Uso TikTok come osservatore sociale, il 90% delle volte quando lascio commenti e leggo le risposte penso che nel futuro prossimo il test di Turing sarà meglio farlo agli "umani".
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Uso TikTok come osservatore sociale, il 90% delle volte quando lascio commenti e leggo le risposte penso che nel futuro prossimo il test di Turing sarà meglio farlo agli "umani".
Raymond Kurzweil afferma che un computer supererà il Test di Turing entro il 2029, dimostrando di possedere una mente (intelligenza, autocoscienza, ricchezza emozionale) indistinguibile da quella umana.
Il test di Turing superato? Non precisamente...
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Pubblicazione di Davide Bennato.
Il mio amico immaginario ha superato il test di Turing e ora mi sfida a fare altrettanto.
L'ideota
‘Imagination, not intelligence, made us human’- Sir Terry Pratchett
I computer nascono e si diffondono negli anni ’70 portando alla separazione netta tra Hardware e Software. Nasce l'industria del Software e si cerca di tutelarlo con il copyright o diritto d'autore. Alan Turing, matematico, logico e crittografo britannico, considerato uno dei padri dell'informatica vuole affrontare un aspetto di possibile sviluppo dei computer, infatti realizza una macchina per verificare le capacità pensanti di un computer. Egli fu un ottimo informatico che grazie a particolari tecniche e macchine decodificatrici riesce a violare i cifrari tedeschi, ma ciò che ne deriva è che i computer sono macchine potenti che possono aiutare l’uomo in diverse cose, ma non possono sostituirlo. Mai una macchina da sola sarebbe riuscita a violare i cifrari tedeschi, cosi come realizzare qualsiasi altra operazione simile, senza la presenza di una intelligenza umana alle spalle.
E’ curioso conoscere la storia di quest’uomo che si suicida, mangiando una mela avvelenata, per le numerose persecuzioni dovute alla sua dichiarata omosessualità, ma nonostante tutto viene riconosciuto in seguito dall’Inghilterra che lo ritrae in una statua con una mela in mano.
La macchina di Turing è definita in modo semplice e alla portata di tutti, anche per chi non conoscesse l’informatica, come una macchina immaginaria capace di eseguire ogni tipo di calcolo su numeri e simboli. Forse l’evento più suggestivo della vita di Alan turing fu la pubblicazione di un articolo”Computing Machinery and Intelligence” in cui lui descrive un criterio per determinare se una macchina sia in grado di pensare o meno. Sarà affidabile questa macchina? Non si sa, una cosa è certa che il suo procedimento consiste nel paragonare il modo e i risultati di pensiero di una macchina a quelli di un uomo.
Descrizione
Nell’articolo Turing prende spunto da un gioco, chiamato “gioco dell’imitazione”, a tre partecipanti: un uomo A, una donna B, e una terza persona C. Quest’ultimo è tenuto separato dagli altri due e tramite una serie di domande deve stabilire qual è l’uomo e quale la donna. Dal canto loro anche A e B hanno dei compiti: A deve ingannare C e portarlo a fare un’identificazione errata, mentre B deve aiutarlo. Affinché C non possa disporre di alcun indizio (come l’analisi della grafia o della voce), le risposte alle domande di C devono essere dattiloscritte o similarmente trasmesse.
[http://www.futurology.it/Puo%20un%20computer%20pensare/Puo%20un%20computer%20pensare.htm] Il test di Turing si basa sul presupposto che una macchina si sostituisca a C. Se la percentuale di volte in cui C indovina chi sia l’uomo e chi la donna è simile prima e dopo la sostituzione di C con la macchina, allora la macchina stessa dovrebbe essere considerata intelligente, dal momento che - in questa situazione - sarebbe indistinguibile da un essere umano.
