I nodi vengono sempre al pettine. La peggior classe politica di sempre, da destra a sinistra, è il frutto di settant'anni di scelte fatte sempre per premiare l'appartenenza invece della competenza. A tutti i livelli e in tutti i settori. Pochi Paesi al mondo hanno un sistema immobile di caste come il nostro (notai figli di notai, avvocati figli di avvocati, farmacisti, giornalisti come se il talento e le capacità passassero più con la genealogia che dalla volontà individuale, dalla formazione e dai risultati), pochi Paesi al mondo una scala sociale ingrippata nell'immobilità pressoché totale. Paghiamo lauree inutili in università gestite da famiglie, amici e amici degli amici, una spasmodica ricerca del posto fisso assicurata solo o quasi dal favore politico di turno e colore a scelta, un favore che poi va, e viene, ricambiato nella cabina elettorale, l'ipocrisia di un cattolicesimo di facciata, una religione che ha creato il sacramento della "confessione" come via d'uscita per qualsiasi cosa. Paghiamo una burocrazia bizantina, gonfiata ad arte nel corso degli anni e ossessionata da una passione incontrollata per carte, bolli, circolari, autorizzazioni. Una proliferazione legislativa abnorme che alla fine ha creato un tale ginepraio dove una cosa è spesso in contraddizione con un'altra per la gioia, forse, solo degli avvocati (la categoria più rappresentata in Parlamento dal dopoguerra a oggi a prescindere dal colore politico). E paghiamo infine una quarantennale valorizzazione dell'ignoranza elevata a virtù, dell'urlo rispetto al ragionamento, sdoganata consapevolmente prima da una certa televisione e poi, all'inseguimento del consenso di massa, da giornali, libri e via dicendo. Un tale sistema non è emendabile ormai perché diventato parte del nostro dna, struttura portante di una società familistica che fa della raccomandazione, della spinta, della conoscenza e del favore gli elementi del contratto tra cittadino e Stato. Dove il cittadino individua nello Stato il suo peggior nemico e lo Stato, nel cittadino, il suo suddito sempre pronto a fregarlo. Questa Italia di oggi non mi sento più di difenderla! sai cosa possiamo fare?Prendiamo il massimo possibile dei soldi (europei e non) e li spendiamo velocemente tutti per rendere ancor più bella l’Italia (musei, turismo, strade e treni) ... e poi quando vengono a chiederceli indietro noi non glieli diamo perché non li abbiamo!!!! Li avremo spesi proprio tutti. Allora arriverà la troica o gli asburgici che siano e faranno loro il lavoro sporco (necessario) e rivoluzionario di tagliare spese inutili, assistenzialismo, burocrazia in eccesso; sarà una rinascita, come una pianta da frutto rinvigorita dalla potatura, liberata dall’edera nell’angolo più bello e soleggiato del campo che ha solo cambiato proprietario: non credo che quelle mele cambieranno sapore. Saremo italiani a prescindere dalla bandiera: è una questione culturale che non la cambia nessuno. Un Italia politica c’è da pochi anni (160) , ma gli italiani ci sono da 2000 anni. Così ... una analisi, una soluzione