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Behind the Story: The Other Afghan Women
A little background snippet on the article “The Other Afghan Women” I shared the other day. I really recommend reading it.
Për të gjitha vajzat qe janë përballur me padrejtësinë dhe që i kanë bërë të heshtin.
Së bashku do të na degjojnë.
Se avessi voglia di scherzare, farei il verso a Tosa – il blogger, l'attivista, il palestinista – e scriverei un post che inizia come iniziano sempre i suoi post: "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo".
Ma io adesso non ho voglia di scherzare. Non ho voglia di ironizzare. Non ho voglia di fare il verso a nessuno. Perché un post che inizi così – "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo" – e che parli delle donne afghane, non esiste. Non lo scrive Tosa. Non lo scrive nessuno.
Eppure – ieri è successo davvero qualcosa di terribile ad Herat, in Afghanistan. E se avete abbastanza anima – se non siete ancora diventati insensibili di fronte al dolore del mondo – potete cercare voi stessi. Le notizie sono lì. Frammentarie, ignorate, sepolte. Ma ci sono.
Ecco cosa è successo. Si era appena svolta una manifestazione di donne afghane. Una folla di donne – nonostante il burqa, anzi, col burqa – ha riempito le strade di Herat. Centinaia, forse migliaia. Hanno chiesto – attenzione – non i diritti che abbiamo in Occidente (il diritto di voto, il diritto alla salute riproduttiva, il diritto di vestirsi come gli pare).
Hanno chiesto neppure pari diritti. Hanno chiesto il minimo. Hanno chiesto l'istruzione – che in Afghanistan, per le donne, significa anche accesso alla sanità (perché nella legge afghana, una donna può essere visitata solo da una donna; ma se le donne non possono studiare, allora le donne non possono essere curate). Hanno chiesto di poter lavorare – di guadagnare un minimo, per non morire di fame, per non vedere i propri figli morire di fame.
Hanno chiesto meno dei diritti che noi in Europa concediamo a un cane o a un gatto. Perché i nostri amici a quattro zampe – possono essere visitati da un medico (di qualsiasi sesso) se stanno male. Possono essere curati. Possono essere salvati.
Le donne afghane – se stanno male – non possono essere visitate da un medico uomo. E se il medico uomo è l'unico disponibile, muoiono. Se – dopo un terremoto – si trovano sotto le macerie delle loro abitazioni, non possono essere estratte, perché un uomo non può toccare una donna.
E muoiono sotto le macerie. Mentre ascoltano i soccorritori che non possono soccorrerle. È l'inferno. È l'orrore. È la follia.
E la risposta dei talebani a questa manifestazione di donne che chiedevano solo di non morire – è stata la violenza. Hanno sparato sulla folla. Al momento si parla di una ventina di vittime, ma le notizie sono frammentarie, non verificate, forse peggiori.
La notizia – come tutte le notizie che riguardano l'Afghanistan – è stata sepolta. Ignorata. Dimenticata.
E penso che oggi i telegiornali dovrebbero essere pieni di queste immagini. Che le piazze dovrebbero essere colme di gente – specie di donne arrabbiate – che esaltano l'eroismo delle donne afghane, che denunciano la brutalità dei talebani, che chiedono sanzioni, interventi, aiuti. Che parlano – sì – anche della loro disperazione. Della loro solitudine. Del loro abbandono.
E invece – credo di essere uno dei pochi che ne stanno parlando. Uno dei pochi. Non perché io sia speciale. Perché gli altri hanno deciso di tacere e si indignano solo per Gaza.
Perché – come dice Fausto Bertinotti – "Gaza è l'ombelico del mondo". Almeno per lui/loro.
Gaza – e solo Gaza – merita attenzione. Gaza – e solo Gaza – merita indignazione. Gaza – e solo Gaza – merita che si riempiano le piazze. Il resto – l'Afghanistan, lo Yemen, la Siria, il Sudan, la Nigeria, il Congo – non esiste. O esiste come rumore di fondo, come fastidiosa eccezione. Perché lui/loro – i palestinisti – adorano guardarsi l'ombelico senza alzare lo sguardo.
E se alzasse lo sguardo – se alzasse lo sguardo oltre Gaza – vedrebbe un mondo in fiamme. Un mondo che brucia. Un mondo in cui il jihadismo – la stessa ideologia che anima Hamas – uccide, devasta, distrugge.
E bisognerebbe anche chiedersi quanto sia casuale che la propaganda per Gaza copra mille altri orrori.
Quanto sia casuale che proprio Gaza – il luogo in cui Hamas comanda – sia diventato l'ombelico del mondo.
Visto che Hamas è una derivazione della Fratellanza Musulmana – l'organizzazione che ha come obiettivo la creazione di un Califfato globale – visto che la Fratellanza vuole imporre la sharia in tutto il mondo, vuole cancellare i diritti delle donne, vuole sottomettere “gli infedeli”– è proprio casuale che Gaza e la sua propaganda impediscano di vedere ciò che il jihadismo sta facendo nel mondo?
— Roberto Damico
Dois anos após a tomada de poder, nenhum país reconheceu o governo Taleban
Dois anos após a tomada de poder, nenhum país reconheceu o governo Taleban
Há um ano atrás, em torno de Agosto, os EUA finalizaram sua operação iniciada após os atentados de 11 de setembro. Veja esse texto publicado durante o ocorrido: Apenas um resumo do desastre estadunidense no território afegão. Ao contrário do que muitos estão pregando, não há nenhum partido brasileiro de qualquer vertente que tenha apoiado ou vangloriado a nova ascensão Talibã. O contexto não tem narrativa de direita e esquerda, porém no Brasil a polarização está levando muitos criarem analogias, que embora algumas tenham relação, não pode ser comparada. O fundamentalismo islâmico pregado pelos Talebãs, que traduzido seria uma espécie de estudantes do islã, tem características próprias da região e de uma visão do corão. A questão é o extremismo religioso que dependendo da interpretação é deletério à sociedade como um todo. Os Talebãs não respeitam, nem nunca respeitaram acordos, suas ações são pensadas de forma religiosa extrema, porém isso não é característica somente da religião ou região, em outras partes do mundo ocorrem conflitos parecidos, o que é totalmente lamentável. O que há sim, é um olhar de potências ao território como China e Paquistão visto a importância estratégica da região. E a saída desastrosa e às pressas dos EUA já indicava que causaria isso no território. Ou seja, não foi surpresa alguma. Como base parafraseei partes dos comentários de Felipe Figueiredo do podcast do xadrez verbal, o qual indico para quem quiser se aprofundar mais no assunto, e não somente, mas também em notícias internacionais como um todo. Correção: a grafia correta é Talibã 📷Pixabay: ArmyAmber / 12019 / wikiimagens / ErikaWittlieb / #REPOST @_avozdotempo with @get__repost__app #eua #taleban #afeganistao #guerra #desastre #politica #historia #repostandroid #repostw10 https://www.instagram.com/p/CiiuDpip_iJ/?igshid=NGJjMDIxMWI=