L'immaginazione è una vera avventura. Guàrdati dall'annotarla troppo presto perché la rendi quadrata e poco adattabile al tuo quadro. Deve restare fluida come la vita stessa che è e diviene.
Italo Svevo
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L'immaginazione è una vera avventura. Guàrdati dall'annotarla troppo presto perché la rendi quadrata e poco adattabile al tuo quadro. Deve restare fluida come la vita stessa che è e diviene.
Italo Svevo
Testo di Alessandro Chiozza
Arriva sempre un momento in cui non c'è altro da fare che rischiare.
José Saramago - Cecità
Non è l’essere arrabbiati che conta, è l’essere arrabbiati per le cose giuste
Philip Roth - Ho sposato un comunista
“(…) per essere liberi bisogna avere fantasia. Bisogna allenarsi a immaginare altre vite, altri mondi, altri sentimenti, altri pensieri, altri linguaggi.”
— Björn Larsson - Bisogno di libertà (via perpassareiltempo)
Io me ne starò là, come colui che suo dannaggio sogna sulle rive del mare in cui ricomincia la vita. Solo, o quasi, sul vecchio litorale tra ruderi di antiche civiltà, Ravenna Ostia, o Bombay - e’ uguale - con Dei che si scrostano, problemi vecchi - quale la lotta di classe - che si dissolvono… Come un partigiano morto prima del maggio del ‘45, comincerò piano piano a decompormi, nella luce straziante di quel mare, poeta e cittadino dimenticato"
Pier Paolo Pasolini. 5 marzo 1922 - 2 novembre 1975
(testo di Alessandro Chiozza)
(testo di Alessandro Chiozza)
I miei quadri, finiti o no, sono le pagine del mio diario e sono validi in quanto tali. Il futuro sceglierà le pagine che preferirà. Non spetta a me di farlo. Io ho sempre operato per il presente.
Pablo Picasso
All’uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto. Martino lo sapeva perché l’aveva chiesto un po’ a tutti, e da tutti aveva avuto la stessa risposta: - Quella strada lì? Non va in nessun posto. È inutile camminarci. - E fin dove arriva? - Non arriva da nessuna parte. - Ma allora perché l’hanno fatta? - Non l’ha fatta nessuno, è sempre stata lì. - Ma nessuno è mai andato a vedere? - Sei una bella testa dura: se ti diciamo che non c’è niente da vedere… - Non potete saperlo, se non ci siete stati mai. Era così ostinato che cominciarono a chiamarlo Martino Testadura, ma lui non se la prendeva e continuava a pensare alla strada che non andava in nessun posto. Quando fu abbastanza grande da attraversare la strada senza dare la mano al nonno, una mattina si alzò per tempo, uscì dal paese e senza esitare imboccò la strada misteriosa e andò sempre avanti. (...) In paese, dove l’avevano già dato per morto, Martino Testadura fu accolto con grande sorpresa. Il cane scaricò in piazza tutti i suoi tesori, dimenò due volte la coda in segno di saluto, rimontò a cassetta e via, in una nuvola di polvere. Martino fece grandi regali a tutti, amici e nemici, e dovette raccontare cento volte la sua avventura, e ogni volta che finiva qualcuno correva a casa a prendere carretto e cavallo e si precipitava giù per la strada che non andava in nessun posto. Ma quella sera stessa tornarono uno dopo l’altro, con la faccia lunga così per il dispetto: la strada, per loro, finiva in mezzo al bosco, contro un fitto muro d’alberi, in un mare di spine. Non c’era più né cancello, né castello, né bella signora. Perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova, e il primo era stato Martino Testadura.
Gianni Rodari - La strada che non andava in nessun posto
Scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, Gianni Rodari nasce a Omegna il 23 ottobre del 1920.
Autore di moltissimi libri, specializzato in letteratura per l'infanzia, ottiene nel 1970 un prestigioso riconoscimento personale. Vince infatti, primo e per ora unico italiano, il premio Hans Christian Andersen, un premio letterario internazionale conferito ogni due anni come riconoscimento a un «contributo duraturo alla letteratura per l'infanzia e la gioventù».
Muore, dopo un intervento chirurgico, il 14 aprile del 1980.
Dopo l’incidente in pista il 15 settembre 2001 ho subito 16 operazioni e avuto sette arresti cardiaci. Sono stato in coma e non ho mai visto nessuna luce in fondo al tunnel. Quando mi sono svegliato ho cercato il lato positivo di ciò che era successo: avevo perso le gambe, ma ero vivo.
