Associazioni niente affatto associative
Da quando è successo ciò che passerò a spiegare a breve, mi viene in mente in maniera totally random il fatto che da un po' volevo tornare a fare qualcosa di pulito e concreto per la città e che questo mi è stato impedito. Volevo tornare a farlo perché per vari fattori personali e ambientali, ho dovuto amputare o mettere in pausa questo mio innato bisogno di agire e in maniera anonima, senza lodi né riconoscimenti (e scriverlo ha un senso in questo caso, per quanto possa sembrare paradossale: altri di cui parlerò a breve, hanno invece evidente bisogno di tutto questo).
Ho messo da parte il volontariato all'aism, i campi rom, il doposcuola all'Arci, l'esperienza intensa, umanamente formativa e splendida alla casa del portuale e al teatro in fiera. A volte a causa di bisogni e debolezze personali, a volte a causa di bastoni tra le ruote messi a quanto di bello era stato fatto, senza chiedere nulla in cambio, dalle istituzioni marce e corrotte.
Quindi avevo deciso di iscrivermi con entusiasmo (dopo aver partecipato ad alcune giornate dedicate alla riqualificazione di una piazza), il mese scorso, a questa associazione no profit che ha come scopo la pulizia e la cura della città, la restituzione degli spazi alla collettività (attività che, con vecchi e nuovi amici, abbraccio da prima che questa associazione nascesse).
Si suppone legittimamente un'associazione sia inclusiva, libera, aperta a meno che (e lo statuto delle associazioni lo conferma) non ci siano in mezzo casi di indegnità morale, mancati pagamenti o mancata partecipazione alle attività.
Ecco, sono stata "invitata" (ed è questo un eufemismo) a “rivedere la mia iscrizione” poiché sono l'attuale compagna dell'ex di uno dei soci che, egoisticamente, è venuto meno ai valori partecipativi acclamati evidentemente solo sulla carta, facendo in modo di escludermi senza motivazioni realmente valide ma basate su astio personale che non mi riguarda (sono infatti, fino a prova contraria, una persona singola, con i suoi interessi e valori personali, e non un'appendice della mia compagna).
Un'associazione fondata sui principi del bene comune e della partecipazione, mi ha letteralmente sfanculata (con tanto di quota associativa restituita) solamente perché la mia compagna (che non ha mai preso parte a queste attività né vuole avvicinarsi al suo ex) ha avuto la sfortuna di condividere anni della sua preziosa vita con una persona di cui non conosco neppure il tono di voce, con cui non ho mai avuto il (dis)piacere di scambiare una parola, ma che ha fatto in modo di cacciarmi per pura vendetta personale e bisogno di emergere (a quanto mi è stato riferito da gente che lo conosce), e questo è, a rigor di logica, un fatto grave.
Denuncio o non denuncio?














