Per gaslighting generazionale si intende la retorica dell'anziano come figura angelica, fragile e custode della saggezza; è una narrazione costruita a tavolino che cozza violentemente con la realtà dei fatti, specialmente online.
È una forma di romanticismo forzato che serve a coprire una gerontocrazia che non ha nessuna intenzione di lasciare spazio alle nuove generazioni, né nel mondo reale né in quello digitale.
Chi descrive gli anziani come "fragili e gentili" ignora che, a livello sociale e digitale, sono la categoria più aggressiva. Sono loro a detenere il potere economico, a occupare i posti decisivi e a usare i social per insultare i giovani (il famoso "ai miei tempi" o "voi non volete lavorare").
Definirsi "fragili" è diventata una strategia per rendersi intoccabili. Se un attivista risponde con durezza a un commento reazionario di un settantenne, l'attivista passa per "bullo" e l'anziano per "vittima indifesa". È un trucco retorico per evitare il confronto alla pari.
La realtà che viviamo sui social è l'esatto opposto di quella narrazione: vediamo persone che usano la loro posizione di privilegio per segnalare in massa chi lotta per i propri diritti, facendoli bannare "in due nanosecondi".
Hanno trasformato l'attivismo in una questione di "modi". Se esprimi rabbia o urgenza, vieni bannato perché "non sei gentile". La gentilezza è diventata il paravento dietro cui la gerontocrazia nasconde la propria intolleranza.
I social hanno dato in mano ai reazionari un'arma nucleare. Se un gruppo di persone che non accetta il cambiamento si mette d'accordo, può far sparire mesi di lavoro di un attivista in un pomeriggio, e le piattaforme (che vogliono solo "tranquillità" per i loro inserzionisti) assecondano sempre chi urla alla violazione delle linee guida.
È un momento di stallo totale. La piazza pubblica è diventata tossica e chiusa, e gli spazi alternativi sono spesso troppo frammentati per fare massa critica.