Taranta by Mina Tindle, live au Trianon
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Taranta by Mina Tindle, live au Trianon
tarantella
Il mito della Taranta: ritualismo magico e antropologia.
«Dànno principio al ballo un’ora dopo l’apparir del sole, terminando un’ora prima di mezzogiorno, senza prender mai riposo, fuorché se l’instrumento si scordasse.» Ernesto de Martino. Nuovo articolo sul blog:
Tarantata durante il rituale «magico» La storia della Taranta è molto interessante, tanto da destare l’interesse di numerosi studiosi in campo antropologico. La nascita di questa danza è legata al fenomeno del tarantismo: una malattia causata dal morso della Lycosa tarantula, ragno molto diffuso nell’area salentina nei periodi estivi. Nel periodo della mietitura, infatti, era frequente…
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A friend had shared with me the video of a woman dancing in a piazza in Italy - not only was the footage beautiful and haunting, but I became somewhat obsessed with the song she danced to. After some searching, I found it was a version of "Taranta" by Canzoniere Grecanico Salentino. The song stole my heart and I have been playing it practically nonstop. A translation of some of the lyrics: if it’s taranta don’t abandon me if you dance alone you cannot heal if it’s taranta let her dance if it’s melancholy throw it out In my 20+ years of dancing, I have studied many kinds of North African and Mediterranean folkloric dances - and my deepest love are the great variety of trance dances. This includes the family of folk dances from Southern Italy - where some of my family is originally from. My style has evolved over the years to something outside of labels, perhaps best described as mythic dance artistry - pulling from the many styles I have studied. Dance has incredible healing power, and I felt driven (inspired is too soft a word) to dance this song and hope it shares some healing with you as well. This was entirely improvised in the moment (not choreographed).
italian meme; tarantism
Tarantism or tarantolism is a hysterical cultural syndrome found in southern Italy, which in popular tradition is linked to a pathology believed to be caused by the bite of the Lycosa Tarantula, or sometimes attributed to other animals commonly considered venomous, such as snakes or scorpions. The term tarantism properly indicates the pathology itself, which, however, as present only in that cultural context, has been considered a form of hysteria, or a term indicating idiopathic manifestations of an unknown nature. The traditional cure is a choreutic musical therapy, during which the subject is brought to a state of trance during frenetic dance sessions, which could last from a few hours up to days, giving rise to a phenomenon that is has been called "musical exorcism".
La notte folle della taranta | Claudio Zonta S.I.
Ormai da anni il concerto finale a Melpignano de «La Notte della Taranta» è solito sottolineare l’esuberanza dell’estate, attraverso le stupende pizziche e tarante, accompagnate da danze vorticose. Quest’anno, a causa delle precauzioni per il covid, il concerto si è svolto a porte chiuse. Le scenografie di Giancarlo Sforza, insieme all’Orchestra popolare e dell'Orchestra Roma Sinfonietta, dirette dal maestro Paolo Buonvino, hanno saputo esprimere questa peculiarità: la musica non si è inchinata al virus, ma ha comunicato la drammaticità del tempo che si sta vivendo.
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Se la taranta, come vuole la tradizione, aveva un effetto terapeutico, ancor più in questa edizione ha recuperato questo senso benefico. Se i ritmi sono rimasti coinvolgenti, sui quali si liberavano le voci potenti del coro dirette da Simona Sciacca, gli arrangiamenti sinfonici hanno creato una profonda tensione: una ferita nella gioia. E mentre le suggestive inquadrature illuminavano l’ex Convento degli Agostiniani e le piazze solitarie e notturne di Puglia, Sergio
Rubini, ha guidato gli ascoltatori alla riflessione: «Nel 1509 Erasmo da Rotterdam pubblica un piccolo libro intitolato “Elogio della Follia”. La domanda che Erasmo si pone è: Ma vale la pena sacrificare la propria felicità in nome della ragionevolezza, della razionalità? No. Erasmo afferma che per essere felici bisogna essere pazzi; sì, perché è la pazzia che ti aiuta a dimenticare e a superare tutte le cose che non vanno, che ti fanno male, che ti feriscono, fin’anche la morte [...] solo la follia ci aiuta a scovare il piacere anche quando di piacere non sembra essercene traccia; è la follia che ci fa innamorare di uno sconosciuto e affidarsi a lui totalmente, che ci fa amare i figli prima ancora di conoscerli, di sapere quello che diventeranno, che ci fa piangere guardando un film o ascoltando una canzone... insomma per essere felici occorre essere pazzi, per cercare strade sconosciute, buttarsi in imprese impensabili, per cercare di realizzare l’impossibile… è solo la pazzia che ci permette di vivere e di sognare».