Nessuno mi può capire. Gli altri non immaginano cosa provo. Sembrano tutti così tranquilli e a loro agio. A me soltanto accade di avere queste sensazioni. Sono tutti così fortunati, solo la mia vita è un disastro. Loro sono uniti, tutti insieme, io non mi sento parte di quel gruppo. Iniziare una conversazione è per tutti così semplice. Non lo è per me. C’è troppo rumore. Se solo si fermassero un momento, e mi ascoltassero, avrei qualcosa da dire. Ma quello che ho da dire nessuno lo vuole ascoltare, e nessuno lo può capire.
Non mi sento “normale” Gli altri vivono, ridono, parlano. Io li guardo da fuori. Tutti hanno mille opportunità, e mille direzioni da prendere. La mia vita è chiusa in un cerchio. Sono in orbita intorno al pianeta. Gli altri lo popolano e ci vivono, io li guardo da fuori. Mi sento bloccato e in trappola. Incapace di avere controllo sulla mia vita. Nessuno mi può comprendere, nessuno mi può aiutare.
In orbita, in un circolo vizioso Mi rendo conto che sono i miei pensieri a tagliarmi fuori, e che sono io stesso la causa del mio male. Lo so ma non posso farci niente. E’ più forte di me. Per quanto io ci provi, non trovo una soluzione. Questo è l’unico modo che conosco di stare al mondo, e di relazionarmi con gli altri. Forse ne esistono altri, ma non sono i miei: non li conosco, non so come fare per impararli. E torno sempre al punto di partenza.
Non appartengo a questo mondo. Per tutti sembra così normale adattarsi ad ogni circostanza, per me non c’è un posto. Il mondo è troppo grande o troppo stretto per me. In ogni caso non è della mia taglia. Ma mi taglia fuori. Mi hanno detto che più tendo a pensare questo, tanto più questo è esattamente ciò che mi accade. Mi hanno detto che si chiama “profezia che si auto avvera”. Non capisco cosa vuol dire. C’è solo una parola che capisco, e che mi descrive perfettamente: “perdente”.
I giudizi e le critiche mi feriscono profondamente. Se vuoi ferirmi sai come farlo. Dimmi qualsiasi cosa, e la prenderò male. Sarà un segno evidente che non mi accetti e mi stai criticando. Tu dici che è un fraintendimento, ma so perfettamente che non ti piaccio. E hai ragione, perché nemmeno io mi piaccio. Se evito di espormi al tuo giudizio forse riesco a mantenere il mio equilibrio. Per farlo devo evitare di frequentarti, e devo evitare qualsiasi situazione sociale in cui potrei essere giudicato. A pensarci bene, continuando ad evitare situazioni sociali, mi sono anche dimenticato come si fa ad avere relazioni sociali.
Fallire mi deprime. Ogni brutta figura che ho fatto e tutti i miei fallimenti mi perseguitano. Mi tornano di continuo in mente e mi umiliano profondamente. Non posso fare a meno di rivivere continuamente i miei fallimenti (quella volta che ho parlato in pubblico, ho perso un’opportunità, mi è andato male un appuntamento, ho perso l’amore della mia vita…). Fallire mi deprime. Ripensare ai miei fallimenti, e riviverli continuamente nella mia testa, mi devasta. E mi conferma che non valgo niente. Sono certo che tutti notino quanto sono in ansia, e mi disprezzino per questo.
E adesso cosa accadrà? Penso di continuo agli impegni futuri. Nel mio scenario mentale niente potrà andare bene. Posso già profetizzare che tutto si rivelerà un fallimento. Posso stare in ansia per intere settimane, in attesa dell’evento che mi spaventa. Poiché già so che quando il momento verrà andrò in ansia, mi porto avanti col lavoro e comincio a stare in ansia subito. Mi hanno detto che si chiama “ansia anticipatoria”, ma per quanto mi riguarda non mi cambia niente. Quello che vedo è che la preoccupazione mi genera altra preoccupazione, e tutto cresce, fino a diventare una montagna di proporzioni gigantesche, invalicabile.
Mi sento incerto, esistante, isolato. Non ho stima di me stesso, e non credo nelle mie possibilità. Mi nascondo dietro me stesso e se è possibile evito di mettermi alla prova. Evito le situazioni sociali : “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” . Non partecipo alle conversazioni con gli altri. A volte mi sembrano noiose..