Per macchina intelligente Turing ne intende una in grado di pensare, ossia capace di concatenare idee e di esprimerle. Per Turing, quindi, tutto si limita alla produzione di espressioni non prive di significato. Nell’articolo, riprendendo il “Cogito” cartesiano, si legge: Secondo la forma più estrema di questa opinione, il solo modo per cui si potrebbe essere sicuri che una macchina pensa è quello di essere la macchina stessa e sentire se si stesse pensando. […] Allo stesso modo, la sola via per sapere che un uomo pensa è quello di essere quell’uomo in particolare. […]. Le macchine di Turing sono macchine che per sostenere il test devono essere programmate considerando la descrizione di un uomo in termini discreti (stati interni, segnali, simboli). Dalla complessità del software emergeranno le funzioni intellettuali. Su questa aspettativa si fonda una disciplina nota come intelligenza artificiale il cui scopo è la costruzione di una macchina in grado di riprodurre le funzioni cognitive umane. Prove e cambiamenti del test
Il test di Turing è stato via via riformulato durante gli anni. Le ragioni sono varie e passano dall’imprecisione della formulazione originale, al sorgere di nuovi problemi relativi alla definizione di macchina intelligente. A volte semplici programmi, come ad esempio ELIZA (un programma che emula un terapista), hanno costretto a riformulare i criteri del test perché inadeguati o troppo facilmente soddisfatti da programmi evidentemente non pensanti.
Il filosofo John Rogers Searle ha proposto una modifica al test di Turing, sostenendo l’inattendibilità del test di Turing come prova sufficiente a dimostrare che una macchina o un qualsiasi sistema informatico siano sistemi dotati di vera intelligenza, sia che questi abbiano superato o meno tale test.
Al contrario c’è chi come Umberto Eco, scrittore italiano del 1932, pensa che “Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi, è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti.” A sostegno dell’idea che i computer siano solo macchine e non riescano a pensare c’è l’ esempio dei programmi di traduzione automatica. In particolare la traduzione dall’inglese all’italiano, che richiede spesso periodi a sintassi rovesciata, produce in certi casi risultati esilaranti.
Un altro sistema che segnala in modo inequivocabile che gli attuali computer sono intelligenti quanto può esserlo un frigorifero è il test CAPTCHA, la cui sigla tradotta significa pressappoco questo: “Test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer ed esseri umani”; in pratica si tratta del test di Turing alla rovescia. In cosa consiste?
[http://it.wikipedia.org/wiki/CAPTCHA]
E’ un test fatto di una o più domande e risposte per determinare se l’utente sia un umano (e non un computer o, più precisamente, un bot). Ebbene qualunque essere umano, compreso un bambino delle elementari, saprebbe trarre da questa figura la seguente sequenza di lettere e numeri: 6138B. Gli algoritmi di cui sono formati i captcha sono pubblici, infatti per sopraffare l’algoritmo si deve affrontare un vero e proprio problema nel campo dell'intelligenza artificiale; un altro problema che ha lo stesso grado di difficoltà è il riconoscimento vocale.
[http://www.captcha.net/]
Al contrario un computer non sarebbe mai in grado di leggerne il contenuto. Infatti per l’interpretazione dei testi i computer usano la tecnica OCR (Optical Caracter Recognition) la quale, sfruttando tecniche matematiche come l’interpolazione lineare e studiando le curve sinusoidali che compongono i singoli caratteri riescono a ricostruire, a partire dalla scansione bitmap della pagina scritta, il testo in essa contenuto. Ma è sufficiente che la pagina si presenti leggermente corrotta, ad esempio quella prodotta in uscita da un Fax a bassa definizione, perchè l’OCR inizi a generare almeno il 60% di errori nell’interpretazione dei caratteri. Se poi lo sfondo della pagina contiene rumore di fondo, con caratteri inclinati, di dimensione diversa e di diverso colore il computer impazzisce del tutto riuscendo ad interpretare una percentuale ridicola del testo.
di Paolo Popolizio Segui @paolopopolizio
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Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Test_di_Turing;
http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Turing.
Più umani degli umani: 2 bot superano il Test di Turing
Ma guarda un po' il caso
Proprio nel centenario della nascita di Alan Mathison Turing, il suo famoso test è stato superato. In sintesi il Test di Turing dice che una macchina può considerarsi intelligente se è in grado di spacciarsi per un umano ed essere creduta tale dagli umani.
Ebbene gli umani hanno abboccato. Due bot game si sono rivelati più umani degli umani aggiudicandosi i 7000$ del 2K BootPrize.
