Quando cambia la domanda.
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Quando cambia la domanda.
#fotodipolitici - 28 aprile 2020, #Genova, dopo 620 giorni dal crollo del #ponteMorandi, un nuovo viadotto torna a unire le sponde del Valpolcevera. In molti stanno provando ad intestarsi i meriti del risultato infrastrutturale, ma sui social, in particolare tra i simpatizzanti 5 Stelle, si solleva un tag unanime: è il #ponteToninelli! Cogliamo l’occasione per rievocare questi indimenticabili scatti. Da @larepubblica, 14 settembre 2018: “Vedere il ministro delle Infrastrutture Danilo #Toninelli, sorridente accanto alla riproduzione del ponte Morandi di Genova ha scatenato la rabbia dei telespettatori che hanno protestato su Twitter. Al di là della contestazione 'politica', in cui oppositori e pentastellati puri e crudi hanno storto il naso per la presenza dell'esponente grillino in uno dei ‘salotti dell'establishment’, l'indignazione riguarda l'espressione felice di fronte a un modellino in legno e colla di un ponte crollato sotto cui sono morte 43 persone. La replica del ministro: ‘Chi usa una innocua fotografia è solo un burattino al soldo di chi finanzia certa stampa. Ho sofferto e soffro ogni giorno per Genova e per i genovesi. Dal 14 agosto lavoro incessantemente per ridare dignità ad entrambi. La prova è scritta nera su bianco nel decreto Genova". Un decreto “scritto con il cuore”, disse l’ex ministro. Ma c'è un altro virgolettato che non possiamo dimenticare, parole rilasciate sempre negli stessi giorni del 2018: "L'obiettivo non è solo quello di rifare bene e velocemente il ponte Morandi, ma di renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono giocare, possono mangiare..." - #Movimento5Stelle #portaaporta #ponteGenova #governoConte #MinistroInfrastrutture @brunovespaofficial https://www.instagram.com/p/B_hriHClTld/?igshid=i3juq1ofzwbg
toninelli che spercula salvini, alti livelli
Toninelli si concentra sulla De Micheli: «Le metterò il fiato sul collo!».
"Che poi a pensarci bene, non solo Toninelli, ma tutti i 5stelle mi ricordano quei bambini sfigati che per sembrare meno sfigati diventavano amiconi del bullo della compagnia."
Mauro Biani
È evidente quanto Matteo Salvini ci tenga ad essere considerato il ministro dell’Interno più carogna del dopoguerra. In realtà, al confronto con tanti dei suoi predecessori – Scelba, Andreotti, Tambroni, Cossiga, lo stesso Minniti, allievo di Cossiga – Salvini è appena un bulletto, la cui boria è resa ancora più grottesca dall’inefficacia. Quasi tutti i migranti che ha cercato di respingere finora sono sbarcati e rimasti in Italia. La sua Operazione Spiagge Sicure è stata un fallimento avvilente. La promessa di abolire la legge Fornero al primo Consiglio dei ministri non s’è realizzata neanche al dodicesimo. Non solo Salvini non è il ministro dell’Interno più duro del dopoguerra, ma a ben vedere non è neanche un ministro dell’Interno. È un’arma di distrazione di massa. Una Mossa Kansas City vivente. Un Cazzaro.
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Oggi la vulgata mediatica è che tutto gli giovi, tutto gli porti consenso: fallimenti, denunce, prese per il culo, figure di merda, che comunque la sua popolarità possa solo aumentare. Stronzate. Salvini è un prodotto, e come tale ha una data di scadenza. La tigre che sta cavalcando non è né fedele, né paziente. E alla fine disarciona sempre. I rais come lui hanno tutti la stessa parabola: prima il Capitale li adopera per controllare le masse. Poi li abbatte, le stesse masse che li hanno acclamati li linciano, e tornano a farsi sfruttare come prima, grate del ripristino della Democrazia. Salvini cadrà, abbattuto innanzitutto dagli sponsor che lo hanno creato, trasformando un fancazzista da telequiz nel Duce Verde. Al momento giusto basterà un’intercettazione, una casa di Montecarlo, e tutto il peso delle promesse non mantenute gli crollerà addosso, schiacciandolo.
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Toninelli! Toninelli! Toninelli!