Dove lo spirito soffre, anche il corpo soffre.
— Paracelso
Ci sono momenti in cui tutto sembra ritrovare il proprio posto.
Il respiro scorre libero. Il corpo si muove con naturalezza. La mente rallenta, i sensi si acquietano e nasce una silenziosa sensazione di benessere. Non è euforia. È una pace semplice, quella che affiora quando non siamo più in lotta con noi stessi.
Nella tradizione ayurvedica esiste una parola che amo particolarmente: Svastha. Viene spesso tradotta come "salute", ma il suo significato è molto più profondo. Significa "dimorare nel proprio Sé", essere radicati nella propria natura, vivere in equilibrio con se stessi e con ciò che ci circonda.
In quello stato il corpo esprime la sua naturale intelligenza. Ogni funzione trova il proprio ritmo senza sforzo, come un'orchestra in cui ogni strumento conosce spontaneamente il momento in cui entrare in scena. Il benessere non è qualcosa da inseguire, ma una qualità che emerge quando smettiamo di opporci al flusso della vita.
È allora che ci sentiamo parte di qualcosa di più grande.
Lo stesso respiro che ci attraversa sfiora le foglie degli alberi. Lo stesso sole che scalda la terra risveglia il nostro fuoco interiore. La stessa acqua che scorre nei fiumi ci insegna la morbidezza, il movimento, la capacità di adattarsi senza perdere la propria essenza.
La natura non cerca l'armonia. La manifesta.
Anche noi siamo fatti così e dentro di noi esiste già un'intelligenza silenziosa che conosce la via dell'equilibrio e attende soltanto di essere ascoltata, di esprimersi.
Ogni piccolo gesto di cura diventa allora un modo per ricordare questa natura. Non per diventare qualcosa di diverso, ma per abitare con maggiore presenza ciò che siamo già.
Questo, per me, è il significato più autentico di Svastha: sentirsi profondamente a casa, in se stessi e nella vita.
Dalla Bellezza all'Infinito
हरि ॐ तत्सत्