1) MirrorBot sviluppato Mihai Polceanu, dottorando presso il Centro Intelligenza Artificiale di Brest, Francia.
2) UT^2 sviluppato all'Università del Texas dal team coordinato dal prof. Risto Miikkulainen
Può un computer giocare come un essere umano?
E' questa la sfida del BootPrize sponsorizzato dalla 2K Games. Un contest che si svolge dal 2008 in cui giocatori umani e giocatori artificiali (bot gamer) competono giocando a Ultimate Tournament 2004. Si tratta di un gioco sparatutto in prima persona, ossia quei videogame dove la visuale del gioco è quella vista dal personaggio principale (il singolo giocatore) che deve combattere contro tutti gli altri
Il gioco si svolge online e partecipano un pari numero di giocatori umani e giocatori artificiali (bot-gamer). I giocatori combattono a turno contro gli altri cercando di accumulare il maggior numero di punti eliminando gli avversari.
Gli umani non sanno contro chi stanno combattendo e durante il gioco hanno un apposita arma per taggare il loro avversario come umano o come bot. Sulla base di questi giudizi ogni giocatore raggiunge un "livello di umanità" che misura il livello di possibilità che il giocatore x sia un umano.
Quando il BotPrize fu lanciato nel 2008 l'obiettivo per il primo premio fu posto al 50% ossia livello di umanità che i bot-gamer avrebbero dovuto raggiungere. Mai successo fino al 2012
Per la prima volta dal 2008 ben 2 bot hanno superato la soglia raggiungendo il 52%, mentre gli umani si sono fermati al 40%.
Più umani degli umani (a giudicare dagli umani)
L'aspetto più interessante della notizia è a mio avviso in questa domanda. Come si fa a progettare un bot-game in modo tale che possa imbrogliare giocatori umani spacciandosi come loro?
Il prof. Risto Miikkulainen, che ha sviluppato il bot-gamer UT^2, lo spiega in questo modo che vi sintetizzo:
Bisogna innanzitutto emulare la mimica di un giocatore umano che combatte in uno spazio 3D.
Ma soprattutto bisogna emulare il più possibile il comportamento irrazionale degli umani, i quali raramente scelgono la mossa ottimale del momento. Tendono invece ad essere presi dalla foga, magari dall'astio verso l'avversario, così ad esempio da inseguirlo anche se non sarebbe nel loro interesse, correndo rischi inutili.
Non si può certo programmare il bot per abbattere i nemici nel miglior modo possibile, altrimenti lo farebbe in modo troppo perfetto, non umano, e quindi facilmente riconoscibile.
Uno degli studenti del team di Miikkulainen ha detto:
"Nel BotPrize la vera grande sfida è nella definizione di ciò che è human-like per poi configurarlo nelle reti neurali in modo che portino verso quel comportamento"
[adriano parracciani aka cyberparra]
Scoprendo Alan Turing
Un genio visionario, un corridore fulmineo, uno strumento fondamentale per l’ intelligence britannica, un precursore dei computer e delle intelligenze artificiali, un omosessuale dichiarato e per questo perseguitato fino alla morte. Alan Mathison Turing era tutto questo e, come spesso accade per le persone di raro acume e bellezza interiore, molto più di questo. Basta dare uno sguardo agli scritti teorici che Turing aveva prodotto sulla morfogenesi, sulle intelligenze artificiali o sulla teoria computazionale per capire quanto avrebbe potuto ancora dare alla scienza se solo la sua vita non si fosse spenta a 42 anni. A quasi 100 anni dalla sua nascita, avvenuta il 23 giugno 1912 e celebrata da Nature questa settimana, Alan Turing rimane un’equazione irrisolta, che tutte le commemorazioni e le scuse tardive di questo mondo non aiuteranno a chiarire. Vale la pena tuttavia ricordarlo nella sua interezza, per il suo lavoro, per le sue intuizioni, per la sua vita e il ruolo di vittima di un razzismo omofobo che sparava le sue ultime cartucce, che suo malgrado si è ritrovato a ricoprire.
(continua...)
immagine: Michael Dales
Il test di Turing, più che farlo superare alle macchine, punterei a farlo superare alle persone.
(un'esperienza diretta)