Chissà che cosa…
…c’era prima…
Il disegno o la foto?
Il mio omaggio per Milo Manara
What came first?
The drawing or the photo?
My tribute to Milo Manara
seen from Netherlands

seen from Sweden
seen from Yemen
seen from United States

seen from United States
seen from United Kingdom
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seen from Canada
seen from Canada
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seen from United States
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Chissà che cosa…
…c’era prima…
Il disegno o la foto?
Il mio omaggio per Milo Manara
What came first?
The drawing or the photo?
My tribute to Milo Manara
Uscire da se stessi e andare verso l'altro è un viaggio faticoso e lunghissimo. Distrarsi da se, andare oltre le proprie convinzioni, le sovrastrutture, prendere le distanze dall'ego e provare a confrontarsi col mondo. Ogni volta che ci ho provato ho scoperto qualcosa di nuovo, ho imparato qualcosa di me. Ho dato e ricevuto sorrisi, ho conosciuto mondi tanto diversi dal mio, c'è stata anche delusione, a volte qualche lacrima, ma lo rifarei. Comunque vada, vale sempre la pena, non ha senso difendersi dalla vita.
Soy agua, soy fuego, soy fuerza e inspiración, soy trueno, soy lluvia, soy ruido y silencio, muerte y resurrección, soy esa esencia de mi alma por despertar.
N.P.
Per anni ci hanno insegnato che la disponibilità è la nostra virtù più grande. Esserci per tutti, curare, accogliere, sorridere anche quando siamo stanche. Ma c'è una verità scomoda che spesso ignoriamo: ogni volta che diciamo "sì" agli altri quando vorremmo dire "no", stiamo dicendo "no" a noi stesse. Essere donna oggi non significa aggiungere sempre più pesi sulle spalle per dimostrare quanto siamo capaci. Significa imparare l'arte difficile di mettere confini. La vera rivoluzione questo secolo non è fare tutto. È scegliere cosa fare con amore, e lasciare andare il resto senza sensi di colpa, perché non siamo contenitori infiniti...
♦️Lola♦️
Sai perché le persone comunicano? Perché fanno video, propongono idee, portano esperienze, scrivono, condividono quotidianità?
Perché cercano affinità.
Perché siamo inconsciamente guidati dal desiderio di sentirci in sintonia con gli altri, di confrontarci sugli stessi valori, di sollevarci dalle stesse problematiche, di riconoscerci simili... di parlare la stessa lingua, di "costruire" società come prolungamenti della nostra essenza.
Esprimiamo pezzi di esperienza che cerca, che vuole risposte, che esplora risorse, che si specchia nell'altro per capire se stessa.
Lascia stare per un momento il tipo di contenuti e le modalità della maggioranza distorta, lascia perdere per un momento la vanità dei deviati, l'arrivismo degli egoici, ci sono tantissime persone che mandano nell'Etere qualcosa di Superiore.
E più sei vicino al tuo Scopo, più hai l'istinto di avvicinarti agli altri. Più vuoi creare umanità vera.
La comunicazione non è altro che l'espressione del proprio nucleo di appartenenza dentro un Sistema di (auto) selezione.
Tra i pochi colleghi bianchi che ho in azienda, ce n'è uno che è australiano, ma che dopo qualche tempo che ci ho parlato, ho scoperto essere figlio di immigrati argentini, quindi questo ha l'anima da persona sudamericana: parla a tutti, è chiacchierone, sta sempre in mezzo ecc.
Una volta, poiché stavamo parlando di un topic "piccante" (leggasi: criticavamo l'azienda), per non farci capire, invece di parlare in inglese, lui parlava a me in argentino e io gli parlavo in italiano, così potevamo pure bestemmiare.
Tutto questo per dire che tipo lunedì o martedì si viene a sapere all'improvviso che dal prossimo mese sto tipo verrà spostato nel mio dipartimento.
Mi sono sempre lamentata di essere prima l'unica straniera e poi l'unica bianca (dato che ora ci sono pure una cinese e una malesiana di recentissima adozione), sempre dimenticata dal gruppetto dei bianchi quando si organizzano cose e sempre quella che sbaglia per coglionate per colpa dei kanji. In più, detto onestamente, l'inglese si usa talmente poco che la mia presenza lì è sempre stata una cosa incomprensibile per chiunque (tranne che per i manager giappi, a quanto pare).
Ora che non sarò più l'unica bianca, invece di essere felice, la cosa quasi mi spaventa. Prima di tutto, non mi posso lamentare più e allo stesso non mi posso sentire più quella "speciale/strana", messa lontana da tutti senza che nessuno sappia il perché. Ma la cosa che più mi preoccupa è che questo essendo un chiacchierone, mi si mette a parlare in continuazione, distraendomi.
Avete presente quando a scuola siete vicino di banco a uno che è troppo divertente, ma che è un po' fannullone e testa di cazzo e, mentre voi vorreste seguire la lezione, questo non vi fa concentrare perché vi fa ridere in continuazione con le sue cazzate? Ecco, ho esattamente paura di una situazione del genere.
Oltretutto, mi sa mi sa, che ha un giapponese cento volte migliore del mio, quindi ho pure paura del confronto e di quando tutte le colleghe giapponesi, vendendo lui, si renderanno conto di quanto faccio cacare, nonostante finora mi abbiano solo fatto complimenti.
Della serie: come sono brava a trovare cose di cui lamentarmi pure nelle cose per cui dovrei essere contenta.