Notare bere, per scrivere 'sta cosa c'è bisogno di due premesse.
La prima è che io odio studiare la grammatica italiana. La seconda è che io non è che invidio la gente. Io rosico, forte.
Quindi, constatando in virtù della prima premessa la totale assenza di tomi di grammatica italiana sulla mia libreria (ci trovate due edizioni di quella greca e latina, quella russa, quella inglese e quella spagnola), sono andata alla ricerca di una qualche testimonianza degli studi da me medesima effettuati durante gli anni della scuola dell'obbligo. Ora, a ricordare proprio benino come stavano messe le cose, il leitmotiv della mia vita alle elementari, specialmente quando mi venivano propinate robacce su robacce di grammatica, è stato sempre e solo uno: io mi licenzio. Detto con pathos eh, come se Hitleresa (gli affezionatissimi sanno di chi parlo) fosse il supervisore ai lavori. Alle medie è stato un zig zag tra le interrogazioni più e o meno responsabile, alle superiori non c'è stata una volta che non rubassi il quaderno di Campagna dal suo banco per leggere gli esercizi che tanto aborrivo. Grazie Campà, il tuo contributo alla mia nullafacenza grammaticale non sarà mai dimenticato. Oh, incredibilmente posso dire di saper parlare e scrivere discretamente l'italiano, e anche quando ho i dubbi ricorro alla sublime arte dei giri di parole anche detta perifrasi. Almeno non sto alle pezze tali da separare soggetto e verbo con una virgola. E vi assicuro che molti di voi virgolettano i periodi come se per riparare ai danni dell'effetto serra dovessimo piantare virgole anziché alberi. Piuttosto donate ai mendici della punteggiatura un po' della vostra ricchezza.
Tornando a noi, forte della mia natura da madrelingua, ho appreso l'italiano grazie ad un processo naturale e spontaneo detto acquisizione linguistica, indipendentemente quindi dal mio grado di istruzione. In altre parole, io so il contenuto ma non so esprimere le leggi che lo regolano. Sarà che mi sfondavo di Topolino ogni settimana (seh seh ridetece, ha un linguaggio forbitissimo), sarà che leggevo parecchio, sarà che alla fine Hitleresa non perdonava e mi mandava a far la doccia se non le dicevo la lezione, fatto sta che imparati i congiuntivi e altre regolucce più e o meno fondamentali, mi sono fermata.
Di 'sti giorni di placido post esame vi siete tutti infiammati per la storia di questo bambinetto che ha coniato la paroluccia nuova, "petaloso". Io per lo più sono della politica "Lathe biosas", ossia "vivi nascosto" (amatissimo Epicuro mio), ossia "fatti i cazzi tua e lasciali scannare" e sui social non mi perdo a fare scaramucce solitamente, ma questa cosa qui è un ninnolo e a me piace giocarci. Che ve devo dì, ognuno sceglie le battaglie sue, io sono pigra e certe volte mi va e certe no. Ma coooome Lisistrata, tu non odii i bambini? Certo che li odio, me li mangio anche a colazione in compagnia di djadja Iosif. Però c'è da dire che odio voi di più, molto ma molto di più.
"Petaloso", così come chiarito dalla Crusca, è un aggettivo valido. Tutti noi sappiamo dell'esistenza (no io no, sono andata a cercare giusto giusto oggi per fare la paladina della giustizia che veste alla marinara) dei c.d. suffissi derivativi che derivano una parola da un'altra in sostanziale continuità di senso, attuando un passaggio di classe grammaticale (da aggettivo a nome, da nome a verbo ecc e cito testualmente Wikipedia per non fare errori). Il suffisso "-oso", "ricco di" deriva da un nome un aggettivo. Mi piace riprendere sempre quanto detto dalla Crusca: peloso significa ricco di peli. Ad esempio:
Paola è pelosa come un grizzly, per questo non faceva la doccia in Russia.
