontano dal ring per circa quattro anni, dedicandosi completamente alla famiglia. Il trattamento, ringraziando il cielo, portò a una remissione della malattia, permettendo alla coppia di crescere il figlio insieme negli anni successivi.
Quasi per gioco, sul finire dell’anno 1987, gli fu offerto di combattere per il titolo italiano dei pesi piuma contro l’abruzzese Luigi Ascia. Aveva lasciato una cintura e un record di 31-2; si riprese un titolo e portò il record di vittorie a 32, che saranno poi 35, con le tre difese consecutive.
Nell’89 cadde il muro e si concluse anche la sua carriera, con il rammarico di non aver mai affrontato i leggendari pugili della scuola sovietica. Rientrò a Torquay, dove lavorò come allenatore fino alla fine dei suoi giorni.
Francesco “Frank” Lupi morì nel 2023, all’età di sessantotto anni, per cause naturali. Due anni dopo la morte della moglie per una recidiva della malattia. Alcuni dicono che sia morto per il dispiacere.