Alex Zanardi
Robert Capa nasce a Budapest il 22 ottobre del 1913. Il suo vero nome Endre Ernő Friedmann ed è considerato il prototipo del fotografo di guerra e ancora oggi è probabilmente il più noto.
Deve la sua prima notorietà a uno scatto divenuto simbolo della guerra civile spagnola, “Il miliziano colpito a morte” scattata a Cordova, della quale tuttavia si è molto dibattuto sulla autenticità ed anche, per alcuni, sulla reale paternità dello scatto.
Il resto lo ha fatto la presenza in 5 grandi conflitti bellici, l’ultimo dei quali gli sarà fatale. Il 25 maggio del 1954, durante la prima guerra d’Indocina, mette il piede su una mina nel tentativo di trovare il posto migliore per scattare le sue foto.
Restano una quantità foto simbolo, fra cui quella in cui, dopo lo sbarco alleato in Sicilia, un pastore indica al soldato americano la strada per Sperlinga.
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: - Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? - Io lo sapevo bene; eppure mi fecero pena quelle parole. Entrammo a stento. Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve, tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell'altra, empivan la stanza d'entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d'entrare in un teatro. Lo rividi con piacere quel grande camerone a terreno, con le porte delle sette classi, dove passai per tre anni quasi tutti i giorni. C'era folla, le maestre andavano e venivano. La mia maestra della prima superiore mi salutò di sulla porta della classe e mi disse: - Enrico, tu vai al piano di sopra, quest'anno; non ti vedrò nemmen più passare! - e mi guardò con tristezza.
Edmondo De Amicis - Cuore
Edmondo De Amicis nasce a Oneglia il 21 ottobre del 1846. Il suo capolavoro, Cuore, rischia di non essere mai pubblicato. L’editore (Treves di Milano), infatti, ritiene che il libro venderà pochissimo. Al contrario, Cuore avrà un successo straordinario, cogliendo in pieno lo spirito e i sentimenti del momento. Così, per un particolare accordo con De Amicis, l’editore scoprirà che le condizioni editoriali che credeva vantaggiose, lo porteranno invece a pagare a De Amicis una somma sostanziosa, in virtù della numerosità delle vendite. De Amicis muore a Bordighera l’11 marzo 1908
Me ne andavo, i pugni nelle mie tasche sfondate; anche il mio cappotto diveniva ideale; io andavo sotto il cielo, Musa! ed ero tuo fedele; oh! che amori splendidi ho sognato io! I miei soli pantaloni avevano un buco largo. - Pollicino sognatore, nella mia corsa sgranavo delle rime. L’Orsa Maggiore era il mio albergo. - Nel cielo le mie stelle un dolce fruscio facevano e le ascoltavo, seduto sul bordo delle strade, quelle miti sere settembrine in cui sentivo gocce di rugiada sulla mia fronte, come un vino robusto; in cui, rimando tra fantastiche ombre, come fossero lire, io gli elastici tiravo delle mie suole ferite, un piede vicino al cuore mio!
Arthur Rimbaud - La mia bohème (Fantasia)
«Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non serbarne che la quintessenza».
Il 20 ottobre 1854, nasce a Charleville-Mézières Arthur Rimabud, il poeta veggente.
Morirà a soli 37 anni il 10 novembre 1891.
(testo di Alessandro Chiozza)
Si è appena conclusa la finale dei 200 metri. Tommie Smith detto “The Jet”, vince come da pronostico in 19,83 secondi. Per la prima volta si scende sotto la soglia dei 20”. Al terzo posto un altro statunitense, John Carlos, che proprio sul finire cede il passo all’atleta australiano Peter Norman, al quale va la medaglia d’argento. Una volta sul podio Tommie Smith e John Carlos danno vita alla più famosa protesta dei giochi olimpici, ricordata in una delle immagini che segnano il novecento. Piedi scalzi, per ricordare la povertà degli afroamericani, i pugni alzati nei guanti neri, simbolo del black power e sul petto la spilla dell’Olympic Project for Human. Il coraggio del loro gesto segnerà la fine della loro carriera. Espulsi dal villaggio, isolati e minacciati al ritorno in patria, non potranno più partecipare ad alcuna olimpiade. Non andrà molto meglio all’unico atleta bianco presente su quel podio. Peter Norman, che durante la cerimonia indossa lo stemma dell'Olympic Project for Human Rights, non verrà inviato alle successive olimpiadi di Monaco, nonostante sia stato il più forte velocista australiano.
e-runner
Di corsa e altre storie
di Alessandro Chiozza
Ed. L’Erudita