Giulia è ancora più pelosa di lei in questo momento perché è sotto esame, invece Campagna lo è molto meno perché ha il sangue blu e vuoi o non vuoi una volta al mese prende appuntamento con l'estetista.
Cosa fa l'aggettivo "peloso" in queste frasi? Qualifica. Esprime una caratteristica dei soggetti in questione (e mò non perdiamoci nella questione dei comparativi e tutto ché altrimenti mi fuma il cervellino biondo).
Stessa cosa vale per l'aggettivo "petaloso", perché - udite udite - ci sono anche fiori che non hanno i petali, o fiori con un solo petalo, con solo due petali e via dicendo. Mò basta andare a cercare sul santissimo Dio Google che non serve solo a diagnosticare malattie mortali partendo dai sintomi del raffreddore (è proprio moccio quello che vi scende dal naso, non liquor, a meno che non siate gli sfortunati protagonisti di una nuova puntata di Grey's Anatomy). Quindi è assolutamente lecito che un fiore possa definirsi petaloso, poco petaloso, più petaloso, meno petaloso di un altro. E vogliamo parlare poi dell'uso retorico? Ad esempio: vorrei tanto colpire i vostri setti nasali con una petalosa rosa di pugni. Matteo, il bimbino in questione, ha solo messo in moto quei meccanismi morfologici (è giusto? a rigor di logica sì) che il suo status di madrelingua naturalmente gli conferisce.
Adesso passiamo alla seconda premessa. Dal 1994 io assicuro una più che ventennale esperienza di rosicamento. Sono una campionessa delle ulcere allo stomaco del rosico male, 22 anni di velenosi succhi gastrici all'invidia mi hanno temprata. Io incoraggio il rosik, è il sale della vita, la panacea alle piccole ingiustizie quotidiane. Ma io scelgo di rosicare su cose veramente, veramente importanti. Come ho già detto, scelgo le mie battaglie. Tipo, se qualcuno prende all'esame più di me pur avendo studiato meno. Se a mia sorella vengono tessute più lodi che a me. Se a mio cugino che è il piccolo di casa fanno fare molte meno cose rispetto a quelle che ho fatto io quando ero io la piccola di casa. Se qualcuno trova un lavoro fichissimo prima di me senza laurea. Se qualcuno batteva i miei record di Crash Bandicoot sulle piste. Se qualcuna è più magra di me, ha i capelli più biondi dei miei o gli occhi più chiari dei miei.
Insomma, dette così possono sembrare delle stronzate, ma ogni cosa deve essere presa in considerazione sotto la giusta luce, e nel campo del rosik queste cose qua schizzano in prima linea. E voi invece perché state a rompere le acerbe nocelle di un bambino? E non mi tirate fuori le menate del E' DISEDUCATIVO FAR PASSARE UN ERRORE PER IL GENIO DI UN NOVELLO UMANISTA che ve devo ricorda' tutte le volte che mandavate i genitori vostri a parla' coi professori perché gnegnequellocel'haconmeiononhofattognegnteso'bravoestudio e non era neppure vero ma eravate semplicemente voi delle teste di cazzo. La maestrina ha fatto una cosuccia carina, incoraggiando la vivacità intellettuale del suo alunno (cosa che voi lamentate come deficiente nella scuola italiana) e ha dimostrato come anche dagli errori possa nascere qualcosa di bello e nuovo. Perché c'è bisogno di avvelenare tutto, ogni cosa, anche la più innocente? Signori, c'è bisogno che voi riordiniate le vostre priorità. Un bambino che gioca con le parole è proprio l'ultimo, l'ultimissimo soggetto del rosik. Cito una mia amichetta per concludere: "ma le persone non si possono laureare invece di rompere il cazzo alla Crusca, al bambino e a petaloso?".
P.S. Emmò io sparo "petaloso" ovunque per farvi dispetto, gneeee.