Figlio di Michael Jackson. Nipote di James Brown. Fratello di Prince. Bruno Mars esplosione universale.
Sembra un folletto sul palco, se non fosse per quel capello afro inconfondibile che tenta di nascondere con gli svariati cappelli fedora che colleziona nella sua villa "cristallina" di Honolulu. La sua terra.
Palme dorate e sex appeal mostruoso lo rendono unico erede del made on the beach. Vero nome Peter Gene Hernandez. Il "Peter Pan" scolaretto anche per dimensioni lillipuziane. Origini portoricane da parte di padre e filippine da parte di madre. Ribattezzato con Bruno fra le mura di casa come il nome dello storico wrestler italiano Bruno Sammartino, arricchito nel tempo da Mars, fra le mura di scuola, vezzeggiativo di sensazione spazio-temporale (Marte) utile a spiegare l'effetto stordimento che regalava alle ragazze. Da piccolo invece, nello show Love Notes della luccicante Waikiki, era magnificamente "il piccolo Elvis".
Oggi è l'essere vivente che incarna il genere pop più di ogni altro al mondo. The second king. Riempie. Sono seriamente convinta. E lo trasmette con la sua voce dinamica e con la musica voluta così perché rispecchia la sua anima commerciale profonda. Con il movimento del suo corpo che la incornicia. Prestigiatore dei sensi.
Chi dice che abbia preso i passi più belli e la spiccata sensuale sfrontatezza sessuale sul palco da Michael non si sbaglia, ma quello che è riuscito a fare più degli altri banali imitatori, è l'averla resa propria. Quasi come se la lettera d'amore fosse tornata al mittente. In fondo gli apparteneva, un po' come erede di sè stesso periodico.
Perfettamente a suo agio. Asseconda la scontabilità d'immagine da videoclip che il mercato si sa impone, per acciuffarsi carmicamente un po'tutti, ma lo fa scimmiottando davvero bene e diviene icona di altezza. Fisicità. Modulazione. Sorriso. Fossette. Intoccabile ormai. Aprirà l'evento americano più atteso dell'anno, in cui incantò anche il re, il SuperBowl 2014.
La capacità live di destreggiarsi come al jukebox, saltando dal piano alla batteria, alla chitarra, al ukulele, trionfando dal groove in un magico tripudio di altitudine vocale, unica, e spiazzante come la sua, lo ottimizza all'ennesima potenza. I suoi musicisti ex gospel players, completano il quadro familiare del piccolo mondiale ragazzo del Pacifico.
Danno l'idea di ballare e divertirsi sempre e ovunque. In un gioco perfetto del sound. Un mazzo di carte vincente. Di anca sinuosa e caliente. Di calamita potente.
Si dice sia perfezionista come i grandi, si dice che spacchi il capello in due. Anche il cappello se necessario.
Bruno Mars Attacks! Butta sulla bilancia di precisione note gipsy, rock, jazz, funky, pop, reggae, glam e le mixa con storia nel frullatore di mamma. Carismamma. Una ballerina polinesiana di hula che si innamora di un imprenditore di memorabilia, collezionista di Cadillac e percussionista latin. Si amano e si fondono. Afrodisiaca specie. Cinque creature.
Ma solo un figlio del genere su cinque poteva uscire. Mancavano i Mars Five e poi facevamo l'en plein come in un mondo parallelo, magari su Marte appunto!
Già sul palco a 5 anni e fiero di esserlo. Trascinando oggi il fratello batterista.
Peccato che durante l'adolescenza la famiglia si separa e come ogni leggenda vivente vuole, perde tutti i soldi. Per un'occasione del tutto "casuale", il padre reinveste tutto sul suo piccolo prodigio e dopo svariati tentativi falliti, il Peter Pan hawaiano prende l'onda giusta e salta. Si troverà a scrivere canzoni, duettare e prestare collaborazioni con grandissimi artisti, prima di vedere la luna. Ma vista la luce, come Jack dei Blues Brothers seguendo le sollecitazioni mistiche di un pazzo reverendo Brown, nulla lo fermerà più. Quando il fuoco si accende non si spegne nemmeno su un pezzetto di terra in mezzo al mare. È forse il luogo da cui si irradia meglio la luce perché isolato.
E mentre le scimmie urlanti cominciano a far capolino dal palco, sento la vibrazione del Moonshine Jungle che mi pervade la pelle e mi ricorda che l'adrenalina esiste come le vere stelle. Basta solo seguire le cose belle.
Viva la mamma.
Indiot.
ARCHIVIO 2014










