Vi capita mai, di fronte a comportamenti bastardi di certe persone, di stupirvi di quanto certa gente possa scendere in basso, increduli che davvero qualcuno possa strutturare la propria esistenza su obiettivi ignobili da raggiungere con mezzi ancor più riprovevoli? E di non capirne il motivo, perché nel buon senso della vita, mai vi sognereste di fare-dire-insinuare-falsare-strumentalizzare-pensare certe cose? Di fronte a queste persone, che agiscono in modo infame, inizialmente mi assale la rabbia. Ho sempre sentito dentro, prepotente, quel senso di giustizia che ti porta a vedere le cose non solo nel suo contesto ma nella loro visione generale. Quel bisogno, forte, di proteggere il più debole, di pareggiare i conti, di restituire il maltolto, di rimettere a posto le cose. Per cui in certe occasioni mi sento scoppiare. Mi sale una rabbia impregnata da quel senso di impotenza che si prova quando ci si rende conto che niente cambierà nell'atteggiamento dell'altro, a prescindere da tutto ciò che si possa dire o fare. Trovarsi di fronte ad un muro che non si può saltare o far crollare e l'unico modo per proseguire e girargli intorno, dirigersi altrove per continuare a percorrere la propria strada. Non sono settata per questo. La mia indole vorrebbe affrontare persone e situazioni in modo diretto, comprendere le motivazioni, trovare quel chiarimento necessario a mantenere stima e fiducia. Faccio una grande fatica a capire, accettare, pensare che ci siano persone alle quali non occorre, non richiede una tale gestione delle cose. Che anzi ad ogni costo evitano il confronto, con gli altri e sopratutto con se stessi, che ignorino ciò che viene loro trasmesso concentrati come sono nel raggiungere i propri interessi ed i propri obiettivi che non tengono minimamente conto di quanto possano coinvolgere l'altro. Spesso però poi subito dopo realizzo quanto questo sia un loro limite, una paura mai affrontata, uno schema che rimane invariato nonostante l'evolversi della vita. E questa mancanza diventa risposta. Diventa risposte. E dice quanto non sappiano mettersi in gioco, quanto poco riescano a parlare con se stessi e con gli altri, quanto il loro equilibrio precario li porti a fare mille passi sopra la stessa mattonella in modo da muoversi senza spostarsi. Dice quanto siano incapaci di attraversare le emozioni della vita, di non riuscire a costruire la vita intorno alle emozioni stesse. Quanto siano schiave dei loro meccanismi, dei confini che si sono imposti perché non sono riusciti ad oltrepassarli. Vivono vite incentrate sull'altro anziché su loro stessi. Disposti a sacrificare dignità, valori e sentimenti al solo scopo di raggiungere l'obiettivo. Che molto, troppo spesso, è denigrare l'altro, portandolo in basso agli occhi della gente e di se stesso, soltanto per potersi sentire migliore. Una vita sprecata a rincorrere un'immagine migliore di sé che mai corrisponderà al vero. E come una doccia che lava via fatiche e rimorsi, così questo pensiero trascina via la rabbia inutile. Non c'è rimedio per coloro che riescono a diventare vittime delle proprie azioni...